In ricordo di due grandi esponenti culturali dei quali Marano deve andare fiera: dal botta e risposta tra il presidente dell’Archeoclub Palermo e lo scrittore Barleri su Palazzo Battagliese emerse un interessante spaccato di storia locale
Il dibattito a suon di lettere si svolse sul giornale L’attesa (era il 1997)
La missiva del prof. Carlo Palermo (deceduto recentemente): si battè molto per il restauro di Palazzo Battagliese
Spett.le redazione, nell’accingermi a leggere l’articolo di Peppe Barleri sul palazzo dell’ex sindaco di Marano, Emiddio Battagliese (1870), pregustavo di poter ricavare un ulteriore contributo per il recupero e la valorizzazione di quell’edificio di sicuro interesse architettonico e custode di una parte di storia delle nostra città per essere stato dimora di illustri personaggi, tra cui lo stesso Battagliese. Costui fu Ministro di Grazia, Giustizia e del Gran Culto, giudice dei Dazi indiretti e presidente della Gran Corte Criminale di Napoli e godette della stima di Francesco II. Il palazzo fu, tra l’altro, sede comunale dal 1844 al 1864.
Il mio entusiasmo si è però ben presto spento trasformandosi in rammarico, allorquando l’autore teorizza una sorta di “giustizia divina” per questo palazzo da abbattere, poiché macchiato dal peccato originale di essere stato costruito, in parte, su un pezzo di suolo pubblico. La vicenda non fu mai chiarita né giunse a conclusione, ma per Barleri la “mano di Dio” è già all’opera e non va fermata. Dunque, la resa dei conti starebbe per scattare per tutti gli abusivisti, e forse anche per coloro che hanno fatto dell’illegalità il loro pane quotidiano. Allora, il primo a crollare sarà il palazzo comunale, seguito a ruota dai palazzotti di tutti i “notabili” e dagli abusivi di professione. In tal caso Marano tornerebbe alle dimensioni dell’antica Balisanium. Ma no, tranquilli! Per questi, certamente, c’è l’indulgenza plenaria perpetua, così come richiesta da San Francesco nel bel dipinto conservato nel nostro convento di Santa Maria degli Angeli. Nella storia è successo che popoli invasori mettessero città a ferro e a fuoco. E’ successo che popolazioni in rivolta sfogassero la loro collera contro beni culturali, ma non si è mai sospettata la “mano di Dio”, bisogna attendere le Crociate per sentirla invocare ufficialmente, ma pare che da quell’orecchio Dio non ci sentisse affatto.
A Marano fu certo la furia contadina che, nel 1250, distrusse il castello federiciano di Monteleone, poi ricostruito per volontà di Carlo D’Angiò nel 1275. Negli anni ’70, a Vallesana, anche il castello dei principi di Sangro fu abbattuto, forse per punire universalmente don Raimondo, il principe scienziato accusato di stregoneria perché valente alchimista, ma in realtà perché massone? Nel 1990 fu la volta del Palazzo baronale (detto “spuntatore”) in cui risiedette la principessa di Marano, donna Caterina Manriquez. A costei le ruspe di “Dio” hanno forse voluto far espiare la colpa di essere stata l’amante di Filippo IV di Spagna? In questi giorni pare giunta l’ora di Palazzo Merolla, altro ex sindaco di Marano; pare che fosse talmente stimato che, non volendo intaccare la sua proprietà per sistemare la via Parrocchia (nel 1874), si preferì espropriare quella di tale Luigi Barone, che oggi si vendicherebbe dall’aldilà guidando personalmente le schiere celesti. Stessa sorte incombe sulle storiche masserie dei Salandra a Foragnano, dei Galeota e dei Dentice a San Rocco. Neppure le Chiese sfuggirebbero al “Dies irae”, se il bell’eremo del ‘500 a San Marco è stato abbattuto proditoriamente per edificare uno scatolone in cemento armato, intaccando anche la cappella ricavata da un colombaio romano. Per l’eremo di Pietraspaccata le “trombe del giudizio” hanno suonato a metà, forse perché i peccati dei suoi eremiti furono più lievi?
No se abbia a male il buon Barleri, ma è proprio sicura la sua ispirata penna che, dietro questo scempio di beni culturali, ci sia proprio la “mano di Dio” e non i soliti umanissimi, inconfessabili interessi speculativi?
La risposta dello scrittore Giuseppe Barleri, buonanima
Caro Carlo, in base al “tono” della tua lettera, devo pensare che hai letto un altro articolo e non quello pubblicato a mia firma. Non ho mai parlato di “giustizia divina” ma, incidentalmente, di “nemesi storica”, che è tutt’altra cosa. Perciò, tutto quello che hai affermato, partendo da una grossa svista, non mi riguarda né mi sfiora. Tutti, tranne te, hanno capito bene il vero significato dell’articolo, al di là dell’ironia che ispirava. E cioè che Battagliese non seppe mai spiegare come fosse entrato in possesso di un suolo che il Comune affermava essere pubblico. Tutto qui. Di Dio, della Sua vendetta, dei crociati e degli angeli, nell’articolo non si parla.Le mie storielle raccontano fatti che possono anche non piacere, ma nessuno ha il diritto di censurarle solo perché mettono in pubblico qualche vizio e qualche miseria di troppo. Infine, una precisazione: il palazzo dei principi di Sangro non fu abbattuto, ma crollò “spontaneamente” (purtroppo) per incuria, il 4 novembre 1966.