Il plauso della redazione di Calvizzanoweb al nostro opinionista Giuseppe Cerullo, che con impegno, competenza e passione continua a distinguersi nel suo percorso professionale, portando avanti una riflessione preziosa sul futuro della professione infermieristica e della sanità territoriale
Nel mio precedente racconto autobiografico
avevo condiviso la decisione di mettermi alla prova con il test di ammissione
alla laurea magistrale in Scienze infermieristiche specialistiche nelle cure
primarie e infermieristica di famiglia e comunità dell'Università di Pisa. Oggi
posso aggiungere l'esito: ho superato la selezione, classificandomi al primo
posto per l'anno accademico 2026/2027. Questa notizia offre l'occasione per
approfondire il percorso che ho scelto di intraprendere e, soprattutto, la
figura professionale alla cui formazione è dedicato: un profilo che si
inserisce nell'evoluzione dell'assistenza territoriale e che, nella sua
configurazione specialistica, è ancora in fase di sviluppo. La formazione si
concentra sulla presa in carico delle persone con patologie croniche, fragilità
e bisogni assistenziali complessi, con particolare attenzione alla continuità
delle cure e all'integrazione tra servizi sanitari, famiglie e comunità. Il
piano di studi affronta la gestione dei trattamenti farmacologici e del dolore,
le cure palliative, l'educazione terapeutica e la promozione della salute. A
queste competenze si affiancano la telemedicina, la ricerca applicata, la
qualità delle cure e lo studio dei modelli organizzativi e gestionali dei
servizi territoriali. Il corso si sviluppa in due anni e comprende 30 crediti
formativi di tirocinio, oltre agli insegnamenti teorici, alle attività
laboratoriali e alla prova finale. L'obiettivo è formare professionisti in
grado di coniugare competenze clinico-assistenziali avanzate e capacità di
leggere i bisogni di salute in una prospettiva più ampia, che comprenda la
persona, il contesto familiare e la comunità di riferimento. I possibili ambiti
professionali includono l'assistenza avanzata nelle cure primarie, il coordinamento
dei percorsi assistenziali integrati, l'educazione alla salute, la formazione
degli operatori e la partecipazione ad attività di ricerca e innovazione
organizzativa. La formazione, tuttavia, è soltanto una parte della questione.
Perché una nuova figura specialistica trovi una collocazione concreta, occorre
che le competenze acquisite siano riconosciute e valorizzate attraverso ruoli,
responsabilità e modelli organizzativi coerenti. È una sfida che riguarda non
soltanto la crescita della professione infermieristica, ma anche la capacità
del Servizio sanitario di rispondere ai bisogni di una popolazione in cui
cronicità e fragilità richiedono interventi continuativi e sempre più
integrati. È in questo scenario che si colloca il percorso che ho scelto di
intraprendere: non soltanto un nuovo traguardo formativo personale, ma
un'occasione per interrogarsi su come stia cambiando il ruolo dell'infermiere e
su quale spazio possa assumere nelle cure primarie del futuro.
Giuseppe Cerullo
