| Una delle Grotte detta del Brigante nella Selva di Chiaiano (fonte foto libro "Il figlio della Selva) |
Boschi, cave, sentieri e cavità conservano ancora oggi
frammenti della storia del territorio a nord di Napoli. Tra le memorie più
suggestive c’è quella legata al brigantaggio post-unitario, tramandata
attraverso racconti popolari, testimonianze e studi locali. Una precisazione è
però necessaria: nella Selva di Chiaiano sono presenti diverse grotte e cavità
che la tradizione locale collega alla memoria dei briganti. Non si tratta,
quindi, di un’unica cavità identificabile con questo nome.
Tra i luoghi ricordati dalla memoria popolare figura
’O Monte d’ ’o Brigante, inserito nell’antico sistema di sentieri e cave della
Selva. A questa tradizione si collegano anche i racconti sul brigantaggio
post-unitario e la figura di Alfonso Cerullo, protagonista di vicende
tramandate dalle fonti locali. Il paesaggio dell’epoca era molto diverso da
quello attuale. Castagneti, campagne, cave e percorsi rurali formavano un
ambiente appartato, nel quale era possibile spostarsi lontano dalle principali
vie di comunicazione.
Il percorso del Bosco della Salandra di
Marano
Un itinerario distinto conduce invece nel Parco
Salandra di Marano.
Il percorso può iniziare da Via Marano-Pianura,
all’altezza di Via Ruocco, proprio di fronte a Via Cinque Cercole. Da qui si
entra nell’area boschiva e, seguendo i sentieri interni, si raggiunge una
Grotta dei Briganti.
| Grotta dei Briganti all'interno del Parco della Salandra |
È dunque importante non sovrapporre i due percorsi: la grotta raggiunta attraverso il Bosco della Salandra appartiene a quel territorio e costituisce una testimonianza distinta dalle diverse cavità della Selva di Chiaiano.
La vicinanza geografica tra le due aree può aver
favorito nel tempo una certa confusione, ma la memoria dei luoghi suggerisce di
mantenere separate le due realtà.
Le fonti e la memoria del territorio
La ricostruzione nasce dal confronto tra memoria
orale, testimonianze locali e pubblicazioni dedicate alla storia di Chiaiano e
Marano.
Tra i principali riferimenti figurano “Il blog di
Sasà o’ professore”; il volume del generale Giovanni Baiano, “I
figli della Selva”; il libro di Peppe Barleri “Il brigantaggio
post-unitario a nord di Napoli”; gli scritti di Carmine Cecere dedicati
agli antichi casali del Nord di Napoli; altra preziosa fonte Piscinolablog
di Salvatore Fioretto.
Sono fonti diverse per natura: alcune hanno carattere
storico, altre raccolgono racconti, testimonianze e tradizioni popolari. Il
loro confronto permette di ricostruire una parte della memoria di un territorio
profondamente trasformato nel corso del tempo.
Due percorsi, una memoria
Oggi boschi e campagne sono in gran parte circondati
dall’espansione urbana, ma i vecchi toponimi, i sentieri e le cavità continuano
a conservare tracce del passato.
La Selva di Chiaiano è legata dalla tradizione a più
grotte e cavità dei briganti; il percorso del Bosco della Salandra di Marano,
raggiungibile sia da Via Marano-Pianura attraverso Via Ruocco, si da via
Panoramica (nei pressi delle storiche Masserie Foragnano di Sotto e di Sopra) conduce
invece a una specifica Grotta dei Briganti.
Due percorsi distinti, dunque, che attraversano aree
vicine ma custodiscono ciascuna la propria memoria. Una memoria fatta di
storia, racconti e testimonianze che merita di essere conservata e tramandata.
La Grotta del Brigante e la memoria di Alfonso Cerullo
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| Grotta del Brigante: fonte foto Piscinolablog |
Nel suo racconto viene indicato in particolare Alfonso
Cerullo, originario di Marano e già appartenente alla gendarmeria borbonica,
come capo di una banda di ex soldati borbonici che operava nei casali a nord di
Napoli e che avrebbe trovato riparo proprio nella Selva di Chiaiano. Secondo la
ricostruzione riportata nel blog, la grotta costituiva un sicuro ricovero dal
quale la banda poteva muoversi nel territorio e poi farvi ritorno. La
testimonianza di Sasà ’o professore si aggiunge così alla memoria orale e alle
fonti citate da Giovanni Baiano, Peppe Barleri e Carmine Cecere, contribuendo a
mantenere vivo il ricordo di un luogo della Selva che, per generazioni di
chiaianesi, non fu soltanto una vecchia cava di tufo, ma anche un luogo avvolto
da racconti, misteri e memorie del brigantaggio.
