Calvizzano. Pirozzi, Ferrillo e quella “sindrome”: ma allora era proprio lui il giovane su cui puntare?
C’è un passaggio della vicenda
politica calvizzanese che, alla luce dello scontro nel consiglio comunale del
28 settembre scorso tra Giacomo Pirozzi e Francesco Ferrillo, merita di essere
ricordato. Il 24 novembre 2025, attraverso una diretta Facebook, e il giorno
successivo in Consiglio comunale, Pirozzi annunciò pubblicamente di non volersi
più ricandidare e dichiarò che avrebbe sostenuto un giovane del gruppo
Insieme.
Il nome di Francesco Ferrillo non venne mai pronunciato dall’ex sindaco. Ma l’identikit politico tracciato in quelle occasioni, insieme alle dinamiche di quel momento, lasciava intendere a molti che il riferimento fosse proprio all’attuale presidente del Consiglio comunale. Insomma, pur senza nominarlo, Pirozzi sembrava indicare Ferrillo come il giovane sul quale puntare per il futuro. Poi, però, la storia politica ha preso una direzione completamente diversa. Ferrillo è diventato infatti uno dei firmatari della sfiducia che ha determinato la fine dell’amministrazione Pirozzi. Ed è proprio qui che torna il botta e risposta andato in scena lunedì scorso in Consiglio comunale. Pirozzi ha accusato Ferrillo di quella che ha definito una sorta di “sindrome” di chi, dopo essersi sentito bullizzato, una volta conquistata una posizione di potere cercherebbe una rivalsa. Ferrillo ha risposto: "Forse è il contrario".
Ma allora la domanda sorge
spontanea: quando Pirozzi, nel novembre 2025, aveva deciso di non
ricandidarsi e indicava, seppure senza nominarlo, proprio Ferrillo come il
possibile giovane destinatario del suo sostegno, non si era ancora accorto di
questa presunta “sindrome della rivalsa”?
Oppure qualcosa è cambiato nel
rapporto tra i due nel giro di pochi mesi?
Perché il paradosso è evidente: ieri
Ferrillo sembrava essere il giovane sul quale Pirozzi era pronto a investire
politicamente; oggi è uno dei protagonisti dello scontro con l’ex sindaco e tra
i firmatari della sfiducia che ha fatto cadere la sua amministrazione.
Naturalmente, resta un punto fermo:
Pirozzi non pronunciò mai pubblicamente il nome di Ferrillo. Quella
identificazione nasce dall’insieme degli elementi politici di quel momento e
dalla lettura che ne venne data negli ambienti locali.
Ma proprio per questo le parole
pronunciate oggi acquistano un significato particolare.
Se quel giovane era davvero
Ferrillo, quando è maturata la trasformazione da possibile candidato sostenuto
da Pirozzi a uno dei firmatari della sfiducia contro Pirozzi? È forse questa, più della “sindrome” evocata in aula,
la domanda politica che resta ancora senza risposta.
