La Masseria Ferrillo e il colombario romano nella Selva di Chiaiano al confine con Marano. Un possibile itinerario storico-archeologico
![]() |
| Mappa Selva Chiaiano redatta da Gianpaolo Cacciapuoti, il link: |
Un possibile itinerario
storico-archeologico tra Via Cinque Cercole, antiche masserie, cave di tufo e
testimonianze di epoca romana.
Nella Selva di Chiaiano esiste un patrimonio storico e
archeologico che conserva le tracce delle diverse epoche che hanno
caratterizzato questo territorio.
Tra queste testimonianze compare la Masseria Ferrillo,
indicata negli studi sul patrimonio rurale di Chiaiano in Via Cinque Cercole.
La sua presenza è documentata almeno fino agli anni Duemila, quando una ricerca universitaria del 2006 ( “Le colline nord-occidentali di Napoli: l’evoluzione storica di un paesaggio urbano: dottorando architetto Agostino Di Lorenzo) ne descriveva dettagliatamente la struttura e le condizioni. La stessa documentazione consente oggi di formulare una domanda: che cosa rimane della Masseria Ferrillo? Al momento non è stata individuata una fonte pubblica recente che permetta di affermare con certezza se il nucleo storico sia ancora conservato, se ne rimangano soltanto alcuni ruderi oppure se sia stato completamente trasformato o demolito. Questa incertezza non diminuisce l’interesse del luogo. Al contrario, offre lo spunto per una ricerca sulla storia e sul patrimonio della Selva.
La Masseria Ferrillo nelle fonti
La documentazione universitaria relativa alle masserie
storiche del territorio di Chiaiano identifica esplicitamente la “Masseria
Ferrillo (via Cinque Cercole)”.
La descrizione, riferita alla situazione dei primi
anni Duemila, presenta un complesso già allora segnato dal degrado. Il nucleo
originario era costituito da un piccolo edificio rurale in tufo, ormai privo di
solai e pavimenti. Restavano visibili le mura perimetrali e una gradinata in
mattoni che conduceva al fabbricato.
Nel corso del tempo, attorno alla struttura originaria
erano stati realizzati altri volumi destinati ad abitazioni, depositi e stalle.
La masseria era inoltre collegata a un maneggio. Davanti alle stalle si trovava
un ampio piazzale in terra battuta destinato all’equitazione. La descrizione
ricorda anche un capannone utilizzato per la conservazione della biada e una
voliera con fagiani e pavoni. All’interno e nelle immediate vicinanze del
nucleo antico erano ancora riconoscibili alcuni elementi tipici della vita
rurale: un pozzo, un forno e i resti di un camino.
La tesi sottolineava inoltre come la Masseria Ferrillo
fosse inserita in un ambiente boschivo caratterizzato da castagneti cedui e da
sentieri utilizzati anche per le escursioni a cavallo. Quella descrizione
rappresenta oggi una testimonianza preziosa di un paesaggio rurale che nel
corso degli anni ha subito profonde trasformazioni.
Il Ferrillo e il paesaggio della Selva
Il termine Ferrillo non sembra riferirsi esclusivamente al fabbricato. Una testimonianza contenuta nel volume “Il figlio della selva” di Giovanni Baiano (ne parliamo in un altro articolo), pubblicato nel 2017, utilizza infatti il Ferrillo come riferimento geografico all’interno della Selva. In una descrizione del territorio viene ricordato un antico colombario scavato nel tufo, collocato “in un avvallamento tra il Ferrillo e le Cinque Cercole”.
Questa indicazione è particolarmente interessante perché mette in relazione il toponimo Ferrillo con il sistema di valloni, cave e rilievi della Selva.
Il riferimento al colombario introduce inoltre un
elemento molto più antico rispetto alle masserie e alle attività agricole che
hanno caratterizzato il territorio negli ultimi secoli.
Il colombario e i sepolcri rupestri
Il riferimento di Baiano non è isolato. Nella stessa
area di Cinque Cercole sono state documentate strutture funerarie rupestri
scavate nel tufo. Una ricognizione pubblicata nel 2022 descrive infatti un
mausoleo rupestre nel Bosco della Contessa, nell’area compresa fra Via Guantai
ad Orsolone, le cave di Chiaiano e Via Cinque Cercole.
La struttura è scavata nella parete di tufo alla base
di un profondo canalone. L’ambiente presenta un ingresso rettangolare e un vano
interno quadrangolare; sulle pareti sono presenti arcosoli e numerose nicchie.
La fonte richiama inoltre le precedenti ricognizioni
del Gruppo Archeologico Napoletano, condotte negli anni Novanta, durante le
quali erano state individuate tombe rupestri e altre evidenze archeologiche.
È importante, tuttavia, non confondere automaticamente
questo mausoleo con il colombario citato da Baiano.
Le fonti disponibili non consentono infatti di
dimostrare che si tratti dello stesso monumento. Sono invece sufficienti per
affermare che l’area di Cinque Cercole e del Bosco della Contessa conserva
testimonianze funerarie rupestri di epoca antica.
Cava Zara e il paesaggio del tufo
Un altro elemento fondamentale del possibile itinerario è Cava Zara. Le cave di tufo rappresentano una componente caratteristica del paesaggio della Selva e hanno avuto un ruolo importante nella trasformazione del territorio. La documentazione archeologica più recente conferma inoltre l’interesse storico dell’area. Il tufo è stato utilizzato nel corso dei secoli per costruzioni, abitazioni e strutture rurali, ma le pareti e i banchi tufacei hanno anche conservato ambienti e testimonianze di epoca molto più antica.
La documentazione relativa al territorio
settentrionale di Napoli evidenzia infatti la presenza di numerose
testimonianze archeologiche e la necessità di leggere queste emergenze insieme
al sistema storico dei percorsi, delle cave e delle masserie.
Un possibile itinerario
storico-archeologico
Da queste testimonianze nasce la proposta di un possibile itinerario storico-archeologico della Selva di Chiaiano. Non si tratta di un percorso ufficialmente istituito, ma di una proposta elaborata sulla base dei luoghi e delle testimonianze documentate.
1. Via Cinque Cercole
Il percorso potrebbe prendere avvio da Via Cinque
Cercole, strada direttamente collegata al settore della Selva nel quale le
fonti collocano la Masseria Ferrillo.
2. La Masseria Ferrillo
La seconda tappa sarebbe il luogo della masseria.
Proprio questa tappa rappresenta oggi il principale
elemento da verificare.
La documentazione dei primi anni Duemila descriveva
ancora il nucleo storico in tufo, le mura perimetrali, la gradinata, il pozzo,
il forno, il camino e le strutture del maneggio.
Una verifica successiva potrebbe stabilire quali di
questi elementi siano ancora presenti.
3. Il paesaggio dei canaloni
L’itinerario proseguirebbe idealmente attraverso il
paesaggio degli avvallamenti e dei canaloni della Selva. È in uno di questi
avvallamenti che Baiano colloca il colombario, indicandolo come compreso tra il
Ferrillo e le Cinque Cercole.
4. Le testimonianze funerarie rupestri
La presenza di mausolei e strutture funerarie scavate
nel tufo permetterebbe di introdurre il visitatore alla frequentazione antica
del territorio.
La Selva diventerebbe così il luogo nel quale leggere,
attraverso il paesaggio, la continuità fra la storia romana, quella rurale e
quella estrattiva.
5. Cava Zara
L’itinerario potrebbe infine comprendere l’area di
Cava Zara, importante testimonianza dell’attività estrattiva che ha modificato
profondamente il paesaggio della Selva.
La domanda ancora senza risposta
La ricerca porta quindi a una conclusione precisa.
La Masseria Ferrillo è documentata.
È documentata la sua collocazione in Via Cinque
Cercole.
È documentata la presenza, nei primi anni Duemila, di
un nucleo rurale in tufo ormai ridotto a rudere e di strutture collegate a un
maneggio.
È documentata la presenza nella Selva di Cinque
Cercole di strutture funerarie rupestri. È documentata, nella testimonianza di
Giovanni Baiano, l’esistenza di un colombario collocato in un avvallamento
indicato come compreso fra il Ferrillo e le Cinque Cercole. Non è invece ancora
documentato, attraverso una fonte pubblica recente, lo stato attuale della
Masseria Ferrillo. Ed è questo il punto che meriterebbe una nuova ricerca. Non
si può oggi affermare, senza una verifica sul posto, che la masseria sia ancora
integra. Non si può neppure affermare che sia stata completamente cancellata. La
risposta dovrà arrivare dal confronto fra la documentazione storica, la
cartografia, le immagini aeree e un’eventuale ricognizione sul terreno condotta
nel rispetto della proprietà, della sicurezza e delle norme di tutela.
Un patrimonio che merita di essere
riscoperto
La vicenda della Masseria Ferrillo mostra quanto sia
ancora ricco il patrimonio della Selva di Chiaiano. In uno stesso paesaggio
convivono la memoria delle masserie agricole, le antiche cave di tufo, i
sentieri rurali e le testimonianze archeologiche di epoca romana. Il possibile
collegamento fra Ferrillo, Cinque Cercole e il colombario non deve quindi
essere presentato come una scoperta già definitivamente dimostrata, ma come una
pista di ricerca fondata su testimonianze e documenti che meritano di essere
messi a confronto.
Un eventuale itinerario storico-archeologico potrebbe
partire proprio da questa domanda: Che cosa è rimasto della Masseria Ferrillo? La
risposta potrebbe permettere di recuperare non soltanto la memoria di un’antica
masseria, ma una parte del paesaggio storico della Selva di Chiaiano.
Una proposta basata sulla documentazione
L’itinerario qui proposto nasce esclusivamente dalle
testimonianze e dalla documentazione storica, archeologica e bibliografica
reperita sul territorio.
La presenza attuale dei singoli siti descritti, e in
particolare della Masseria Ferrillo, del colombario e delle altre strutture
archeologiche, dovrà essere eventualmente verificata attraverso le competenti
autorità e mediante gli opportuni sopralluoghi tecnici. L’articolo, pertanto,
non intende certificare l’attuale esistenza, accessibilità o stato di
conservazione dei luoghi, ma ricostruire, sulla base delle fonti disponibili,
un possibile itinerario storico-archeologico nella Selva di Chiaiano. L’eventuale
verifica sul campo, così come l’individuazione di percorsi accessibili e
sicuri, non rientra nelle competenze di una testata giornalistica, ma dovrà
essere affidata agli enti e ai soggetti istituzionalmente preposti alla tutela,
alla valorizzazione e alla sicurezza del patrimonio. L’obiettivo dell’articolo
è quindi segnalare un patrimonio documentato e proporre una riflessione sulla
possibilità di restituirlo alla conoscenza del territorio, lasciando alle
autorità competenti ogni verifica sull’effettiva sopravvivenza e sulle condizioni
attuali dei siti.
Un’ulteriore precisazione riguarda l’accessibilità dei
luoghi. Tutti i siti e le aree richiamati nella proposta di itinerario ricadono
in proprietà private. L’eventuale sopralluogo o accesso alla Masseria Ferrillo,
alle cave, ai canaloni, alle strutture rupestri e alle altre aree descritte
potrà quindi avvenire esclusivamente previo assenso dei proprietari o dei
soggetti aventi titolo, nel rispetto delle eventuali prescrizioni delle
autorità competenti e delle necessarie condizioni di sicurezza. L’articolo non
intende in alcun modo suggerire o incoraggiare l’accesso autonomo a proprietà
private o a luoghi non liberamente accessibili.
⸻
Fonti e riferimenti
● Giovanni
Baiano, Il figlio della selva, 2017.
● Tesi di dottorato – Università degli Studi di Napoli Federico II, studio storico e territoriale delle masserie e della Selva di Chiaiano, con riferimento alla Masseria Ferrillo in Via Cinque Cercole.
● Gruppo Archeologico Napoletano, ricognizioni archeologiche nella Selva di Chiaiano negli anni Novanta.
● Serena
Russo e altri, studi sul territorio settentrionale di Napoli e sulle evidenze
storico-archeologiche della zona di Chiaiano.
● Calvizzanoweb e Dintorni, “Nel bosco
della Contessa c’è una miniera archeologica”, 2 ottobre 2022, relativo alle
evidenze rupestri e funerarie della Selva.
● Comune
di Napoli, documentazione urbanistica e storico-archeologica relativa alla
Selva di Chiaiano.
● Soprintendenza
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, documentazione
relativa a Cava Zara e alla tutela archeologica dell’area.
