Quando Marano imparò a raccontarsi: Terra Mater et Magistra e Maciste, due progetti da ripensare per rilanciare il territorio
Tra il 2010 e il 2013 Marano visse una stagione di particolare attenzione alla promozione del territorio. Furono anni nei quali presero forma progetti di ampio respiro, costruiti intorno a un’idea precisa: far conoscere ai cittadini la propria città, valorizzarne la storia, le tradizioni e le risorse e trasformare questo patrimonio in una concreta opportunità di crescita. In questo percorso ebbero un ruolo importante Francesco Taglialatela, all’epoca responsabile del settore Affari Generali del Comune, e il dottor Luigi De Biase, allora dirigente dell’Area amministrativa. Da quella esperienza nacquero due progetti che, riletti oggi, conservano una sorprendente attualità: “Terra Mater et Magistra” e “Ma.ci.s.t.e.”. Due iniziative diverse, ma accomunate dalla stessa filosofia: Marano poteva e doveva essere raccontata partendo dalle sue ricchezze, non soltanto dai suoi problemi.
Terra Mater et Magistra, la terra
come identità e opportunità
“Terra Mater et Magistra” nacque
con l’intento di promuovere le attività commerciali, artigianali e agricole e
di favorire lo sviluppo del territorio attraverso la valorizzazione delle sue
risorse. Il progetto guardava al patrimonio storico, architettonico, culturale,
ambientale e paesaggistico non come a un insieme di beni separati, ma come a un
patrimonio capace di costruire identità e sviluppo.
Anche il nome scelto racchiudeva il
senso dell’iniziativa. “Mater”, madre, perché la terra accudisce e alimenta i
propri figli; “Magistra”, maestra, perché la terra, attraverso la sua storia e
le sue tradizioni, trasmette conoscenze, valori e insegnamenti alle generazioni
future. La realizzazione del progetto fece emergere anche la necessità di dare
continuità e organizzazione alle iniziative. Per questo, con la delibera di
Giunta comunale n. 54 del 6 maggio 2010, venne istituito presso il Servizio
comunale delle Attività produttive un ufficio stabilmente dedicato alle
finalità di “Terra Mater et Magistra”. Tra gli obiettivi c’erano il
rafforzamento dell’identità territoriale, il sostegno ai sistemi produttivi
locali, il mantenimento della popolazione residente e la promozione
dell’attrattività turistica. Era, in sostanza, un tentativo di mettere insieme
economia, cultura, territorio e turismo, partendo dalle risorse già presenti a
Marano.
Maciste, conoscere la città per
imparare ad amarla
Su un terreno in parte diverso si sviluppò il progetto Ma.ci.s.t.e., acronimo di “Marano Città Sicura Territorio ed Esperienze”. Nato come laboratorio sulla legalità e rivolto in particolare ai giovani, il progetto si trasformò progressivamente in un percorso di conoscenza e valorizzazione della città. L’idea di fondo era semplice: per rispettare un territorio bisogna prima conoscerlo. Il progetto affrontava fenomeni come bullismo e vandalismo, ma lo faceva attraverso un’azione positiva: avvicinare i ragazzi alla propria città, alla sua storia e ai suoi luoghi.
“Credo che un territorio venga
vandalizzato solo quando non lo si ama”, spiegava Taglialatela, sintetizzando
una filosofia che andava oltre la semplice attività didattica.
Le lezioni venivano accompagnate da
visite guidate e laboratori. I cittadini, soprattutto i più giovani, venivano
portati alla scoperta di una Marano diversa da quella spesso rappresentata
attraverso cronache di degrado e illegalità.
Marano è la città del tufo, dei
reperti romani, dei castelli Belvedere, Caracciolo e Scilla; è la città delle
tradizioni, della cultura e delle eccellenze enogastronomiche.
Era questo il messaggio che il
progetto cercava di trasmettere. Le iniziative si svolsero anche presso i
locali comunali dell’epoca di viale Duca d’Aosta e presso la scuola Vittorio
Alfieri, riuscendo a coinvolgere non soltanto i cittadini ma anche visitatori
provenienti dai comuni vicini.
Nel 2013 arrivò inoltre la quarta
edizione dei “Campi Flegrei in tour”, con visite guidate gratuite nei luoghi
più rappresentativi del territorio comunale.
Una stagione che oggi potrebbe
tornare
A distanza di oltre dieci anni,
quei progetti possono essere letti non soltanto come una pagina del passato
amministrativo di Marano, ma come un patrimonio di idee dal quale ripartire. Naturalmente
non avrebbe senso riproporli oggi esattamente come allora. Sono cambiate le
modalità di comunicazione, il modo di fare turismo, gli strumenti digitali e le
esigenze delle nuove generazioni. Ma il principio alla base di quelle
iniziative è ancora attuale: conoscere, valorizzare e raccontare il territorio
per rafforzarne l’identità e creare nuove opportunità. “Terra Mater et
Magistra” potrebbe essere ripensato come una grande rete capace di mettere
insieme attività agricole, artigianali e commerciali, associazioni, scuole e
patrimonio culturale. Un progetto moderno di marketing territoriale nel quale
il digitale e i social possano diventare strumenti per promuovere le eccellenze
locali e costruire itinerari turistici.
“Maciste”, invece, potrebbe tornare
a coinvolgere soprattutto i giovani attraverso laboratori, percorsi nelle
scuole, visite guidate, contenuti multimediali e iniziative dedicate alla
conoscenza della storia e dei luoghi della città. In altre parole, non si
tratterebbe di tornare indietro, ma di guardare avanti recuperando una buona
intuizione del passato. Marano possiede ancora un patrimonio importante:
storia, archeologia, paesaggio, tradizioni, produzioni locali e luoghi che
spesso gli stessi cittadini conoscono solo in parte. Forse è proprio da qui che
sarebbe utile ripartire.
Terra Mater et Magistra e Maciste
potrebbero diventare, con uno spirito nuovo e strumenti moderni, due
contenitori per costruire una nuova narrazione di Marano.
Una narrazione nella quale la città
non venga raccontata soltanto per ciò che non funziona, ma anche per ciò che
possiede, per ciò che può valorizzare e per ciò che può ancora diventare.
Restiamo convinti di un concetto fondamentale: una città che conosce la propria
storia è una città che può costruire con maggiore consapevolezza il proprio
futuro. Concetto che ripetiamo come un mantra anche quando parliamo di realtà
viciniore: Calvizzano, Mugnano, Villaricca.
