Marano occupa una posizione geografica e paesaggistica
del tutto particolare. Situata tra il sistema collinare napoletano e quello
flegreo, la città rappresenta oggi una sorta di cerniera territoriale che,
proprio per questa sua caratteristica, meriterebbe una più chiara collocazione
all’interno delle politiche di tutela ambientale e di pianificazione
urbanistica. La questione non dovrebbe essere affrontata semplicemente
chiedendosi se Marano debba essere inserita nel Parco delle Colline di Napoli
oppure nel Parco Regionale dei Campi Flegrei. La soluzione più coerente
potrebbe essere invece quella di riconoscere a Marano una funzione di
collegamento tra i due sistemi, attraverso una nuova strategia territoriale
fondata sulla continuità del paesaggio.
Un territorio di confine che non dovrebbe
essere un territorio marginale
Marano presenta caratteristiche che la rendono
difficilmente riconducibile a un’unica identità paesaggistica. Il territorio
comprende infatti aree collinari, valloni, boschi, terreni agricoli e nuclei
storici che si sviluppano lungo una fascia di transizione tra Napoli, Quarto e
il sistema vulcanico flegreo. È proprio questa posizione a suggerire una nuova
impostazione: Marano non dovrebbe essere considerata semplicemente un’area
esterna ai due grandi sistemi di tutela, ma il territorio attraverso il quale
questi sistemi possono entrare in continuità. L’obiettivo dovrebbe quindi
essere quello di costruire un grande corridoio verde capace di collegare i
Camaldoli e le Colline di Napoli con il territorio di Quarto e con il cuore dei
Campi Flegrei.
Dal Parco delle Colline verso Marano
La prima direttrice dovrebbe riguardare il settore
orientale e meridionale del territorio comunale. Il sistema dei Camaldoli, San
Rocco e dei valloni presenta una continuità morfologica e ambientale con il
Parco delle Colline di Napoli. Sarebbe pertanto naturale valutare un’estensione
della tutela verso le aree maranesi ancora caratterizzate dalla presenza di
boschi, coltivi e spazi aperti. Non si tratterebbe, naturalmente, di inserire
nel parco l’intero territorio comunale. Le zone densamente urbanizzate
dovrebbero rimanere escluse, mentre la tutela dovrebbe concentrarsi sui
territori ancora capaci di conservare una funzione agricola, ambientale e
paesaggistica. In questo modo il Parco delle Colline potrebbe diventare il
punto di partenza di un sistema verde che entra nel territorio di Marano.
Il centro storico come porta del paesaggio
Un progetto di questo tipo non dovrebbe però
contrapporre ambiente e città.
Il centro storico di Marano potrebbe diventare una
vera e propria porta urbana del sistema delle colline, valorizzando il rapporto
tra il patrimonio storico e il paesaggio agricolo circostante. L’idea sarebbe
quella di ricostruire una successione leggibile:
centro storico → aree agricole → boschi e valloni →
Camaldoli.
Una città che non si espande ulteriormente consumando
territorio, ma che recupera il rapporto con il paesaggio che storicamente la
circondava.
Torre Caracciolo come porta verso i Campi
Flegrei
La seconda direttrice dovrebbe svilupparsi verso Torre
Caracciolo, Monteleone e il territorio di Quarto. Qui il paesaggio assume
progressivamente caratteristiche che conducono verso il sistema flegreo. Torre
Caracciolo potrebbe quindi diventare uno dei punti strategici di una nuova
fascia paesaggistica Marano–Quarto, nella quale limitare il consumo di suolo e
garantire la continuità degli spazi aperti.
Non necessariamente un nuovo parco integralmente
sovrapposto al territorio comunale, dunque, ma una zona di connessione
ambientale con regole urbanistiche specifiche.
Il Bosco della Salandra come elemento
centrale
In questa strategia un ruolo fondamentale dovrebbe
essere attribuito al Bosco della Salandra–Foragnano. Il bosco non dovrebbe
essere considerato soltanto come un’area verde locale, ma come una componente
di una più ampia infrastruttura ecologica sovracomunale. La sua posizione
permette infatti di immaginare una direttrice:
Camaldoli – San Rocco – Bosco della Salandra – Torre
Caracciolo – Quarto – Campi Flegrei.
Questa potrebbe diventare una delle principali
connessioni verdi dell’area metropolitana di Napoli.
Due parchi, un unico sistema ambientale
La proposta, dunque, non sarebbe quella di scegliere
semplicemente tra due appartenenze. Si potrebbe immaginare un sistema
articolato in tre livelli:
Parco delle Colline di Napoli per le aree collinari e boscate collegate ai Camaldoli e a San Rocco. Corridoio paesaggistico Marano–Quarto per le aree agricole, boschive e rurali che costituiscono la fascia di transizione. Parco dei Campi Flegrei per il sistema direttamente connesso alla caldera di Quarto e agli altri ambiti flegrei. In questo schema Marano assumerebbe finalmente un ruolo territoriale preciso: non una periferia tra due parchi, ma il collegamento naturale tra due grandi sistemi paesaggistici.
Una proposta per il futuro
La sfida urbanistica di Marano dovrebbe quindi essere
quella di interrompere definitivamente la logica dell’espansione disordinata e
riconoscere il valore strategico delle aree ancora libere. La proposta potrebbe
essere sintetizzata nella creazione di una “Cintura Verde
Marano–Camaldoli–Quarto”, costruita attraverso l’integrazione degli
strumenti urbanistici comunali, del Parco delle Colline di Napoli e del Parco
dei Campi Flegrei. Una cintura verde nella quale tutelare boschi, valloni,
terreni agricoli e paesaggi storici; recuperare i percorsi rurali; valorizzare
i nuclei storici; creare collegamenti pedonali e ciclabili; e soprattutto
impedire che l’ulteriore urbanizzazione finisca per saldare definitivamente
Marano, Napoli e Quarto in un’unica indistinta periferia.
Marano potrebbe così trasformare la propria posizione
di confine in una risorsa.
Non più un territorio “fuori” dai parchi, ma il
territorio che permette ai parchi di parlarsi e di diventare parte di un unico
grande sistema ambientale e paesaggistico dell’area nord-occidentale di Napoli.
