Marano si stringe a don Ciro Russo: lacrime, gratitudine e un abbraccio lungo 25 anni. San Ludovico saluta il suo parroco
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| Fonte delle due foto pubblicate gruppo social Marano Coerente |
Ieri sera, alla parrocchia San Ludovico d’Angiò, tutto questo si è ritrovato nella preghiera, nella commozione e nella gratitudine di chi ha condiviso con don Ciro Russo un lungo tratto di strada. Don Ciro, nel corso di un quarto di secolo, è diventato molto più di un parroco: è stato una presenza quotidiana, un riferimento per tante persone, un volto familiare al quale rivolgersi nei momenti di gioia e in quelli più difficili.
Ecco perché la celebrazione di ieri sera non è stata
una semplice funzione religiosa, ma la testimonianza di un legame
costruito negli anni, alimentato dalla vicinanza, dall’ascolto e dalla
condivisione.
Venticinque anni che non si possono
racchiudere in un saluto
All’inizio di settembre, sulle pagine di Calvizzanoweb, avevamo raccontato la notizia del trasferimento di don Ciro a Procida, dove dal primo novembre inizierà una nuova esperienza pastorale. Lo avevamo fatto con la consapevolezza che, dietro una decisione che rientra nella normale rotazione degli incarichi ecclesiastici, ci fosse qualcosa di profondamente diverso per la comunità maranese. Venticinque anni non sono soltanto un numero: rappresentano le persone incontrate, le famiglie accompagnate, i ragazzi diventati adulti, le mani strette, le parole pronunciate nei momenti difficili e le iniziative nate per dare alla comunità occasioni di incontro e di crescita.
Nel corso del suo ministero, don Ciro ha cercato di
fare della parrocchia una casa aperta, capace di dialogare con il territorio e
di andare oltre i confini della vita strettamente religiosa.
Tra i segni concreti di questo percorso c’è il teatro
realizzato all’interno della parrocchia, diventato nel tempo uno spazio di
aggregazione, cultura ed espressione. Un luogo nel quale incontrarsi,
condividere esperienze e offrire soprattutto ai giovani un’occasione per
sentirsi parte di una comunità.
Un’idea di parrocchia che non si limita ad accogliere
chi varca la porta della chiesa, ma che prova a raggiungere la città, a
comprenderne i bisogni e a stimolarne le energie migliori.
“Questa città va un po’ risvegliata”
Nel 2019, ai microfoni di Calvizzanoweb, don Ciro
aveva pronunciato parole che oggi, ripensando al suo percorso, assumono un
significato particolare.
“Questa città va un po’ risvegliata da un punto di
vista culturale, sportivo, religioso e politico”.
Una frase che raccontava bene il suo modo di guardare
a Marano: una città da coinvolgere, da stimolare, da aiutare a ritrovare
occasioni di partecipazione.
Cultura, sport, fede e impegno civile non come mondi
separati, ma come strumenti attraverso i quali costruire relazioni e offrire
nuove possibilità, soprattutto alle generazioni più giovani.
In questi anni, don Ciro ha cercato di tradurre quella
convinzione in iniziative concrete, mettendosi in gioco e scegliendo spesso di
intervenire anche su temi che andavano oltre la vita parrocchiale.
Tra le esperienze che meritano di essere ricordate c’è
la maratona dedicata a don Mimì Galluccio, storico e amatissimo parroco di San
Ludovico. Insieme a Vincenzo Esposito, don Ciro ha contribuito a un’iniziativa
capace di unire sport e memoria, mantenendo vivo il ricordo di un sacerdote che
aveva lasciato un segno profondo nella comunità.
Anche in questo caso, il passato non è rimasto
soltanto un ricordo da custodire. È diventato un’occasione per coinvolgere,
creare partecipazione e trasmettere alle nuove generazioni il valore di una
storia condivisa.
Una presenza nei momenti più difficili
Ci sono poi le occasioni nelle quali una comunità ha
bisogno di fermarsi, guardarsi negli occhi e trovare le parole per affrontare
il dolore.
Nell’aprile del 2023, all’Istituto Comprensivo Darmon
di Marano, durante la cerimonia per lo svelamento di una targa in memoria di
Francesco Pio, giovane ex alunno della scuola di via Vicinale Soffritto, don
Ciro pronunciò un intervento intenso, rivolto ai ragazzi, agli insegnanti e
alle famiglie.
Fu un momento nel quale la memoria si intrecciò con
l’educazione e con la responsabilità collettiva. Un’occasione per ricordare
quanto sia importante non lasciare sole le persone e quanto una comunità abbia
il dovere di interrogarsi, soprattutto quando il dolore coinvolge i più
giovani.
È anche attraverso momenti come questo che si
comprende il significato di una presenza pastorale: esserci quando c’è da
condividere una gioia, ma soprattutto quando bisogna trovare la forza di stare
accanto a chi soffre.
Don Ciro ha inoltre espresso pubblicamente le proprie
posizioni sui conflitti internazionali, sulla guerra a Gaza e sulla necessità
di una pace fondata sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone.
Interventi che hanno testimoniato la sua volontà di non separare la fede dalle
questioni che attraversano il mondo.
Il dispiacere di una comunità che avrebbe
voluto trattenerlo
La notizia della partenza aveva suscitato sorpresa e
amarezza. Nei giorni successivi si era parlato anche dell’ipotesi di una
fiaccolata per chiedere a don Ciro di restare.
Un’idea che, al di là di ogni possibile sviluppo,
raccontava un sentimento preciso: la difficoltà di immaginare la parrocchia
senza una figura presente da venticinque anni.
La celebrazione di ieri sera ha dato voce a questo
sentimento attraverso il linguaggio più semplice e autentico: la preghiera, la
gratitudine, la partecipazione.
Ringraziare il Signore per gli anni vissuti insieme
significa riconoscere che quel tempo ha avuto un valore. Significa guardarsi
indietro senza dimenticare le difficoltà, ma scegliendo di dare spazio a ciò
che è stato costruito.
E significa anche accettare che, nella vita della
Chiesa, ci siano momenti nei quali un cammino condiviso lascia il posto a una
nuova missione.
Dal primo novembre don Ciro sarà a Procida, l’isola di
Graziella, dove lo attende un nuovo capitolo del suo ministero sacerdotale.
Marano, intanto, dovrà abituarsi a una presenza diversa e a una quotidianità
che non sarà più la stessa.
Don Salvatore Melluso raccoglierà il
testimone
Ad accompagnare la comunità in questa nuova fase sarà
don Salvatore Melluso, il sacerdote chiamato a raccogliere il testimone di don
Ciro.
Per lui non si tratterà di arrivare in un luogo
sconosciuto. Don Salvatore ha già prestato servizio a San Ludovico e ora vi
farà ritorno con un’esperienza pastorale più ampia, maturata anche nelle
successive esperienze a Casavatore e nella parrocchia Giovanni Paolo II, a
piazza Ottocalli, a Napoli.
Nel novembre 2026 raggiungerà inoltre il traguardo dei
dieci anni di sacerdozio.
Un nuovo inizio, dunque, che si inserisce in una
storia già ricca di significato. A don Salvatore spetterà il compito di
conoscere e accompagnare una comunità che porta con sé un patrimonio di
esperienze, relazioni e ricordi.
Non dovrà essere la copia di chi lo ha preceduto. Ogni
sacerdote ha la propria sensibilità, il proprio stile e il proprio modo di
vivere la missione pastorale. Il compito sarà quello di aprire una nuova
pagina, custodendo quanto di buono è stato costruito e dando spazio alle
energie che la comunità saprà esprimere.
Il saluto di Calvizzanoweb: grazie, don
Ciro
Noi di Calvizzanoweb abbiamo raccontato don Ciro tante
volte. Lo abbiamo incontrato, ascoltato, intervistato. Abbiamo seguito le sue
iniziative, le sue parole, il suo rapporto con i giovani e il suo impegno per
il territorio.
Gli abbiamo dedicato decine di articoli perché abbiamo
ritenuto che la sua presenza meritasse di essere raccontata.
Oggi, davanti al momento del saluto, sentiamo che non
sarebbe sufficiente limitarci alla cronaca di un trasferimento.
Quella di don Ciro Russo a Marano è una di quelle
storie che meritano qualcosa in più, in quanto una persona può lasciare un
incarico, una città, una comunità, ma non può cancellare ciò che ha contribuito
a costruire, le relazioni che ha alimentato, le parole che ha pronunciato e i
ricordi che ha lasciato negli altri.
Ieri sera, a San Ludovico, la gratitudine ha
incontrato la commozione. E forse è proprio questo il senso più autentico di
una celebrazione di saluto: comprendere che il tempo trascorso insieme non si
perde, ma diventa parte della storia di ciascuno.
Grazie, don Ciro, per questi venticinque anni.
Grazie per aver creduto nei giovani, per aver fatto della parrocchia un luogo di incontro, per aver custodito la memoria di don Mimì Galluccio e per aver cercato di risvegliare una città che, oggi, si accorge ancora di più di quanto sia stato importante il tuo cammino. Grazie per le parole pronunciate nei momenti difficili, per le iniziative promosse e per aver ricordato che una comunità cresce quando qualcuno trova il coraggio di mettersi al servizio degli altri.
Dal primo novembre ti attende Procida. A San Ludovico,
invece, comincerà una nuova stagione.
Ma venticinque anni non si salutano con un semplice
arrivederci: si portano nel cuore. Marano perde il suo parroco, ma non la sua
storia con don Ciro. E quella storia, fatta di fede, impegno, incontri e
umanità, continuerà a vivere nella memoria di chi ha avuto la fortuna di
condividerla. Calvizzanoweb, che quella storia ha avuto l’onore di raccontare,
oggi si unisce all’abbraccio della comunità.
Buon cammino, don Ciro. E grazie di cuore.

