Marano si stringe a don Ciro Russo: lacrime, gratitudine e un abbraccio lungo 25 anni. San Ludovico saluta il suo parroco


Una Santa Messa carica di emozione, la gratitudine di un’intera comunità e il ricordo di un cammino lungo un quarto di secolo. Ieri sera la parrocchia di San Ludovico d’Angiò si è stretta attorno a don Ciro Russo per salutarlo prima del trasferimento a Procida. Una celebrazione intensa, durante la quale la comunità ha ringraziato il Signore per gli anni vissuti insieme al proprio parroco

Fonte delle due foto pubblicate gruppo social Marano Coerente
Venticinque anni alla guida di una parrocchia non sono soltanto un incarico pastorale. Sono una parte importante della storia di una comunità, fatta di persone incontrate, famiglie accompagnate, giovani cresciuti, momenti di gioia e difficoltà affrontate insieme.

Ieri sera, alla parrocchia San Ludovico d’Angiò, tutto questo si è ritrovato nella preghiera, nella commozione e nella gratitudine di chi ha condiviso con don Ciro Russo un lungo tratto di strada. Don Ciro, nel corso di un quarto di secolo, è diventato molto più di un parroco: è stato una presenza quotidiana, un riferimento per tante persone, un volto familiare al quale rivolgersi nei momenti di gioia e in quelli più difficili.

Ecco perché la celebrazione di ieri sera non è stata una semplice funzione religiosa, ma  la testimonianza di un legame costruito negli anni, alimentato dalla vicinanza, dall’ascolto e dalla condivisione.

Venticinque anni che non si possono racchiudere in un saluto

All’inizio di settembre, sulle pagine di Calvizzanoweb, avevamo raccontato la notizia del trasferimento di don Ciro a Procida, dove dal primo novembre inizierà una nuova esperienza pastorale. Lo avevamo fatto con la consapevolezza che, dietro una decisione che rientra nella normale rotazione degli incarichi ecclesiastici, ci fosse qualcosa di profondamente diverso per la comunità maranese. Venticinque anni non sono soltanto un numero: rappresentano le persone incontrate, le famiglie accompagnate, i ragazzi diventati adulti, le mani strette, le parole pronunciate nei momenti difficili e le iniziative nate per dare alla comunità occasioni di incontro e di crescita.

Nel corso del suo ministero, don Ciro ha cercato di fare della parrocchia una casa aperta, capace di dialogare con il territorio e di andare oltre i confini della vita strettamente religiosa.

Tra i segni concreti di questo percorso c’è il teatro realizzato all’interno della parrocchia, diventato nel tempo uno spazio di aggregazione, cultura ed espressione. Un luogo nel quale incontrarsi, condividere esperienze e offrire soprattutto ai giovani un’occasione per sentirsi parte di una comunità.

Un’idea di parrocchia che non si limita ad accogliere chi varca la porta della chiesa, ma che prova a raggiungere la città, a comprenderne i bisogni e a stimolarne le energie migliori.

“Questa città va un po’ risvegliata”

Nel 2019, ai microfoni di Calvizzanoweb, don Ciro aveva pronunciato parole che oggi, ripensando al suo percorso, assumono un significato particolare.

“Questa città va un po’ risvegliata da un punto di vista culturale, sportivo, religioso e politico”.

Una frase che raccontava bene il suo modo di guardare a Marano: una città da coinvolgere, da stimolare, da aiutare a ritrovare occasioni di partecipazione.

Cultura, sport, fede e impegno civile non come mondi separati, ma come strumenti attraverso i quali costruire relazioni e offrire nuove possibilità, soprattutto alle generazioni più giovani.

In questi anni, don Ciro ha cercato di tradurre quella convinzione in iniziative concrete, mettendosi in gioco e scegliendo spesso di intervenire anche su temi che andavano oltre la vita parrocchiale.

Tra le esperienze che meritano di essere ricordate c’è la maratona dedicata a don Mimì Galluccio, storico e amatissimo parroco di San Ludovico. Insieme a Vincenzo Esposito, don Ciro ha contribuito a un’iniziativa capace di unire sport e memoria, mantenendo vivo il ricordo di un sacerdote che aveva lasciato un segno profondo nella comunità.

Anche in questo caso, il passato non è rimasto soltanto un ricordo da custodire. È diventato un’occasione per coinvolgere, creare partecipazione e trasmettere alle nuove generazioni il valore di una storia condivisa.

Una presenza nei momenti più difficili

Ci sono poi le occasioni nelle quali una comunità ha bisogno di fermarsi, guardarsi negli occhi e trovare le parole per affrontare il dolore.

Nell’aprile del 2023, all’Istituto Comprensivo Darmon di Marano, durante la cerimonia per lo svelamento di una targa in memoria di Francesco Pio, giovane ex alunno della scuola di via Vicinale Soffritto, don Ciro pronunciò un intervento intenso, rivolto ai ragazzi, agli insegnanti e alle famiglie.

Fu un momento nel quale la memoria si intrecciò con l’educazione e con la responsabilità collettiva. Un’occasione per ricordare quanto sia importante non lasciare sole le persone e quanto una comunità abbia il dovere di interrogarsi, soprattutto quando il dolore coinvolge i più giovani.

È anche attraverso momenti come questo che si comprende il significato di una presenza pastorale: esserci quando c’è da condividere una gioia, ma soprattutto quando bisogna trovare la forza di stare accanto a chi soffre.

Don Ciro ha inoltre espresso pubblicamente le proprie posizioni sui conflitti internazionali, sulla guerra a Gaza e sulla necessità di una pace fondata sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Interventi che hanno testimoniato la sua volontà di non separare la fede dalle questioni che attraversano il mondo.

Il dispiacere di una comunità che avrebbe voluto trattenerlo

La notizia della partenza aveva suscitato sorpresa e amarezza. Nei giorni successivi si era parlato anche dell’ipotesi di una fiaccolata per chiedere a don Ciro di restare.

Un’idea che, al di là di ogni possibile sviluppo, raccontava un sentimento preciso: la difficoltà di immaginare la parrocchia senza una figura presente da venticinque anni.

La celebrazione di ieri sera ha dato voce a questo sentimento attraverso il linguaggio più semplice e autentico: la preghiera, la gratitudine, la partecipazione.

Ringraziare il Signore per gli anni vissuti insieme significa riconoscere che quel tempo ha avuto un valore. Significa guardarsi indietro senza dimenticare le difficoltà, ma scegliendo di dare spazio a ciò che è stato costruito.

E significa anche accettare che, nella vita della Chiesa, ci siano momenti nei quali un cammino condiviso lascia il posto a una nuova missione.

Dal primo novembre don Ciro sarà a Procida, l’isola di Graziella, dove lo attende un nuovo capitolo del suo ministero sacerdotale. Marano, intanto, dovrà abituarsi a una presenza diversa e a una quotidianità che non sarà più la stessa.

Don Salvatore Melluso raccoglierà il testimone

Ad accompagnare la comunità in questa nuova fase sarà don Salvatore Melluso, il sacerdote chiamato a raccogliere il testimone di don Ciro.

Per lui non si tratterà di arrivare in un luogo sconosciuto. Don Salvatore ha già prestato servizio a San Ludovico e ora vi farà ritorno con un’esperienza pastorale più ampia, maturata anche nelle successive esperienze a Casavatore e nella parrocchia Giovanni Paolo II, a piazza Ottocalli, a Napoli.

Nel novembre 2026 raggiungerà inoltre il traguardo dei dieci anni di sacerdozio.

Un nuovo inizio, dunque, che si inserisce in una storia già ricca di significato. A don Salvatore spetterà il compito di conoscere e accompagnare una comunità che porta con sé un patrimonio di esperienze, relazioni e ricordi.

Non dovrà essere la copia di chi lo ha preceduto. Ogni sacerdote ha la propria sensibilità, il proprio stile e il proprio modo di vivere la missione pastorale. Il compito sarà quello di aprire una nuova pagina, custodendo quanto di buono è stato costruito e dando spazio alle energie che la comunità saprà esprimere.

Il saluto di Calvizzanoweb: grazie, don Ciro

Noi di Calvizzanoweb abbiamo raccontato don Ciro tante volte. Lo abbiamo incontrato, ascoltato, intervistato. Abbiamo seguito le sue iniziative, le sue parole, il suo rapporto con i giovani e il suo impegno per il territorio.

Gli abbiamo dedicato decine di articoli perché abbiamo ritenuto che la sua presenza meritasse di essere raccontata.

Oggi, davanti al momento del saluto, sentiamo che non sarebbe sufficiente limitarci alla cronaca di un trasferimento.

Quella di don Ciro Russo a Marano è una di quelle storie che meritano qualcosa in più, in quanto una persona può lasciare un incarico, una città, una comunità, ma non può cancellare ciò che ha contribuito a costruire, le relazioni che ha alimentato, le parole che ha pronunciato e i ricordi che ha lasciato negli altri.

Ieri sera, a San Ludovico, la gratitudine ha incontrato la commozione. E forse è proprio questo il senso più autentico di una celebrazione di saluto: comprendere che il tempo trascorso insieme non si perde, ma diventa parte della storia di ciascuno.

Grazie, don Ciro, per questi venticinque anni.

Grazie per aver creduto nei giovani, per aver fatto della parrocchia un luogo di incontro, per aver custodito la memoria di don Mimì Galluccio e per aver cercato di risvegliare una città che, oggi, si accorge ancora di più di quanto sia stato importante il tuo cammino. Grazie per le parole pronunciate nei momenti difficili, per le iniziative promosse e per aver ricordato che una comunità cresce quando qualcuno trova il coraggio di mettersi al servizio degli altri.

Dal primo novembre ti attende Procida. A San Ludovico, invece, comincerà una nuova stagione.

Ma venticinque anni non si salutano con un semplice arrivederci: si portano nel cuore. Marano perde il suo parroco, ma non la sua storia con don Ciro. E quella storia, fatta di fede, impegno, incontri e umanità, continuerà a vivere nella memoria di chi ha avuto la fortuna di condividerla. Calvizzanoweb, che quella storia ha avuto l’onore di raccontare, oggi si unisce all’abbraccio della comunità.

Buon cammino, don Ciro. E grazie di cuore.

 

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