Memoria, radici e passione. A 83 anni Giovanni Salatiello non smette di scrivere: “più scrivo e più mi viene voglia di continuare”

 

Giovanni Salatiello, il calvizzanese trapiantato ad Arezzo, autore de “I volti del mio Paese” e “Il cortile è ancora lì”. ora sta lavorando a quattro nuovi libri, tra memoria, fede, canzone napoletana e storia dei luoghi di Napoli. Eppure, le prime due pubblicazioni, pensava di aver scritto abbastanza. Forse immaginava che fosse arrivato il momento di rallentare. E invece è accaduto esattamente il contrario.

A 83 anni, Giovanni Salatiello, calvizzanese da molti anni residente ad Arezzo, continua a scrivere, studiare, cercare, ricordare. E soprattutto continua ad avere storie da raccontare. La sua più recente testimonianza è affidata a una lettera nella quale racconta, con entusiasmo, quanto la scrittura sia ormai diventata una parte importante delle sue giornate. “La passione per la scrittura mi ha preso molto più di quanto avrei immaginato”, scrive. Giornate intere dedicate a ricerche, ricordi, approfondimenti e stesura dei testi. Un impegno importante, certo, ma soprattutto qualcosa che lo appassiona e gli dà “molta soddisfazione”. Il primo dei nuovi lavori è ormai praticamente pronto. Si intitola “Dall’Eden alla Risurrezione” e propone un percorso di riflessione che parte dalle origini bibliche per arrivare alla Risurrezione di Cristo. Un’opera che testimonia anche la varietà degli interessi di Salatiello e la sua voglia di continuare a esplorare nuovi argomenti. C’è poi “Il tempo mi ha insegnato”, un altro lavoro al quale l’autore tiene particolarmente e che vorrebbe portare alla pubblicazione. Ma non è tutto. Altri due progetti sono già in cantiere e nascono da passioni che lo accompagnano da una vita. Uno sarà dedicato alla canzone napoletana, dalle origini più antiche fino ai giorni nostri. Non soltanto una storia di canzoni e di autori, ma un viaggio attraverso i sentimenti, le vicende e i cambiamenti di Napoli che quelle canzoni hanno saputo raccontare. L’altro libro avrà invece come protagonisti strade, piazze, vicoli e luoghi di Napoli. L’obiettivo è andare oltre i nomi riportati sulle targhe e scoprire cosa si nasconde dietro ciascuno di essi: le vicende che vi sono accadute, i personaggi che li hanno attraversati, le storie che rischiano di perdersi con il passare del tempo.

È un modo di raccontare che conserva un filo conduttore evidente con i suoi libri precedenti: la memoria come patrimonio da custodire e tramandare.

E in questo percorso Calvizzano continua ad avere un posto speciale.

La distanza non ha cancellato il legame con il paese d’origine. Anzi, attraverso i suoi libri quel legame sembra essersi fatto ancora più forte. Nei suoi lavori ritornano persone, luoghi e ricordi che appartengono alla sua storia personale, ma che finiscono per diventare anche memoria collettiva.

C’è poi un aspetto particolarmente significativo nelle parole che Salatiello rivolge a chi si impegna per la cultura e per la conservazione della memoria a Calvizzano. Spiega di condividere i propri progetti non per chiedere continuamente qualcosa, ma perché ha riconosciuto una sensibilità comune e il desiderio di contribuire a fare in modo che storie, libri e testimonianze possano essere conosciuti e conservati.

È, in fondo, la stessa ragione per cui continua a scrivere: la memoria, se non viene raccontata, rischia di perdersi. E Giovanni Salatiello, a 83 anni, sembra avere ancora molto da raccontare. Nonostante gli anni trascorsi lontano da Calvizzano, continua a guardare alle proprie radici con la curiosità di chi non ha mai smesso di sentirle vicine. La sua scrittura diventa così un ponte tra passato e presente, tra il paese lasciato tanti anni fa e quello che ancora oggi porta dentro di sé. Forse è proprio questa la forza del suo percorso: aver trasformato la distanza in un motivo in più per ricordare, ricercare e raccontare. E mentre nuovi libri prendono forma sulle sue pagine, resta una frase che più di ogni altra racconta il suo attuale stato d’animo: “più scrivo e più mi viene voglia di continuare”, segno che la storia non è ancora finita. Anzi, sembra avere ancora molte pagine da riempire.

 

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