Salvatore Santoro, i ricordi del figlio del maestro Lino: dalla musica napoletana alle piazze dell’hinterland milanese

 

Il maestro Santoro con sua moglie Ida Longo

Dopo il nostro articolo dedicato al maestro Lino Santoro, abbiamo raccolto la testimonianza del figlio Salvatore, classe 1946, che dal 1981 vive a Rozzano, dove si trasferì dopo il terremoto del 1980. Un racconto fatto di ricordi familiari, musica, amicizie e incontri con alcuni dei protagonisti della canzone napoletana.

È Salvatore Santoro, imprenditore edile oggi in pensione, a riportarci indietro nel tempo e ad aggiungere nuovi tasselli alla storia del padre Lino, il maestro che per anni formò intere generazioni di musicisti tra Piscinola e Miano. Salvatore ricorda innanzitutto la vita familiare e le diverse abitazioni nelle quali la famiglia Santoro visse a Napoli. Prima in via Vittorio Emanuele, accanto alla storica salumeria Biancardi, poi in via Vittorio Veneto, nei pressi del cinema Selis, e successivamente anche nelle vicinanze del cinema Europa (delimitava il confine tra i due quartieri: Miano e Piscinola). La famiglia si trasferì poi a Miano, in vico Quattromani, dove Salvatore crebbe insieme ai tre fratelli, alla sorella e alla madre, Ida Longo, anche lei originaria di Piscinola.

Un’infanzia e una giovinezza trascorse respirando musica. Il padre Lino era infatti un punto di riferimento per tanti musicisti e la sua attività lo portava continuamente in giro per l’Italia. Salvatore ricorda i viaggi dal Lazio fino alla Calabria, spesso in condizioni tutt’altro che comode: il maestro si spostava con i musicisti e con le brande pieghevoli, che servivano per dormire nelle scuole, nelle palestre e negli spazi messi a disposizione nelle città dove venivano organizzati gli spettacoli. Anche Salvatore, una volta trasferitosi a Rozzano, continuò a coltivare quella passione per la musica e per gli spettacoli. Organizzò manifestazioni nelle piazze e nei teatri di Rozzano e di altri comuni della cintura milanese. Lo faceva, racconta, soprattutto per passione e non per guadagno. Nel corso degli anni riuscì a portare sul palco artisti come Tony Bruni, cantante napoletano di origini siciliane, Nino D’Angelo e Mauro Nardi. Aveva fondato anche una radio libera, altra esperienza che testimonia il suo forte legame con il mondo dello spettacolo e della musica. Nel racconto di Salvatore emerge anche il rapporto con il padre. “Mio padre era una persona autorevole, ma buona”, ricorda. E aggiunge con orgoglio: “non mi ha mai sfiorato neanche con un dito, non mi ha mai messo le mani addosso”. Una frase semplice che restituisce l’immagine di un padre autorevole, ma anche profondamente rispettato e amato dai suoi figli.

Tra i ricordi più significativi c’è quello legato al parco Ice Snei di Miano, dove abitava James Senese. Salvatore racconta che suo padre frequentava quel luogo e che, insieme a Mario Musella, prese parte alla costruzione di quella che sarebbe diventata la nota canzone “Mi sei entrata nel cuore” (Salvatore tiene a precisare che suo padre aiutò a montare il famoso brano, perché fu scritto da  Carla Vistarini e musicato da Luigi Lopez: venne registrato negli studi della RCA a Roma). Un episodio che lega ancora una volta il nome del maestro Santoro alla vivacissima stagione musicale napoletana.

Salvatore ricorda con particolare affetto anche i fratelli Carandente, componenti del gruppo I Wanted Group. Quattro fratelli suonavano insieme, due dei quali sono purtroppo scomparsi. Con uno di loro, Salvatore, il legame fu particolarmente stretto: fu infatti lui a fargli da padrino di nozze. Prima di lasciare Napoli per trasferirsi definitivamente a Rozzano, Salvatore abitò nel rione San Gaetano di Miano. Di quegli anni conserva tanti volti e tante storie. Ricorda Gerardo Perozzino, anche lui scomparso, che si distingueva per la sua bravura nel gioco del calcio, e l’avvocato Bruno Biancardi, altro personaggio rimasto nella memoria di quella comunità. Poi c’è il ricordo più doloroso, quello della scomparsa del padre. Il maestro Lino Santoro morì il 13 dicembre 1985, all’interno della Galleria Umberto I di Napoli, dove aveva il suo ufficio di impresario musicale. Fu colpito da un ictus e, nonostante i soccorsi, non ci fu nulla da fare. La storia della famiglia Santoro è anche una storia di musica tramandata da una generazione all’altra. Anche il fratello Franco, ricordato da Salvatore come un bravissimo sassofonista, è scomparso alcuni anni fa.

Attraverso le parole di Salvatore riaffiora così un mondo fatto di musicisti, sale da ballo, piazze, teatri, radio libere e interminabili viaggi. Un mondo nel quale il maestro Lino Santoro non fu soltanto un musicista e un impresario, ma soprattutto un uomo capace di lasciare una traccia profonda nella vita di chi lo conobbe.

E oggi, a distanza di tanti anni, sono proprio i ricordi dei figli, degli amici e di chi condivise quella stagione a permettere di ricostruire, tassello dopo tassello, la storia di un uomo che contribuì alla formazione musicale di intere generazioni tra Piscinola e Miano.

 


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