Dal 13 agosto, come dichiarato dal sindaco di Marano
Matteo Morra, è possibile effettuare osservazioni al nuovo Piano
Urbanistico Comunale, pubblicato lo scorso 25 luglio.
Le modalità con cui poter fare osservazioni sono:
· via
PEC all'indirizzo: protocollo@pec.comune.marano.na.it
· per
posta all'indirizzo: Comune di Marano di Napoli, Corso Umberto I - 80016
Marano (NA)
· a
mano
in plico sigillato presso l’Ufficio Protocollo, sede comunale Corso Umberto I -
80016 Marano (NA)
Per chi volesse vedere gli elaborati del PUC, sono
visibili al seguente link:
https://www.maranotrasparente.it/albo-pretorio-atti-correnti/?action=visatto&id=13294
Il Piano Urbanistico Comunale è uno strumento fondamentale
per la gestione e l’organizzazione della città, poiché permette una
organizzazione tanto degli spazi quanto dei servizi che si possono installare
sul territorio. Se oggi Marano presenta infatti un tessuto urbanistico tanto
affollato quanto disordinato, è stato proprio perché uno strumento del genere è
venuto meno ed è stato disatteso.
In risposta quindi alle condizioni attuali, questo PUC
è stato progettato in senso conservativo nel senso buono del termine,
ovvero prende coscienza di come l'espansione edilizia degli anni passati lasci
ora poco spazio a un'ulteriore espansione e, ahinoi, a una riorganizzazione (a
meno di buttare giù parchi e palazzi…).
Il PUC infatti tiene molta fede al concetto di "zero consumo di
suolo", e questa è una peculiarità per Marano, che del consumo
di suolo ne ha fatto abuso.
Il concetto non estensivo ma intensivo del PUC ha dato
quindi dei risultati molto interessanti: ottimo infatti è il recupero del
centro storico, che ha la fortuna di non essere composto da palazzi di
particolare valore e quindi permette anche un recupero in termini urbanistici
anche abbastanza flessibile, cosa che non si può fare dappertutto. Magari da
solo lo strumento urbanistico non basta, ma certo è un pilastro e il fatto che
possa essere così fa il favore di tutti.
Ma non solo: fa molto piacere vedere inserito in
progetto un Hub per il TPL, recuperando, in modo molto
intelligente, l'ex area mercatale di via Unione Sovietica. Con i giusti
accorgimenti, è un'area più che utilizzabile, specie tenendo fede al consumo di
suolo nullo.
Marano è una città che per una serie di situazioni orografiche e storiche si è
trovata esclusa da ogni progetto di TPL di massa e di viabilità a gran
scorrimento; dato che quindi è un comune che si inerpica sulle colline (unico
di tutto l'agro giuglianese) è costretto ad avere il trasporto di massa ai
confini (sia all'interno del paese, con il BRT della Gronda, sia all'esterno
con la Linea 1 e la Circumflegrea a Pianura e Quarto) e a doversi affidare al
solo mezzo su gomma, che da solo non è capace di avere il flusso di traffico
che hanno metropolitane ed affini.
Se però Marano si dota di un hub per il trasporto su gomma, e quindi tutti i
bus passassero per Marano, questa si ritroverebbe ad avere un afflusso di linee
autobus in grado quanto meno di avvicinarsi a quelle prestazioni, e soprattutto
questo ridisegnerebbe tutto il TPL in provincia, che non sarebbe più
Napoli-centrico e quindi le linee che arrivano qui non sarebbero più
progettate come linee che devono partire da Napoli (e quindi è già tanto che ci
arrivano in periferia); ma bensì sono linee che partono dalla periferia e per
questo arrivano anche a Napoli. Un cambio di paradigma fondamentale e
necessario per avere un TPL funzionante in queste zone.
Sebbene sia quindi un piano ottimo, però, c’è comunque
lo spazio per poter migliorare la progettualità, cercando di
rimanere fedeli allo “zero consumo di suolo” il più possibile.
I punti su cui si dovrebbe lavorare sono pochi ma molto fondamentali:
1. Piano
del Verde: bene, bravo, bis; ma poco verde su strada in progetto
Tra gli elaborati del PUC, c’è anche il Piano
del Verde, che appunto programma i vincoli ambientali e le
piantumazioni.
Questo è un documento importantissimo, in una zona che necessita più che mai di
una considerazione dei suoi spazi verdi e quel che ne rimane. È fattuale che la
collina di San Rocco sia stata praticamente violentata dal cemento, ma ancora
sopravvivono le aree verdi come il Bosco di Foragnano (dove gli amici di
Salandra Lovers si impegnano ogni giorno a curare e tenere pulite
l’area) e La Decina.
La mancata unione in passato di queste aree verdi al Parco dei Camaldoli
è purtroppo stata una mancanza che non ha permesso così un’adeguata tutela e
ancora oggi ne limita la cura, in nome di limiti burocratici e politici che non
rispecchiano la continuità della natura e dell’area.
Bosco della Salandra/Foragnano. Fonte
Chiara Maccari, gruppo “Salviamo il Bosco della Salandra/Foragnano” (Facebook)
Tuttavia, in questo documento importante, si può
notare come per le piantumazioni ci sia tanto di già esistente, nelle zone
urbanizzate, ma molto poco di piantumazione in progetto: le uniche nuove
piantumazioni risultano essere in via IV Novembre e via XXIV Maggio, nel centro
storico di Marano.
Una maggiore diffusione del verde piantumato in città sarebbe a nostro avviso
molto importante, quantomeno per dare vivibilità a quelle zone che oggi, a
causa della cementificazione selvaggia, non posseggono più quel verde di cui
anticamente Marano era coperta.
1. Vincoli
archeologici: manca ancora qualcosa
Come si può leggere nelle Invarianti strutturali del
Territorio, nel PUC il Bosco di Foragnano e l’Eremo di Pietraspaccata sono
entrati nei vincoli archeologici proposti. Una scelta giustissima, da
elogiare sonoramente: la storia di queste aree come detto va tutelata ed è
importantissima.
Tra i vincoli inseriti, anche quello del Castello di Monteleone, dov’è
presente un “vincolo archeologico lineare” (che segue quello che era il vecchio
tracciato della deviazione dell’Antica Consolare Campana, che da
Quarto arrivava a San Rocco e scendeva a Qualiano e Calvizzano verso Napoli).
Eremo di Pietraspaccata. Fonte Chiara
Maccari, gruppo “Salviamo il Bosco della Salandra/Foragnano” (Facebook)
Tuttavia, secondo quanto raccolto negli anni qui su
CalvizzanoWeb, potrebbe mancare qualche zona all’appello: le masserie
rimanenti nel territorio, le aree delle pendine, la zona di San Marco e di
Città Giardino, volendo anche qualche zona interna al centro antico di Marano.
Di conseguenza, va valutato il territorio su questo punto con maggiore
attenzione. L’auspicio è che le associazioni archeologiche e storiche si
faccino avanti per fare presente al Comune di tutte quelle zone che in passato
sono state reputate e riconosciute di valore archeologico pur non venendo
scavate. Marano per tanto, troppo tempo ha visto il proprio passato e tesoro
archeologico venire distrutto per l’edilizia dilagante; e ciò deve
finire, pur non scadendo in immobilismi di sorta.
Un esempio di cosa è stato ritrovato in
passato a Marano. Fonte E. Savanelli, Marano – storia, tradizioni e immagini,
pag. 44
1. Viabilità:
poca da progettare, ma molta da recuperare
Rispettando il “consumo di suolo zero”, la
viabilità proposta nel PUC è sostanzialmente quella già esistente, pochissime
sono le vie che sono state progettate ex novo. Questo ovviamente è
sensato: a meno di buttare giù edifici, una nuova viabilità è purtroppo poco
possibile.
Tuttavia, nel progetto del PUC quel che manca non è tanto la viabilità ex
novo, quanto il recupero e il miglioramento di quella esistente.
Questo limita tanto le possibilità di miglioramento della vivibilità delle zone
maranesi, considerato anche che parte di Marano rientra nella Zona Rossa del
rischio sismico e vulcanico dei Campi Flegrei.
All’appello quindi mancano ad esempio un allargamento delle cosiddette pendine,
una su tutte Via Marano-Quarto, manca il rifacimento e l’allargamento di via
Romano, che porta a Pianura, manca l’allargamento di via Recca in alcuni suoi
tratti, manca l’allargamento di via del Campo, dietro il Cimitero (che potrebbe
diventare addirittura, con le giuste premesse anche a Chiaiano, un’alternativa
a via Santa Maria a Cubito per il tratto maranese); tutti una serie di
accorgimenti di viabilità che, certo, potrebbero portare a un minimo consumo di
suolo, ma che servirebbero a rendere le strade di Marano delle strade ben più
vivibili.
1. Piste
ciclabili non pervenute
In questo PUC, se c’è una mancanza netta, è quella
delle piste ciclabili. È comprensibilissimo il motivo, dato che come
detto l’urbanistica del luogo le rende ben difficili da progettare, tuttavia un
tentativo non sarebbe male da fare, anzi, una progettualità in tal senso potrebbe
anche essere per una volta la chance di poter rendere Marano più a portata
di pedestre, non solo di auto.
2. Trasporti:
la grande chance. Non solo Hub del TPL
Come detto, è brillante l’idea di un hub per il TPL,
un’area bus, usando tra l’altro un’area già di proprietà comunale, che permetta
appunto a Marano di diventare fulcro del trasporto pubblico locale anche in
provincia. Un progetto che avevo proposto anche io, sebbene in zona differente
(nell’area PIP).
Questo PUC, tuttavia, può non fermarsi qui, e
andare oltre: si può finalmente mettere su carta l’idea di progettare dei trasporti
su fune da Marano verso altre zone.
Marano, come affermato già, è l’unico dei comuni dell’agro giuglianese che si
inerpica sulle colline, rendendo le periferie ben più isolate che in altri
posti e il trasporto pubblico certamente più difficile da soddisfare.
Nonostante però non possa auspicare ad avere trasporti di massa interni e
passanti per tutto il territorio, può interfacciarsi con i territori
pianeggianti circostanti da collegare o già collegati; e se per il lato
giuglianese c’è in ballo la cosiddetta Gronda Ovest (di cui auguriamo che
questa amministrazione dia attenzione per non rimanerne esclusa), dal lato
flegreo si può dire fortunata perché è letteralmente costeggiato dalla
ferrovia Circumflegrea, sia a Pianura che a Quarto.
Il Piano Urbanistico Comunale quindi potrebbe diventare la chiave di volta per
questi collegamenti, mettendo in progetto delle funicolari che da San Rocco
portino a Quarto e da Torre Caracciolo portino a Pianura.
Le funicolari che potrebbero essere
costruite a Marano
In questo modo, Marano passerebbe da isolata a collegata,
tra l’hub, i collegamenti verso la Gronda Ovest, la Linea 1, la Circumflegrea e
anche la ferrovia FS (che si trova a Quarto).
Infine, anche se non è una cosa che rientra nelle
osservazioni, non possiamo che auspicarci che Marano, assieme al PUC, rediga e
stili un Piano di Viabilità, che quindi gestisca la viabilità
esistente e gli spazi parcheggio esistenti ed ex novo. Un altro strumento
imprescindibile per la gestione del territorio, che speriamo venga adoperato
anche tenendo conto dei comuni circostanti, poiché Marano giocoforza si
è affermato come crocevia per la provincia, e per non soffrirne è tenuta per
prima a superare i campanilismi locali e a rendersi partecipe di un pensiero
comune, di ampio respiro, che coinvolga anche i territori confinanti.
Secondo quanto dichiarato nei giorni passati da Stefania
Fanelli, consigliera comunale per Marano La Città dei Diritti, il
Comune è in procinto di stilare l’avviso per l’incarico ai progettisti.
Ci saranno aggiornamenti, e anche nuove proposte, in linea con lo spirito di
CalvizzanoWeb, uno spazio virtuale d’informazione ma anche di proposta e
discussione.