Vincenzo Di Maro, prima della poesia il giornalismo d’inchiesta: nel 1992 raccontava la questione morale a Marano

 Dall’incontro culturale di Varese al prossimo riconoscimento al Senato della Repubblica: torniamo a raccontare il percorso del poeta di origini calvizzanesi, riscoprendo una pagina della sua giovinezza, quando, da redattore di ideaCittà, partecipò a un’inchiesta che coinvolse 500 cittadini di Marano. Il risultato fu emblematico: le “elezioni morali” furono vinte dal signor Nessuno

Torniamo a parlare di Vincenzo Di Maro, poeta di origini calvizzanesi, al quale ieri abbiamo dedicato spazio sulle pagine di Calvizzanoweb in vista dell’incontro culturale “Cronache di una distrazione”, in programma oggi, sabato 17 ottobre, nella Sala Convegni di Villa Recalcati, in piazzale della Libertà a Varese. Di Maro sarà protagonista dell’appuntamento insieme a Serena Nardi e al poeta e critico letterario Sebastiano Aglieco. Un’occasione per ricordare anche un altro importante appuntamento che lo attende il prossimo 17 novembre, quando sarà premiato al Senato della Repubblica come eccellenza del suo paese d’origine, Calvizzano.

Questa volta, però, vogliamo ripercorrere una pagina meno conosciuta della sua storia personale e culturale: quella degli anni in cui, ancora giovane, Vincenzo Di Maro collaborava come redattore con il periodico ideaCittà e contribuiva, attraverso il giornalismo d’inchiesta, a raccontare la realtà sociale e politica di Marano.

Era il 1992 quando, insieme a Luigi Gallucci, anch’egli originario di Calvizzano, partecipò a un sondaggio che coinvolse 500 cittadini maranesi per individuare una figura capace di rappresentare i valori dell’onestà e della moralità. Un’inchiesta dal risultato emblematico: le «elezioni morali» furono vinte dal signor Nessuno.

Luigi Gallucci e Vincenzo Di Maro per strada a registrare le indicazioni della gente

Riproponiamo la sintesi quell’articolo storico, firmato da Di Maro, per riscoprire un capitolo significativo del suo percorso, prima dei riconoscimenti letterari, e per riportare alla memoria una stagione del giornalismo locale che seppe interrogare la coscienza di un’intera comunità.

Marano, 1992: la questione morale e una città in cerca di riscatto

Era un periodo particolarmente difficile per Marano (oggi come ieri? Marano resta comunque ancora una città da rifondare). La questione morale era diventata un’esigenza imprescindibile, in una realtà segnata da vicende amministrative controverse, infiltrazioni camorristiche e un grave dissesto finanziario.

Il Consiglio comunale era stato sciolto dal ministro dell’Interno dell’epoca, Vincenzo Scotti, per infiltrazioni della criminalità organizzata. Sullo sfondo rimaneva anche il peso di anni di gestione amministrativa che avevano lasciato la città in una situazione finanziaria estremamente critica.

In questo contesto, ideaCittà, periodico mensile di informazione locale edito dal Club Medicina e Cultura, fondato da Stefano Rinaldi e Raffaele Romano, decise di svolgere un ruolo attivo nel dibattito pubblico, andando direttamente tra la gente per verificare se esistessero segnali di rinnovamento.

Furono Luigi Gallucci e Vincenzo Di Maro, entrambi calvizzanesi e trasferitisi al Nord, a condurre l’indagine, intervistando un campione eterogeneo di 500 cittadini.

La domanda rivolta ai maranesi era diretta e impegnativa: “Esiste a Marano una persona (del presente o del passato) di indubbia moralità e di grande carisma da poter essere elevata a simbolo di una città che ha tanta voglia di rinnovamento?».

Le “elezioni morali”: vince il signor Nessuno

La risposta dei cittadini fu emblematica. Il 51,4% degli intervistati non indicò alcun nome, manifestando una profonda sfiducia nei confronti della classe politica e delle persone che, a vario titolo, avevano partecipato alla vita pubblica della città.

Il dato più significativo dell’inchiesta era proprio questo: oltre la metà dei cittadini coinvolti non riusciva a individuare una figura che incarnasse pienamente i valori dell’onestà e della moralità. Un risultato che gli autori dell’articolo sintetizzarono in una frase destinata a rimanere impressa: “Le elezioni morali le ha vinte il signor Nessuno”.

Tra le risposte raccolte emergevano considerazioni amare sulla possibilità che chiunque potesse rivelarsi inaffidabile, corrotto o facilmente corruttibile. Alcuni intervistati sostenevano che, in quell’ambiente, anche le persone oneste fossero costrette a chiudere gli occhi di fronte a situazioni difficili da contrastare.

Eppure, accanto alla sfiducia generalizzata, l’inchiesta mise in evidenza anche personalità che conservavano la stima di una parte della cittadinanza.

I nomi indicati dai cittadini

Tra le persone maggiormente apprezzate figurava Mario Cavallo, che raccolse il 7% delle preferenze (nel 2011 si candidò a sindaco: vinse le elezioni, ma  gettò la spugna dopo circa un anno dal suo insediamento sulla poltrona di Primo cittadino). Alcuni intervistati, pur esprimendo riserve sulle sue alleanze politiche, ricordavano con particolare stima la figura del padre, il dottor Antonio Cavallo.

Al terzo posto, con il 6%, si collocò don Domenico Galluccio, conosciuto da tutti come don Mimì, della parrocchia San Ludovico d’Angiò. La sua disponibilità verso gli altri, l’impegno sociale e la capacità di avvicinare i giovani rappresentavano, per molti cittadini, qualità da riconoscere e valorizzare.

Il compianto dottor Antonio Cavallo ottenne il 5% dei consensi, soprattutto per la disponibilità dimostrata nei confronti della gente, senza apparenti interessi personali o familiari.

Con il 4% furono indicati il dottor Vincenzo Iaffaioli, apprezzato per il rigore morale e la competenza, e l’avvocato Giuseppe Carandente Giarrusso, considerato da diversi intervistati una persona capace di ispirare fiducia.

L’ex sindaco Angelo Orlando raccolse il 3,8%, soprattutto tra i cittadini più anziani, che ne ricordavano l’esperienza amministrativa e la capacità di contrapporsi ai poteri locali dell’epoca. Con la stessa percentuale fu segnalato il maresciallo Ferdinando Vastano, descritto come un uomo rigoroso e inflessibile.

Con il 3% furono indicati l’ex consigliere comunale Tommaso Sarracino e il brigadiere dei carabinieri Zampetti.

Il dottor Michele Fontanella raccolse il 2,4%, grazie alla reputazione di professionalità e moralità, mentre il dottor Franco Licciardi ottenne il 2% e il professor Vincenzo Sarracino l’1,6%.

Infine, l’avvocato Benito Simonelli raggiunse l’1%, con alcuni cittadini che ne sottolinearono la fermezza e la presunta indisponibilità a scendere a compromessi.

Lo 0,4% degli intervistati indicò provocatoriamente il nome del più noto capoclan locale, una risposta che gli autori interpretarono come ulteriore testimonianza della disillusione diffusa nei confronti della politica.

Il giornalismo di un giovane Di Maro: una testimonianza che conserva la sua attualità

Rileggere oggi quell’articolo significa riscoprire una pagina significativa del percorso di Vincenzo Di Maro, precedente alla sua affermazione nel mondo della poesia.

L’esperienza nella redazione di ideaCittà lo mise a contatto con i problemi concreti del territorio, con le preoccupazioni dei cittadini e con la necessità di raccontare una realtà complessa senza rinunciare alle domande più scomode.

L’inchiesta del 1992 non era soltanto un sondaggio. Era anche un tentativo di comprendere quanto fosse profonda la crisi di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, in un momento storico nel quale la richiesta di trasparenza e di responsabilità pubblica diventava sempre più pressante.

Il fatto che oltre la metà degli intervistati non riuscisse a individuare una figura di riferimento morale rappresentava il dato centrale di quella ricerca giornalistica.

Un risultato che, a distanza di oltre trent’anni, invita ancora a riflettere sul rapporto tra etica, politica e partecipazione civile.

Oggi Vincenzo Di Maro vive e lavora in provincia di Varese, dove si è trasferito nel 2007 e dove insegna. Il suo percorso culturale lo ha portato a distinguersi nel campo della poesia, ma recuperare questa sua esperienza giovanile permette di conoscere un aspetto meno noto della sua formazione: quello di un giovane redattore che, insieme a Luigi Gallucci, cercava di comprendere e raccontare la coscienza di una comunità.

Un legame con le proprie origini che rimane parte della sua storia personale e culturale e che merita di essere ricordato.

 

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