Il Mausoleo rupestre di Cinque Cercole (al confine con Marano): una testimonianza romana nascosta nei Camaldoli

 

Nel territorio dei Camaldoli, in località Cinque Cercole, si conserva una suggestiva testimonianza dell’epoca romana: un mausoleo rupestre scavato direttamente nella parete di tufo di una collina, alla base di un profondo canalone. L’antico sepolcro presenta un ingresso rettangolare che conduce a un ambiente interno di forma quadrangolare. Sulle pareti sono visibili tre arcosoli, destinati probabilmente ad accogliere le deposizioni funerarie, affiancati da numerose nicchie rettangolari disposte secondo una precisa organizzazione. La parete di fondo presenta quattro nicchie distribuite su due file verticali, mentre sulle pareti laterali si trovano altre sei nicchie per ciascun lato. Ulteriori quattro nicchie, anch’esse rettangolari, sono collocate ai lati dell’ingresso.

All’entrata sono ancora riconoscibili due gradini di accesso, mentre lungo le tre pareti interne corre una banchina caratterizzata da dimensioni e livelli differenti. Il pavimento originario, invece, risulta oggi ricoperto da uno spesso strato di detriti di varia natura. Nonostante l’interesse archeologico della struttura, all’interno e all’esterno del mausoleo non sono stati rinvenuti reperti, rendendo ancora più difficile ricostruirne con precisione la storia e la funzione. Il monumento è comunque ascrivibile all’epoca romana e rappresenta una preziosa testimonianza della presenza e delle pratiche funerarie antiche nel territorio napoletano. La documentazione e la conoscenza di questo sito si inseriscono nel prezioso lavoro di ricerca e valorizzazione svolto dal Gruppo Archeologico Napoletano, impegnato nella riscoperta e nella divulgazione del patrimonio archeologico del territorio. Nascosto nel paesaggio dei Camaldoli, il mausoleo di Cinque Cercole è uno di quei luoghi archeologici poco conosciuti che raccontano, attraverso la pietra e il tufo, una parte antica e ancora misteriosa della storia di Napoli.

Foto: Salvatore Mattozzi. Fonte: Gruppo Archeologico Napoletano

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