Sicuramente le questioni che riguardano le
strade, i marciapiedi, l’urbanistica, il decoro, i servizi, la sicurezza, gli
spazi pubblici, sono prioritarie e un’amministrazione che si rispetti ha il
dovere di affrontarle.
Ma una città non cresce soltanto
attraverso le opere pubbliche. Cresce anche attraverso la cultura che riesce ad
alimentare. E forse proprio questo è il punto da cui dovremmo partire quando
parliamo del futuro di Calvizzano.
Avere strade migliori, spazi più curati,
servizi più efficienti e un territorio meglio organizzato è fondamentale. Ma
tutto questo deve procedere insieme alla crescita civile e sociale della
comunità. Le due cose non sono alternative: sono parti della stessa idea di
sviluppo. Una città può cambiare il proprio volto attraverso l’urbanistica, ma
cambia davvero la propria dimensione soltanto quando cambiano anche il modo in
cui le persone si riconoscono nella comunità, il rispetto reciproco, la
capacità di conoscere la propria storia e quella degli altri.
Per questo iniziative apparentemente
lontane dalle questioni più concrete — una ricerca d’archivio, il recupero
della memoria di una persona dimenticata, una targa, una riflessione sui valori
dell’accoglienza — non dovrebbero essere considerate marginali.
Sono, invece, investimenti nella crescita
civile di un paese. La storia di Alì Mohammed, in questo senso, non è soltanto
una curiosità del passato. È un’occasione per parlare del presente e,
soprattutto, del futuro. Calvizzano ha bisogno di crescere nelle
infrastrutture, nell’organizzazione del territorio e nel decoro. Ma ha bisogno
di crescere parallelamente anche nella cultura, nella memoria, nella
consapevolezza e nella capacità di sentirsi comunità. Perché una strada nuova
può migliorare una città.
Una comunità più consapevole può cambiarla
davvero. Ed è dalla crescita parallela di queste due dimensioni, quella
materiale e quella civile, che può nascere una città più bella, ma soprattutto
una città più viva, più coesa e più capace di guardare al futuro. Ecco perché
non ci stanchiamo e mai ci stancheremo di parlare di queste cose.
