Marano. San Marco, la scuola promessa nel 2011 torna nel 2026: quindici anni dopo si riparte dall’area della C4

 

Foto di repertorio: nella zona ci sono diversi ripetitori di telefonia mobile. Il bene ex Ipab misura, come riportato nella delibera di giunta n.13 del 13-03-2024, 16.090 mq.

Nel 2011 la scuola era inserita nel grande progetto pubblico-privato della lottizzazione C4. Erano però venuti meno i finanziamenti regionale e dell’Iacp. Dopo la gara e l’aggiudicazione a una nota impresa di costruzioni, l’iter fu sospeso e successivamente gli atti vennero annullati dal commissario straordinario Gabriella Tramonti. Oggi la Commissione Straordinaria torna sull’area comunale ex Ipab con una nuova candidatura a finanziamento regionale

Quindici anni dopo, la scuola torna al centro della programmazione amministrativa nella zona San Marco-San Rocco. La Commissione Straordinaria del Comune di Marano, con deliberazione n. 66 del 1° settembre 2026, ha dato indirizzo agli uffici comunali di predisporre gli atti necessari per partecipare all’Avviso pubblico della Regione Campania “Scuola Viva in cantiere – II Fase – Sessione 2026”, la cui scadenza è fissata alle ore 12 del 15 settembre. L’obiettivo è candidare la realizzazione di un nuovo complesso scolastico destinato alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado, a servizio delle località San Rocco e San Marco.

L’area individuata è quella di via San Rocco 317, censita al Catasto al foglio 13, particelle 17, 24 e 32, già di proprietà comunale e proveniente dall’ex I.P.A.B. “Ritiro di Santa Maria delle Grazie”. Ed è proprio questo elemento a riportare alla memoria una vicenda amministrativa che risale al 2010-2012: quella della lottizzazione C4 e del cosiddetto progetto San Marco.

La C4 e il progetto del 2011

Nel novembre 2011 il periodico cartaceo L’Attesa, in un articolo firmato da Mimmo Rosiello, ricostruiva l’iter della grande operazione urbanistica prevista nella zona San Marco. Si parlava di circa 100mila metri quadrati, ridotti secondo quanto dichiarato allora dall’ex assessore Matteo Morra a circa 80mila metri quadrati di superficie utile, con una parte dell’area interessata da costruzioni abusive. Il progetto prevedeva un insieme di opere pubbliche e private: infrastrutture primarie e secondarie, un istituto comprensivo comprendente scuola dell’infanzia, primaria e secondaria, alloggi di edilizia residenziale sociale, abitazioni private e negozi.

Il progetto preliminare era stato approvato dall’amministrazione Perrotta con delibera n. 199 del 26 novembre 2010.

Successivamente, con determina dirigenziale n. 558 del 29 dicembre 2010, era stato pubblicato il bando per individuare il soggetto privato disposto a realizzare l’intervento attraverso il project financing. La gara si concluse con l’aggiudicazione a una nota impresa di costruzioni, unica partecipante, formalizzata con determina n. 268 del 9 maggio 2011. Il valore complessivo dell’iniziativa veniva indicato in circa 17 milioni di euro.

I due finanziamenti che erano sfumati

Uno degli aspetti più importanti della ricostruzione del 2011 riguarda l’origine stessa del project financing. L’amministrazione Perrotta aveva inizialmente fatto affidamento su finanziamenti pubblici per realizzare due componenti fondamentali dell’intervento: la scuola e gli alloggi di edilizia residenziale. Secondo quanto dichiarato allora da Matteo Morra, erano però venuti meno due finanziamenti.

Il primo era quello regionale destinato alla scuola. La Regione aveva inizialmente accordato circa 8 milioni di euro, ma il finanziamento non venne successivamente erogato dopo il cambio di amministrazione regionale e i tagli ai finanziamenti programmati dalla precedente giunta Bassolino.

Il secondo era quello dell’Istituto autonomo case popolari destinato agli alloggi residenziali. Venuti meno quei due canali di finanziamento, l’amministrazione aveva scelto di ricorrere al project financing. La soluzione prevedeva quindi il coinvolgimento di un privato, chiamato a sostenere finanziariamente la realizzazione delle opere, recuperando l’investimento attraverso la parte immobiliare dell’operazione.

Per la scuola, il costo stimato era di circa 4 milioni di euro. Il Comune aveva contratto un mutuo di 3 milioni e il privato avrebbe dovuto coprire la parte eccedente.

Il progetto prevedeva inoltre 98 unità immobiliari tra appartamenti e negozi.

L’amministrazione Cavallo e la sospensione degli atti

Con l’insediamento dell’amministrazione Cavallo, la nuova giunta sospese l’iter della C4 per procedere a ulteriori approfondimenti. Nel frattempo, come raccontava L’Attesa nel novembre 2011, l’amministrazione valutava diverse possibilità per dare seguito al progetto. L’allora assessore all’Urbanistica Emma Buondonno spiegava che per la scuola si intendeva utilizzare il lotto di proprietà comunale e che il privato avrebbe dovuto rimodulare il progetto anche per quanto riguardava l’edilizia residenziale sociale. Le lottizzazioni private, invece, venivano rinviate per valutare il loro impatto sul territorio. La vicenda proseguì nei mesi successivi tra decisioni amministrative, sospensioni e contestazioni sull’iter urbanistico.

Nel 2012, dopo le dimissioni del sindaco Cavallo, la gestione del Comune passò al commissario straordinario Gabriella Tramonti.

L’intervento del commissario Tramonti

Fonte foto L'attesa
È nel periodo commissariale che la storia della C4 arriva a una svolta.

Un articolo pubblicato da L’Attesa nel giugno 2012 riportava infatti la decisione del commissario Tramonti di annullare gli atti relativi all’operazione.

La vicenda non si concluse tuttavia con il solo provvedimento comunale. L’impresa interessata dall’aggiudicazione del project financing contestò gli atti e la questione arrivò davanti alla giustizia amministrativa. Il successivo contenzioso contribuì a chiudere quella fase del progetto. La grande operazione urbanistica immaginata per la C4, con scuola, edilizia sociale, abitazioni e attività commerciali, non arrivò quindi alla realizzazione prevista.

Quindici anni dopo, la scuola torna sull’area comunale

Ed è qui che la vicenda del 2011 si collega alla decisione assunta oggi dalla Commissione Straordinaria. L’area individuata per il nuovo complesso scolastico è nuovamente un terreno comunale dell’ex patrimonio Ipab. Non si tratta, però, della riattivazione della vecchia C4. Il procedimento avviato nel 2026 è un’altra cosa.

Questa volta l’amministrazione commissariale punta alla realizzazione di una scuola primaria e di una scuola secondaria di primo grado attraverso la partecipazione a un avviso regionale. Prima della candidatura sarà necessario completare gli adempimenti urbanistici. La Commissione Straordinaria ha infatti dato mandato al Settore Urbanistica di predisporre l’iter di variante ai sensi dell’articolo 19 del D.P.R. 327/2001, con l’obiettivo di destinare formalmente l’area a “Edilizia scolastica”.

La deliberazione non assegna il finanziamento e non comporta, al momento, un impegno di spesa per il Comune. Si tratta quindi di un atto di indirizzo finalizzato a predisporre la candidatura e concorrere all’assegnazione delle risorse regionali.

Una scuola che torna dopo quindici anni

Nel frattempo, però, le esigenze della zona sono cambiate e si sono aggravate.

Il precedente insediamento scolastico di San Rocco risulta chiuso da oltre due anni e le classi sono state trasferite presso il plesso “D’Azeglio” di via Piave, nel centro cittadino, con l’attivazione di un servizio di trasporto gratuito per gli alunni. La nuova scuola dovrebbe quindi riportare un presidio scolastico nel territorio di San Rocco e San Marco, riducendo gli spostamenti degli studenti e migliorando l’organizzazione dei plessi. La dirigenza dell’Istituto Comprensivo “San Rocco-D’Azeglio” ha espresso parere favorevole all’iniziativa, rappresentando le criticità dell’attuale organizzazione scolastica e l’interesse per la realizzazione del nuovo complesso.

Dalla grande lottizzazione alla sola scuola

Il confronto tra il progetto del 2011 e quello del 2026 permette di cogliere una differenza sostanziale. Nel 2011 la scuola era una componente di una grande operazione pubblico-privata da circa 17 milioni di euro, che comprendeva anche edilizia residenziale sociale, appartamenti, negozi e opere di urbanizzazione.

Il progetto nacque anche dopo il venir meno dei finanziamenti pubblici inizialmente previsti per la scuola e per gli alloggi. Dopo l’aggiudicazione del project financing, l’iter amministrativo subì sospensioni e contestazioni fino all’intervento del commissario Tramonti, che nel 2012 annullò gli atti dell’operazione.

Nel 2026 la prospettiva è diversa. Non c’è un project financing, non c’è una gara per realizzare un complesso immobiliare e non ci sono appartamenti o negozi collegati alla nuova iniziativa. C’è la candidatura per una scuola pubblica su un terreno comunale. Ma anche questa volta il percorso è ancora all’inizio: occorrerà completare la variante urbanistica, predisporre la documentazione tecnica, presentare la candidatura e attendere l’eventuale ammissione al finanziamento regionale.

La storia, dunque, presenta una singolare continuità: la necessità di una scuola nella zona San Marco-San Rocco era già presente quindici anni fa e oggi torna nuovamente nell’agenda amministrativa, proprio a partire da un’area comunale che era stata coinvolta nella vecchia C4. La differenza è nel modello. Nel 2011 la scuola era inserita in una grande operazione urbanistica pubblico-privata. Nel 2026 viene programmata come opera pubblica autonoma.

Dopo quindici anni, sarà ora il percorso amministrativo e soprattutto l’eventuale finanziamento regionale a stabilire se questa volta la scuola riuscirà finalmente a passare dalle carte alla realtà.

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