La Masseria Ferrillo e il colombario romano nella Selva di Chiaiano al confine con Marano. Un possibile itinerario storico-archeologico

 

Mappa Selva Chiaiano redatta da Gianpaolo Cacciapuoti, il link: 
https://www.google.com/maps/d/u/0/view?mid=1vBhszov_hxtF5SYGSfFOplFQ7-ypbbg&ll=40.88403781797311%2C14.195737000091544&z=15

Un possibile itinerario storico-archeologico tra Via Cinque Cercole, antiche masserie, cave di tufo e testimonianze di epoca romana. Tutti i luoghi indicati nell’itinerario ricadono in aree di proprietà privata: ogni eventuale accesso o sopralluogo è pertanto subordinato al preventivo assenso dei proprietari e al rispetto delle norme di tutela e sicurezza

Nella Selva di Chiaiano esiste un patrimonio storico e archeologico che conserva le tracce delle diverse epoche che hanno caratterizzato questo territorio.

Tra queste testimonianze compare la Masseria Ferrillo, indicata negli studi sul patrimonio rurale di Chiaiano in Via Cinque Cercole.

La sua presenza è documentata almeno fino agli anni Duemila, quando una ricerca universitaria del 2006 ( “Le colline nord-occidentali di Napoli: l’evoluzione storica di un paesaggio urbano: dottorando architetto Agostino Di Lorenzo) ne descriveva dettagliatamente la struttura e le condizioni. La stessa documentazione consente oggi di formulare una domanda: che cosa rimane della Masseria Ferrillo? Al momento non è stata individuata una fonte pubblica recente che permetta di affermare con certezza se il nucleo storico sia ancora conservato, se ne rimangano soltanto alcuni ruderi oppure se sia stato completamente trasformato o demolito. Questa incertezza non diminuisce l’interesse del luogo. Al contrario, offre lo spunto per una ricerca sulla storia e sul patrimonio della Selva.

La Masseria Ferrillo nelle fonti

La documentazione universitaria relativa alle masserie storiche del territorio di Chiaiano identifica esplicitamente la “Masseria Ferrillo (via Cinque Cercole)”.

La descrizione, riferita alla situazione dei primi anni Duemila, presenta un complesso già allora segnato dal degrado. Il nucleo originario era costituito da un piccolo edificio rurale in tufo, ormai privo di solai e pavimenti. Restavano visibili le mura perimetrali e una gradinata in mattoni che conduceva al fabbricato.

Nel corso del tempo, attorno alla struttura originaria erano stati realizzati altri volumi destinati ad abitazioni, depositi e stalle. La masseria era inoltre collegata a un maneggio. Davanti alle stalle si trovava un ampio piazzale in terra battuta destinato all’equitazione. La descrizione ricorda anche un capannone utilizzato per la conservazione della biada e una voliera con fagiani e pavoni. All’interno e nelle immediate vicinanze del nucleo antico erano ancora riconoscibili alcuni elementi tipici della vita rurale: un pozzo, un forno e i resti di un camino.

La tesi sottolineava inoltre come la Masseria Ferrillo fosse inserita in un ambiente boschivo caratterizzato da castagneti cedui e da sentieri utilizzati anche per le escursioni a cavallo. Quella descrizione rappresenta oggi una testimonianza preziosa di un paesaggio rurale che nel corso degli anni ha subito profonde trasformazioni.

Il Ferrillo e il paesaggio della Selva

Il termine Ferrillo non sembra riferirsi esclusivamente al fabbricato. Una testimonianza contenuta nel volume “Il figlio della selva” di Giovanni Baiano (ne parliamo in un altro articolo), pubblicato nel 2017, utilizza infatti il Ferrillo come riferimento geografico all’interno della Selva. In una descrizione del territorio viene ricordato un antico colombario scavato nel tufo, collocato “in un avvallamento tra il Ferrillo e le Cinque Cercole”.


Questa indicazione è particolarmente interessante perché mette in relazione il toponimo Ferrillo con il sistema di valloni, cave e rilievi della Selva.

Il riferimento al colombario introduce inoltre un elemento molto più antico rispetto alle masserie e alle attività agricole che hanno caratterizzato il territorio negli ultimi secoli.

Il colombario e i sepolcri rupestri

Il riferimento di Baiano non è isolato. Nella stessa area di Cinque Cercole sono state documentate strutture funerarie rupestri scavate nel tufo. Una ricognizione pubblicata nel 2022 descrive infatti un mausoleo rupestre nel Bosco della Contessa, nell’area compresa fra Via Guantai ad Orsolone, le cave di Chiaiano e Via Cinque Cercole.

La struttura è scavata nella parete di tufo alla base di un profondo canalone. L’ambiente presenta un ingresso rettangolare e un vano interno quadrangolare; sulle pareti sono presenti arcosoli e numerose nicchie.

La fonte richiama inoltre le precedenti ricognizioni del Gruppo Archeologico Napoletano, condotte negli anni Novanta, durante le quali erano state individuate tombe rupestri e altre evidenze archeologiche.

È importante, tuttavia, non confondere automaticamente questo mausoleo con il colombario citato da Baiano.

Le fonti disponibili non consentono infatti di dimostrare che si tratti dello stesso monumento. Sono invece sufficienti per affermare che l’area di Cinque Cercole e del Bosco della Contessa conserva testimonianze funerarie rupestri di epoca antica.

Cava Zara e il paesaggio del tufo

Un altro elemento fondamentale del possibile itinerario è Cava Zara. Le cave di tufo rappresentano una componente caratteristica del paesaggio della Selva e hanno avuto un ruolo importante nella trasformazione del territorio. La documentazione archeologica più recente conferma inoltre l’interesse storico dell’area. Il tufo è stato utilizzato nel corso dei secoli per costruzioni, abitazioni e strutture rurali, ma le pareti e i banchi tufacei hanno anche conservato ambienti e testimonianze di epoca molto più antica.

La documentazione relativa al territorio settentrionale di Napoli evidenzia infatti la presenza di numerose testimonianze archeologiche e la necessità di leggere queste emergenze insieme al sistema storico dei percorsi, delle cave e delle masserie.

Un possibile itinerario storico-archeologico

Da queste testimonianze nasce la proposta di un possibile itinerario storico-archeologico della Selva di Chiaiano. Non si tratta di un percorso ufficialmente istituito, ma di una proposta elaborata sulla base dei luoghi e delle testimonianze documentate.

1. Via Cinque Cercole

Il percorso potrebbe prendere avvio da Via Cinque Cercole, strada direttamente collegata al settore della Selva nel quale le fonti collocano la Masseria Ferrillo.

2. La Masseria Ferrillo

La seconda tappa sarebbe il luogo della masseria.

Proprio questa tappa rappresenta oggi il principale elemento da verificare.

La documentazione dei primi anni Duemila descriveva ancora il nucleo storico in tufo, le mura perimetrali, la gradinata, il pozzo, il forno, il camino e le strutture del maneggio.

Una verifica successiva potrebbe stabilire quali di questi elementi siano ancora presenti.

3. Il paesaggio dei canaloni

L’itinerario proseguirebbe idealmente attraverso il paesaggio degli avvallamenti e dei canaloni della Selva. È in uno di questi avvallamenti che Baiano colloca il colombario, indicandolo come compreso tra il Ferrillo e le Cinque Cercole.

4. Le testimonianze funerarie rupestri

La presenza di mausolei e strutture funerarie scavate nel tufo permetterebbe di introdurre il visitatore alla frequentazione antica del territorio.

La Selva diventerebbe così il luogo nel quale leggere, attraverso il paesaggio, la continuità fra la storia romana, quella rurale e quella estrattiva.

5. Cava Zara

L’itinerario potrebbe infine comprendere l’area di Cava Zara, importante testimonianza dell’attività estrattiva che ha modificato profondamente il paesaggio della Selva.

La domanda ancora senza risposta

La ricerca porta quindi a una conclusione precisa.

La Masseria Ferrillo è documentata.

È documentata la sua collocazione in Via Cinque Cercole.

È documentata la presenza, nei primi anni Duemila, di un nucleo rurale in tufo ormai ridotto a rudere e di strutture collegate a un maneggio.

È documentata la presenza nella Selva di Cinque Cercole di strutture funerarie rupestri. È documentata, nella testimonianza di Giovanni Baiano, l’esistenza di un colombario collocato in un avvallamento indicato come compreso fra il Ferrillo e le Cinque Cercole. Non è invece ancora documentato, attraverso una fonte pubblica recente, lo stato attuale della Masseria Ferrillo. Ed è questo il punto che meriterebbe una nuova ricerca. Non si può oggi affermare, senza una verifica sul posto, che la masseria sia ancora integra. Non si può neppure affermare che sia stata completamente cancellata. La risposta dovrà arrivare dal confronto fra la documentazione storica, la cartografia, le immagini aeree e un’eventuale ricognizione sul terreno condotta nel rispetto della proprietà, della sicurezza e delle norme di tutela.

Un patrimonio che merita di essere riscoperto

La vicenda della Masseria Ferrillo mostra quanto sia ancora ricco il patrimonio della Selva di Chiaiano. In uno stesso paesaggio convivono la memoria delle masserie agricole, le antiche cave di tufo, i sentieri rurali e le testimonianze archeologiche di epoca romana. Il possibile collegamento fra Ferrillo, Cinque Cercole e il colombario non deve quindi essere presentato come una scoperta già definitivamente dimostrata, ma come una pista di ricerca fondata su testimonianze e documenti che meritano di essere messi a confronto.

Un eventuale itinerario storico-archeologico potrebbe partire proprio da questa domanda: Che cosa è rimasto della Masseria Ferrillo? La risposta potrebbe permettere di recuperare non soltanto la memoria di un’antica masseria, ma una parte del paesaggio storico della Selva di Chiaiano.

Una proposta basata sulla documentazione

L’itinerario qui proposto nasce esclusivamente dalle testimonianze e dalla documentazione storica, archeologica e bibliografica reperita sul territorio.

La presenza attuale dei singoli siti descritti, e in particolare della Masseria Ferrillo, del colombario e delle altre strutture archeologiche, dovrà essere eventualmente verificata attraverso le competenti autorità e mediante gli opportuni sopralluoghi tecnici. L’articolo, pertanto, non intende certificare l’attuale esistenza, accessibilità o stato di conservazione dei luoghi, ma ricostruire, sulla base delle fonti disponibili, un possibile itinerario storico-archeologico nella Selva di Chiaiano. L’eventuale verifica sul campo, così come l’individuazione di percorsi accessibili e sicuri, non rientra nelle competenze di una testata giornalistica, ma dovrà essere affidata agli enti e ai soggetti istituzionalmente preposti alla tutela, alla valorizzazione e alla sicurezza del patrimonio. L’obiettivo dell’articolo è quindi segnalare un patrimonio documentato e proporre una riflessione sulla possibilità di restituirlo alla conoscenza del territorio, lasciando alle autorità competenti ogni verifica sull’effettiva sopravvivenza e sulle condizioni attuali dei siti.

Un’ulteriore precisazione riguarda l’accessibilità dei luoghi. Tutti i siti e le aree richiamati nella proposta di itinerario ricadono in proprietà private. L’eventuale sopralluogo o accesso alla Masseria Ferrillo, alle cave, ai canaloni, alle strutture rupestri e alle altre aree descritte potrà quindi avvenire esclusivamente previo assenso dei proprietari o dei soggetti aventi titolo, nel rispetto delle eventuali prescrizioni delle autorità competenti e delle necessarie condizioni di sicurezza. L’articolo non intende in alcun modo suggerire o incoraggiare l’accesso autonomo a proprietà private o a luoghi non liberamente accessibili.

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Fonti e riferimenti

● Giovanni Baiano, Il figlio della selva, 2017.

● Tesi di dottorato – Università degli Studi di Napoli Federico II, studio storico e territoriale delle masserie e della Selva di Chiaiano, con riferimento alla Masseria Ferrillo in Via Cinque Cercole.

● Gruppo Archeologico Napoletano, ricognizioni archeologiche nella Selva di Chiaiano negli anni Novanta.

● Serena Russo e altri, studi sul territorio settentrionale di Napoli e sulle evidenze storico-archeologiche della zona di Chiaiano.

●  Calvizzanoweb e Dintorni, “Nel bosco della Contessa c’è una miniera archeologica”, 2 ottobre 2022, relativo alle evidenze rupestri e funerarie della Selva.

● Comune di Napoli, documentazione urbanistica e storico-archeologica relativa alla Selva di Chiaiano.

● Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, documentazione relativa a Cava Zara e alla tutela archeologica dell’area.



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