Tonino Scala: “Con i beni confiscati si potrebbe realizzare un Piano nazionale casa”. Nel 2011 il segretario regionale di Sinistra Italiana fu promotore della proposta di allargamento a Marano del Parco delle Colline

 

Alla tavola rotonda sui beni confiscati alla criminalità organizzata, il segretario regionale di Sinistra Italiana Campania rilancia il tema del riutilizzo sociale del patrimonio sottratto ai clan. Una riflessione che si lega anche alle battaglie per la tutela e la valorizzazione del territorio di Marano

Prosegue il nostro approfondimento sulla tavola rotonda dedicata ai beni confiscati alla criminalità organizzata, svoltasi il 12 ottobre 2026 presso la Casa dei Diritti, in via Roma 5, a Marano.

Il terzo intervento che proponiamo ai nostri lettori è quello di Tonino Scala, segretario regionale di Sinistra Italiana Campania e componente della direzione nazionale del partito. Al centro del suo contributo, il valore del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata e le potenzialità del suo riutilizzo a fini sociali. Scala richiama, in particolare, la possibilità di mettere i beni confiscati al servizio di una delle emergenze più avvertite nel Paese: il diritto alla casa.

L’idea è quella di utilizzare questo patrimonio come una risorsa per le politiche abitative, contribuendo a costruire un Piano nazionale casa capace di rispondere ai bisogni di famiglie e persone in difficoltà. Un modo per ribadire che i beni sottratti alla criminalità non devono rappresentare soltanto il risultato dell’azione repressiva dello Stato, ma possono diventare strumenti concreti di giustizia sociale, inclusione e restituzione di opportunità alle comunità.

Di seguito, il video con l’intervento di Tonino Scala

Parco delle Colline di Napoli, Scala fu il promotore della proposta per l’allargamento a Marano

La presenza di Tonino Scala alla tavola rotonda offre anche l’occasione per tornare su una vicenda che riguarda da vicino il territorio maranese: la proposta di estendere il Parco metropolitano delle Colline di Napoli ad alcune aree del Comune di Marano.

Nel 2011, in un’intervista concessa al periodico L’attesa in occasione della presentazione del suo libro I Quaquaraquà, uomini di camorra, Scala, allora consigliere regionale, ripercorse le ragioni e le difficoltà della sua iniziativa legislativa. La proposta puntava a includere nel perimetro del Parco alcune aree del territorio maranese, sia sul versante Poggio Vallesana-via Pigno, per una superficie indicata all’epoca in circa 150 ettari, sia sul lato di Quarto, con altri 514 ettari comprendenti parte delle aree di Torre Caracciolo, Pietraspaccata e Castel Belvedere.

L’obiettivo era promuovere la tutela ambientale e paesaggistica di territori contigui per caratteristiche e valore naturalistico, favorendo la creazione di un corridoio ecologico in grado di collegare gli spazi verdi e rafforzare la continuità tra le aree naturali e il tessuto urbano.

Ma perché quell’iniziativa non arrivò a compimento?

Nell’intervista pubblicata da L’attesa, Scala indicò nella mancata approvazione di una delibera della Giunta comunale di Marano, necessaria per avviare l’iter previsto, l’ostacolo che impedì alla proposta di proseguire. La sua conclusione fu netta: “non c’è stata mai la volontà politica”.

Una vicenda che torna attuale ogni volta che si discute del futuro del territorio, della salvaguardia delle aree verdi e della necessità di costruire politiche capaci di coniugare ambiente, qualità della vita e interesse collettivo.

Dai beni confiscati alla valorizzazione del patrimonio naturalistico, il filo conduttore resta la possibilità di restituire alla collettività risorse e spazi che possono contribuire a costruire un futuro diverso per le comunità locali.

Visualizzazioni della settimana