Dall’avvocato Oscar Pisani, ex consigliere comunale a Calvizzano, riceviamo e pubblichiamo
Il dibattito
sulla riscossione di IMU e TARI tocca corde sensibilissime, richiamando
concetti sacrosanti come l'equità sociale e il senso del dovere civico; è
indiscutibile che una comunità funzioni solo quando tutti contribuiscono in
base alle proprie capacità e che l'evasione strategica vada contrastata con
fermezza.
Tuttavia, sostenere che la soluzione risieda
nel separare nettamente "chi non può" da "chi non vuole"
pagare significa ignorare la realtà del nostro sistema tributario, nella
pratica amministrativa, questa distinzione infatti, è tutt'altro che semplice.
Il primo e
più grande ostacolo è di natura prettamente oggettiva e documentale:gli
strumenti attuali a disposizione dei Comuni, a partire dall'ISEE, offrono spesso una fotografia parziale o tardiva
della reale situazione di un nucleo familiare; una persona che ha perso il
lavoro tre mesi fa o un piccolo commerciante che sta affrontando una crisi di
liquidità devastante ma temporanea potrebbero risultare ancora "in
regola" o persino "benestanti" sulle carte dell'anno precedente.
Al contrario, situazioni di apparente
indigenza possono talvolta mascherare sacche di sommerso; in questo quadro
sinottico la burocrazia fatica a intercettare il tempismo del bisogno.
Esiste poi
un'area grigia enorme, che si colloca esattamente a metà tra l'evasione dolosa
e l'impossibilità assoluta: parliamo di contribuenti che non sono affatto
"furbi" intenzionati a truffare lo Stato, ma cittadini schiacciati da
un effetto accumulo quando le cartelle esattoriali si sommano, comprensive di
sanzioni e interessi di mora che spesso raddoppiano il debito originario, la
cifra richiesta diventa semplicemente insostenibile per un bilancio familiare
normale.
Queste persone vorrebbero pagare, ma la
rigidità dei piani di rientro proposti dagli enti locali — spesso limitati nel
numero di rate o vincolati a garanzie complesse — trasforma l'intenzione in una
rinuncia forzata.
Infine, non
va dimenticato il principio cardine dell'azione amministrativa: l'imparzialità
e la legalità dell'azione pubblica: un ufficio Tributi non è un tribunale etico
e non ha il potere discrezionale di "valutare la buona fede" del
contribuente al di fuori dei rigidi binari normativi; se una norma stabilisce
una sanzione per il mancato pagamento entro una certa data, il funzionario
pubblico ha l'obbligo di applicarla, indipendentemente dalle motivazioni umane
che stanno dietro a quel ritardo, per non incorrere nel reato di danno erariale.
In
conclusione, la solidarietà e il rigore sono due facce della stessa medaglia,
ma per applicarli equamente non servono giudizi morali sulle intenzioni dei
contribuenti, serve una riforma strutturale della fiscalità locale: procedure
di rateizzazione strutturali e accessibili a tutti senza scadenze , una reale
interoperabilità delle banche dati per stanare i veri grandi evasori in tempo
reale e, soprattutto, sanzioni che abbiano una funzione educativa e non
meramente punitiva o confiscatoria; solo riducendo la complessità del sistema
potremo davvero pretendere che ognuno faccia la propria parte.
Avv. Oscar
Pisani
