Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo
Il campo largo ha un rigore a porta vuota.
Carburanti oltre i due euro, salari reali ancora inferiori ai livelli
precedenti alla pandemia, il costo delle abitazioni sempre più distante dalle
possibilità di una famiglia, un ceto medio che fatica a conservare il proprio
tenore di vita. Non sono problemi che richiedano particolari capacità di
persuasione. Esistono, si vedono e vengono percepiti quotidianamente da una
parte consistente degli italiani. Eppure l'opposizione rischia di commettere un
errore piuttosto singolare: discutere più di chi debba calciare il rigore che
della porta verso cui indirizzarlo. Il problema non è che nel campo largo
esistano sensibilità differenti sulla politica estera. Sarebbe persino
naturale. Ucraina e Gaza sono questioni complesse, sulle quali possono esistere
valutazioni diverse senza che questo renda necessariamente impossibile la
costruzione di un'alternativa di governo. Il problema nasce quando proprio
quelle differenze diventano il principale strumento attraverso cui le forze di
opposizione cercano di distinguersi le une dalle altre. Perché esistono temi
sui quali la distanza è fisiologica e altri sui quali, invece, sarebbe
ragionevole cercare una sintesi. Salari, casa, sanità, fisco, costo della vita,
servizi pubblici: sono questi i terreni sui quali una coalizione dovrebbe
essere capace di spiegare agli elettori non soltanto ciò contro cui è
contraria, ma ciò che intende fare. La politica estera, naturalmente, non è
irrilevante. Ma l'Italia non è una superpotenza e una modifica radicale della
sua posizione su Kyiv o su Gaza non sarebbe sufficiente, da sola, a modificare
l'esito di quei conflitti. Modificherebbe invece il nostro posizionamento
internazionale. E cambiare posizione internazionale non è un esercizio
retorico. Significa assumersi costi e rischi nella speranza di ottenere
vantaggi che devono essere valutati nell'interesse del Paese, non semplicemente
in funzione della necessità di distinguersi dai propri potenziali alleati. Del
resto, è difficile spiegare a chi paga più di due euro per un litro di benzina
che la sua condizione cambierà perché l'Italia avrà assunto una posizione
diversa su Gaza. Così come è difficile convincere una famiglia che cerca casa
che il problema dell'affitto sarà risolto modificando la collocazione
geopolitica del Paese. Non perché la politica estera non conti. Ma perché la
politica, prima ancora di stabilire quale debba essere il posto dell'Italia nel
mondo, dovrebbe essere capace di spiegare come intende migliorare la vita degli
italiani. Una coalizione di governo può avere idee diverse sul mondo. Quello
che non può permettersi è avere idee diverse su quale Paese vuole costruire. Ed
è qui che il paradosso diventa evidente. L'opposizione rischia di trascorrere
il proprio tempo dimostrando agli elettori quanto siano differenti le forze che
la compongono, mentre il governo può limitarsi a presentarsi come l'unico
soggetto dotato di una linea riconoscibile. Non è necessario che il campo largo
abbia la stessa idea del mondo. È necessario che abbia una ragione per
governare insieme. Perché quando si ha un rigore a porta vuota, il problema non
è stabilire chi abbia il diritto di calciarlo. È decidere se si vuole segnare.
Giuseppe Cerullo
