La battaglia per i trasporti a Calvizzano è giusta. Ma chi protesta nell'ombra con quale credibilità pretende di rappresentare i cittadini?
Un appello condivisibile, un problema reale e una
richiesta legittima. Peccato che a lanciarlo sia un profilo che si nasconde
dietro uno pseudonimo da fruttivendolo digitale. A Calvizzano il problema dei
collegamenti con il trasporto pubblico esiste e merita tutta l'attenzione
possibile. Se le corse delle linee EAV 919 e 949 vengono meno, lasciando
studenti, lavoratori e cittadini senza un servizio essenziale, è giusto protestare,
pretendere spiegazioni e chiedere interventi concreti.
Anzi, questa dovrebbe essere una delle battaglie
prioritarie di chi fa opposizione sul territorio: controllare, denunciare,
incalzare l'amministrazione e pretendere risposte da EAV. Perché il diritto
alla mobilità non è un favore concesso ai cittadini, ma un servizio che deve
essere garantito. E fin qui, nulla da eccepire.
Il problema, però, nasce quando si passa dal contenuto
a chi lo propone.
Nel gruppo social Sei sei di Calvizzano,
compare un appello firmato da un profilo dal nome decisamente singolare:
CaringKiwi6554. Un'identità che sembra uscita più da un generatore automatico
di nomi per frutti esotici che da una legittima iniziativa civica. Il sedicente
anonimo invita i pendolari a mobilitarsi, a lasciare commenti, a organizzare
una protesta di massa attraverso PEC ed e-mail indirizzate a EAV e Comune.
Invita tutti a uscire allo scoperto, a fare fronte comune, a non subire più.
Ma c'è una contraddizione che salta immediatamente
agli occhi: si chiede ai cittadini di metterci la faccia mentre chi lancia
l'appello preferisce tenere accuratamente nascosta la propria.
Insomma, tutti in prima linea, purché il primo a
esporsi non sia proprio chi chiama alla mobilitazione.
Sia chiaro: utilizzare uno pseudonimo sui social è
perfettamente legittimo. Nessuno è obbligato a pubblicare nome e cognome su
Facebook. Ma quando si pretende di promuovere una mobilitazione collettiva, si
invocano responsabilità istituzionali e si chiama in causa un'intera comunità,
la trasparenza diventa un elemento importante.
Chi c'è dietro questa iniziativa? Un pendolare
esasperato? Un gruppo di cittadini? Qualcuno che intende davvero costruire un
percorso di protesta? Oppure un'iniziativa estemporanea destinata a esaurirsi
dopo qualche commento e qualche condivisione?
Non lo sappiamo. E proprio questo è il punto: la
questione dei trasporti non può diventare l'ennesimo terreno per raccogliere
consensi virtuali, lanciare slogan e agitare malumori senza assumersi almeno la
responsabilità politica e civile delle proprie iniziative. Se la protesta è
seria, si costruisca un comitato, si raccolgano testimonianze verificabili, si
prepari un documento circostanziato e lo si consegni alle istituzioni. Se
l'obiettivo è ottenere risposte, si lavori per ottenerle davvero.
Calvizzano non ha bisogno di di appelli lanciati nell'anonimato, nè di proclami destinati a esaurirsi sui social. Ha bisogno di cittadini,
amministratori e oppositori capaci di metterci la faccia. La battaglia per i
trasporti è sacrosanta, ma per essere credibile comincia anche dalla
credibilità di chi la promuove. Dunque, prima di chiedere agli altri di uscire
allo scoperto, sarebbe opportuno farlo per primi.
