La futura Commissione Toponomastica di Calvizzano, la cui nomina, stando a quanto ci ha riferito il sindaco Luciano Borrelli, dovrebbe essere imminente (lo speriamo vivamente), avrà anche il compito di valutare quali nomi affidare alla memoria pubblica del paese. A nostro avviso, tra le proposte che potrebbero essere sottoposte al suo vaglio ce n’è una particolarmente originale: Alì Mohammed, il giovane tunisino che nel 1729 compare nei registri parrocchiali di Calvizzano. Non fu un personaggio illustre nel senso tradizionale del termine e non conosciamo abbastanza della sua vita per attribuirgli meriti che i documenti non attestano. Sappiamo però che, a circa ventun anni, un giovane proveniente da Tunisi incrociò la storia del nostro paese e quella della famiglia Pescara, i duchi di Calvizzano. Ed è proprio qui che, a nostro avviso, la proposta assume un significato ancora più interessante. Una possibile intitolazione ad Alì Mohammed non ricorderebbe soltanto una persona rimasta per secoli nascosta negli archivi. Riporterebbe indirettamente alla luce anche la famiglia Pescara, una delle famiglie che hanno segnato la storia di Calvizzano, e il ruolo che emerge da quella particolare vicenda. Il documento del 1729 racconta infatti di un battesimo nel quale Alì assume, insieme ai nuovi nomi, proprio il cognome Pescara. Il dato lascia intravedere un legame con la famiglia ducale e rende plausibile l’ipotesi di un intervento di protezione e affrancamento da parte del duca Giovan Battista Pescara.
Su questo punto saranno naturalmente le ulteriori
ricerche documentarie a stabilire quanto possiamo affermare con certezza.
Ma se l’interpretazione trovasse conferma, ci
troveremmo davanti a un gesto di particolare significato umano per il suo
tempo: un membro di un’importante famiglia del Regno che avrebbe favorito il
passaggio di un giovane di origine nordafricana verso una nuova condizione di
vita. Ecco perché, con una sola intitolazione, si potrebbero valorizzare due
pagine della storia di Calvizzano: quella di una grande famiglia che ha
legato il proprio nome al paese e quella, molto più silenziosa, di un giovane
arrivato da lontano e rimasto fino a oggi quasi completamente sconosciuto.
Non sarebbe una contrapposizione, ma un incontro. La
storia dei Pescara e la storia di Alì, infatti, sono già unite dallo stesso
documento. C’è però un ulteriore significato che potrebbe rendere questa
eventuale intitolazione ancora più preziosa.
Alì è arrivato fino a noi perché qualcuno, secoli
dopo, ha trovato il suo nome scritto in un archivio. Non tutti quelli che
hanno attraversato il Mediterraneo, sono arrivati in una terra nuova e hanno
cercato di costruirvi una vita hanno avuto la stessa fortuna.
Di moltissimi migranti del passato non conosciamo il
nome, la provenienza, il viaggio, né ciò che hanno lasciato dietro di sé. Non
hanno avuto un documento capace di consegnarli alla memoria.
Una strada intitolata ad Alì Mohammed potrebbe allora
ricordare anche loro: gli uomini e le donne migranti che la storia non è
riuscita a conservare.
Non sarebbe soltanto una targa dedicata a un giovane
tunisino vissuto nel Settecento. Sarebbe il riconoscimento di una storia più
grande: quella degli incontri tra popoli e culture nel Mediterraneo e delle
tante vite che, fortunate o sfortunate, ne hanno fatto parte. Per questo riteniamo
che la proposta meriti di essere sottoposta alla futura Commissione
Toponomastica, naturalmente insieme alle necessarie verifiche archivistiche. Con
una sola intitolazione, Calvizzano potrebbe ricordare un giovane tunisino,
valorizzare una delle famiglie che ne hanno segnato il passato, riconoscere un
gesto di protezione e affrancamento e, nello stesso tempo, dare un nome
simbolico a tutti coloro che un nome non hanno potuto lasciarlo.
Una sola strada potrebbe così raccontare una storia
molto più grande di quella di un uomo: la storia di chi è arrivato, di chi
ha accolto e di chi, invece, il tempo non ci ha permesso di ritrovare.
