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Regolarizzazione lavoratori immigrati, l’imprenditore contadino GB Ricciardiello: “vedo in giro troppi moralisti”



Sulla regolarizzazione dei lavoratori immigrati, gli urlatori della politica distolgono l’attenzione perché a loro non interessa, anzi non giova che l’opinione pubblica capisca e approfondisca l’argomento.
Tra le poche cose di cui posso presumere di avere una conoscenza appena al di sopra della sufficienza, se non altro che per esperienza diretta, è proprio sul tema dei lavoratori impiegati in agricoltura, quindi cercherò di dare il mio modesto contributo per chi vorrebbe capirci qualcosa in più, per sfatare falsi miti o vere e proprie fake sull’argomento.

La prima falsa verità sta nello “sfruttamento” da parte dei datori di lavoro.
La manodopera a basso costo ha portato tutt’altro che vantaggi alle imprese agricole, prova ne è lo stravolgimento e la crisi che tale settore sta affrontando da anni. L’abbondanza di manodopera in un paese come l’Italia dove il rispetto delle regole è una chimera, ha portato all’estinzione dell’azienda agricola a conduzione familiare che una volta era l’asse portante del settore, oggi si può puntare solo alla produzione di massa, occupando molte persone e pagandole poco,  questa non è una scelta strategica dell’agricoltore ma una imposizione del mercato e la regolarizzazione serve solo per normalizzare burocraticamente sia l’operaio che il datore di lavoro ma non c’entra nulla con la reale retribuzione che i braccianti stranieri sono i primi a non richiedere perché hanno l’esigenza di sottostare all’unica legge reale che è quella del mercato: se è disponibile manodopera a 30/35 euro a giornata, che tra l’altro per loro è più che sufficiente per garantire rimesse alle rispettive famiglie nei paesi di origine, non avrebbe senso e modo accampare richieste più congrue. Dall’altra parte i datori di lavoro non potranno mai pagare il salario legale che sfiora gli 80 euro a giornata comprensivi di contributi, altrimenti i loro prodotti sarebbero completamente fuori mercato.
Prima di fare i moralisti ricordiamoci che di questa situazione nessuno può essere escluso da ritenersi carnefice, vittima e beneficiario in uno strano turbinio di colpe e virtù… anche il più garantista d’Italia mangia volentieri e più o meno inconsapevolmente la pasta al pomodoro pagato 7 cent al Kg nelle campagne, magari accompagnato da un fresco bicchiere del miglior succo d’arancia pagate 12 cent.
Quindi la più auspicabile delle situazioni è quella dell’azienda agricola che regolarizza (sulla carta) una parte dei braccianti immigrati per non incappare in irregolarità in caso di controllo dell’ispettorato del lavoro, ma comunque mai pagando quanto riportato in busta paga. L’imprenditore agricolo si trova così nella paradossale situazione di essere l’illegale carnefice di se stesso, costretto a fornire un prodotto sempre più a basso costo. Ovviamente di questo ne paga le conseguenze la qualità… ma questo sarebbe un discorso da affrontare a parte intitolato “il nuovo analfabetismo” che è quello alimentare, dove i consumatori negli anni sono stati portati a non riconoscere minimamente qualsiasi criterio qualitativo di ciò che mangiano.

Nonostante lo possano sembrare, queste mie non sono elucubrazioni recriminative ma solo una presa d’atto della realtà a cui bisogna adeguarsi e quindi far fronte possibilmente con razionalità e conoscenza.
Insieme alle piccole aziende familiari, con l’avvento della manodopera straniera, si è praticamente estinta la categoria dei braccianti nazionali, già al lumicino da decenni e sotto certi aspetti questo è sintomo di emancipazione di una nazione, ma come dicevo uno dei dati di fatto di cui prendere atto, è che in Italia praticamente non esistono più, quindi quando sento parlare in questi giorni del perché, invece di regolarizzare 600.000 lavoratori stranieri, non si impiegano i percettori di Reddito di Cittadinanza, mi rendo conto di quanto sia vacuo e di basso livello cognitivo il dibattito in questo paese, ancorato a pregiudizi ancestrali che si annidano anche nelle classi intellettuali, dove è ancora fermo il concetto di “bracciante” legato all’etimologia del termine, cioè colui che come sola offerta  ha la forza delle sue braccia per spingere la zappa nel terreno, una sorta di mulo forte e stupido.
Ma oggi niente è più lontano dalla realtà, lo sforzo fisico in campagna non è più richiesto perché completamente soppiantato dalla meccanizzazione, tutt’altro servono competenze sempre più specifiche nella raccolta e nella trasformazione dei prodotti, competenze che… udite, udite… gli italiani non hanno più.
Per questo le associazioni agricole di categoria auspicano il ripristino dei canali dei lavoratori stagionali da Romania, Bulgaria, Polonia ecc., per questo è giusto e necessario regolarizzare i 600.000 immigrati, tutte persone che non hanno niente a che vedere con gli ultimi arrivi con i barconi ma è tutta gente che è già in Italia da anni con problemi di scadenza dei permessi di soggiorno o di altra natura, ma che comunque già da lungo tempo sono presenti nel territorio ed hanno acquisito le competenze necessarie.
Spiegare come si raccoglie una fragola o una ciliegia, ad uno stagionale straniero  non ce n’è bisogno, ad un percettore di reddito di cittadinanza è, in pratica, impossibile.
Capisco quanto questo possa apparire innaturale, ma solo se ci si affida alle scimmie urlatrici della politica sempre più lontane dal mondo reale e che trascinano verso il basso il livello del buon senso comune.

P.S. Prima che in qualche lettore possa scaturire qualche sospetto, ci tengo a precisare che quanto sopra non contiene una auto denuncia, a quella ci ha già pensato la mia coscienza qualche anno fa per cui decisi di rinunciare a qualsiasi produzione di massa che avesse richiesto manodopera remunerata.  Sono l’unico dipendente di me stesso, ho quindi rinunciato ad essere un imprenditore, tornando ad essere un contadino con il sogno di divulgare ciò che si sta perdendo di questo mondo: il legame tra ciò che mangiamo e ciò che siamo, che sotto ogni aspetto sono la stessa cosa.

Gennaro GB Ricciardiello


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