Curiosità politiche calvizzanesi: l’atto di nascita del sen. Giuseppe Mirabelli e tanti piccoli pezzi di storia che il paese ignora
Da una ricerca di Gianpaolo
Cacciapuoti, calvizzanese, appassionato di storie locali, persona dotta, colta: grazie al suo ottimo lavoro, sono aggiornatissime le pagine
Wikipedia dedicate a Calvizzano, Marano, Quarto e Pozzuoli
La storia della politica a Calvizzano, nonostante le sue dimensioni storicamente minute, si può dire abbia avuto comunque i suoi momenti di celebrità, momenti che le hanno permesso di poter essere, anche se per poco, protagonista nella storia oltre la dimensione locale. Uno dei nomi che indica uno di questi momenti, è quello del fu senatore Giuseppe Mirabelli.
Giuseppe Mirabelli, infatti, fu un eruditissimo uomo
di legge, che servì prima il Regno delle Due Sicilie e poi, quando fu
ostracizzato per le sue idee liberali, attese l’Unità d’Italia per servire il
neonato Regno. Nella sua lunga carriera, ha scalato praticamente tutta la
gerarchia giudiziaria, fino a diventare presidente della Corte di Cassazione
del Tribunale di Napoli. Da intellettuale, aiutò a creare il codice civile e
penale dell’Italia Unita, creando anche dissertazioni e manuali sull’argomento che
sono state pietre miliari della Legge italiana ancora oggi studiate (per il
loro valore storico, s’intende); ma si cimentò anche in altre materie. Tutto
questo gli valse l’elezione a Senatore del Regno, ruolo che mantenne per ben 11
legislature fino alla sua dipartita, e soprattutto gli valse il titolo
nobiliare di Conte, elevando la sua famiglia benestante borghese a famiglia
nobiliare a tutti gli effetti, in un’epoca dove il titolo nobiliare portava
lustro anche al paese natìo e in una Calvizzano che, per festeggiarlo, ancora
in vita gli dedicò la via principale del paese, che ancora oggi porta il suo
nome.
Oggi, vi voglio mostrare una chicca, una perla
documentale che riguarda questo personaggio storico.
Nel fare ricerca di informazioni storiche online, mi
sono imbattuto in un progetto del Ministero della Cultura, il Progetto
Antenati, che permette di visualizzare online scansioni dei registri anagrafici
dei comuni d’Italia. Tra questi, vi sono anche i registri del Comune di
Calvizzano, dal 1809 (anno in cui la legge borbonica di Gioacchino Murat
obbligò le neonate Universitas affrancate dai nobili che ne detenevano la
proprietà territoriale di dotarsi dei propri registri, al posto di lasciare
questo compito solo alle istituzioni ecclesiastiche) fino al 1865. Ci tengo a
far notare che questi registri sono online perché conservati all’Archivio di
Stato di Napoli.
Tra questi registri, ci sono quelli di nascita, e quindi ecco che vi presento
il certificato di nascita di Giuseppe Mirabelli. Per questioni di diritto
d’autore, posso solo mostrarvi il link: https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua215999/wWW8oB2
Diverse cose possiamo notare da questo semplice documento: innanzitutto, è scritto in italiano. Oggi è una banalità, ma due secoli fa l’italiano era la lingua parlata da dotti e nobili per comunicare tra le varie zone del paese che era diviso; e non era certo inusuale che la lingua istituzionale, invece, fosse il latino.
Quello di Giuseppe Francesco Maria Mirabelli,
questo il suo nome completo, è il diciassettesimo atto di nascita del Comune di
Calvizzano nel 1817. La dichiarazione di nascita è avvenuta dinanzi al sindaco,
Antonio D’Errico, un politico di lungo corso a Calvizzano, che ha governato a
più riprese (dal 1807 al 1808, dal 1815 al 1821 e dal 1863 al 1864). A farne la
dichiarazione è suo padre Domenico, segnato come Domenico Mirabella.
Come si può notare anche dalla firma in calce, questo non è un errore di
trascrizione: nell’analizzare i registri, si può dire che non era raro che sia
l’istituzione sia lo stesso soggetto storpiassero il proprio cognome; e
seguendo anche il lavoro fatto dall’attuale erede della famiglia Mirabelli,
Bruno Davide, si sa che il cognome originariamente era proprio Mirabella;
quindi davanti abbiamo sostanzialmente un documento che rappresenta il periodo
di mutazione del cognome, forse frutto di una sua italianizzazione, o di
una sua latinizzazione (magari il passaggio da Mirabell-a a Mirabell-i
per indicare, in genitivo latino, l’appartenenza ai Mirabella). Il nome è
preceduto da una D., indicativo di “Don”, o “Dom”, cioè “Dominus”,
padrone, indice che appunto la famiglia fosse benestante. La professione
indicata è “Dr. Fisico”, cioè medico. La specificazione “fisico” è data dal
fatto che “dottore”, oggi come allora, stava a significare innanzitutto un
dotto, un intellettuale.
La strada di residenza è un autentico mistero: i
Mirabelli risultano domiciliati “alla strada Pignone”, a noi oggi totalmente
sconosciuta. Perfino lo storico Peppe Barleri, nei suoi appunti, non la
cita. La storia calvizzanese, però, può permetterci di fare qualche ipotesi:
fino agli anni 60’, all’ingresso del paese provenendo da Mugnano vi era Villa
Mirabelli, la villa di cui era diretto erede proprio il senatore Giuseppe.
Questa villa, faceva angolo all’ingresso del paese (per capirci, era in loco
all’attuale palazzo dove si trova il Compro oro, in Via Conte Mirabelli 4), di
fronte proprio all’ingresso di Villa Vulpes-Pignatelli (ovvero la strada che
oggi porta al cimitero consortile). Considerato che la strada che oggi è
intitolata al senatore era chiamata “Strada Maggiore”, per indicarla
come principale, la strada Pignone potrebbe essere quindi quella che oggi è
chiamata Corso Italia, che prima era detta Strada comunale Mugnano-Calvizzano.
Inoltre, sempre dalla genealogia di Bruno Davide, scopriamo che i Pignone erano
una famiglia imparentata con i Mirabelli: i Pignone, infatti, si imparentarono
con i Velli, e i Velli con i Mirabelli, rendendo così i Mirabelli discendenti
diretti della famiglia Pignone e Velli, oltre che della propria. Probabilmente,
quindi, la strada è nominata a loro, e magari il terreno dove poi è sorta la
villa signorile di famiglia era proprio di proprietà dei Pignone.
La formula di rito, sebbene scritta comunque in un
italiano aulico per noi, è abbastanza chiara: nello stesso giorno della
dichiarazione di nascita, è nato nella casa del dichiarante, dove è presente
una unione legittima in matrimonio con la signora Marianna Criscio, un bambino,
che è stato anche presentato alla massima autorità. Si noti innanzitutto che il
nome della madre è preceduto dal prefisso “s.ra”, cioè “signora”: questo
titolo non era comune ai tempi, era indice di ricchezza, di provenienza agiata della
stessa Marianna Criscio, o quantomeno simboleggia il titolo benestante
acquisito. Si noti poi come si indichi che il bimbo sia stato presentato alle
autorità: era fatto obbligo di legge infatti che a nascite e morti ci fosse la
constatazione dell’istituzione, che fosse presente per certificare la cosa. Non
sappiamo se sia avvenuto con certezza, ma facciamo fede al testo.
L’attestazione, infine, è presieduta da testimoni: uno
è Stefano Polovinco, l’altro è Gennaro Mirabelli.
Stefano Polovinco è perenne testimone di tutti gli attestati di nascita, forse
ne aveva fatto mestiere (anche se di professione è indicato solo “civile”).
Questo cognome oggi è scomparso: leggendo i vari registri di nascita e morte,
ha avuto qualche figlia femmina e qualche maschio, purtroppo deceduto in tenera
età. Curioso comunque come questo cognome sia comunque estinto in tutta Italia,
probabilmente ha cambiato forma laddove è sopravvissuto. Come si può leggere,
viveva “nella strada Maggiore”, ovvero sul corso principale.
Gennaro Mirabelli (qui segnato sempre Mirabella), è il
prozio del nascituro, cioè lo zio di Domenico Mirabelli. La professione
indicata è “civile”, in realtà Gennaro Mirabelli era notaio, ma alla veneranda
età di settanta e più anni (è del 1741) probabilmente non professava più, o
semplicemente ha preferito omettere.
Sia Stefano Polovinco che Gennaro Mirabelli hanno il titolo di “Don”.
Infine, in calce, c’è la firma del sindaco, che
specifica il suo titolo di primo cittadino a fine firma, e quella del testimone
Gennaro, che si è firmato “Mirabella”. In effetti, Gennaro Mirabelli è una
delle prime generazioni ad aver visto il cambio cognome, dato che suo nonno era
ancora Mirabella.
Sopra vi è anche una sigla , “GB 9”, ma il significato
è sconosciuto; forse è un metodo di ordinamento, o è la sigla dell’impiegato
che ha compilato l’atto.
Questo è uno dei tanti, piccoli pezzi di storia, che
Calvizzano ignora. Sarebbe bello, o meglio sarebbe giusto, che invece ne avesse
memoria, che ne facesse un minimo tesoro, se non addirittura che la mettesse a
frutto: abbiamo un paese la cui via principale è dedicata a un personaggio, ed
è l’unica via d’Italia dedicata a lui. Essendo un uomo del posto, un minimo di
rappresentanza storica, oltre la toponomastica, non sarebbe sgradevole, per non
far diventare il nome una parola vuota; come quando si creano vie nuove in zone
industriali o agricole e vengono nominate a fiumi, regioni, città, in assenza
di altro per poterle semplicemente identificare, senza dargli però identità.
Gianpaolo Cacciapuoti
