Professor Luigi Trinchillo |
Ecco
la relazione del prof. Luigi Trinchillo: derivazione del nome di Calvizzano,
qualche ipotesi storica
Due sono le ipotesi più credibili, per cercare di
stabilire la derivazione storica del nome del nostro paese, entrambe riprese da
studiosi che, a vario titolo, e per motivi differenti, si sono interessati all’argomento.
Il primo fu un illustre notaio dell’epoca barocca, nato nel nostro paese, Marco Antonio Sirleto, che, alla data
del 2 luglio 1663, annotava nella sua Platea,
un grande volume in folio scritto a mano, che “ l’edificazione di Calvizzano è
antichissima ed esso è il primo casale della fedelissima città di Napoli”, nel
quale si trovavano, nel passato, molti sepolcri riempiti di teschi, definiti “calvice”,
lì posti a seguito delle frequenti guerre e pestilenze. Ristabilitasi una certa
serenità nell’ambiente, i cittadini scampati al contagio avrebbero ripreso a
popolare il borgo, per cui, dal rimescolamento dei “teschi calvi” con gli
individui “sani” , il borgo avrebbe popolarmente tratto l’origine del nome “Calvisani” (“Calvi + sani”), poi “Carvizzano”, infine il definitivo e
attuale Calvizzano. Questa tesi fu
ripresa, sostanzialmente, dal dotto letterato ottocentesco, anch’egli nostro
concittadino, Monsignor Antonio Mirabelli, che la trasferì poeticamente nei
versi latini del suo poema intitolato “La Petreide”. Da questa tradizione
sarebbe, probabilmente, derivato anche l’antico stemma, ancora in adozione, che
mostra una testa calva rivolta di profilo al naturale.
Tale spiegazione appare, in ogni caso, più un “argumentum
a nomine” che una vera e propria ricostruzione storica scientificamente
avallata.
A confutare l’opinione che il paese possa aver
tratto il nome dall’unione di persone senza capelli con altre “sane”, è stato
il primo vero storico locale dell’epoca contemporanea: il compianto professor
Raffaele Galiero, nel suo volume del 1931 “Calvizzano,
dalle remote origini al IX anno del Littorio”. Ricordando che il nostro
territorio è situato lungo una ramificazione della via Appia, che consentiva di
raggiungere agevolmente Capua da Pozzuoli a coloro che erano diretti verso la Capitale,
il professor Galiero ipotizzava che fosse lecito supporre che taluni patrizi
romani risiedessero stabilmente in questa zona, vista l’amenità dell’aria: non
occorre allora grande fantasia per dedurre che, in una delle tante ville
aristocratiche del territorio a Nord di Napoli, si fosse stabilita una famiglia
con a capo un personaggio appartenente alla “gens Calvisia” o “Calvitia”, reso
volgarmente in “Calvitianum”. Dal nome di un nobile romano “Calvisio”, con il
suffisso derivato da una aggettivazione che, tradizionalmente, in lingua
latina, rafforzava il senso di appartenenza di un bene immobile locale,
potrebbe essere dunque derivato il titolo del territorio a cui fa capo il
nostro paese Calvizzano.