Marano, “dalla località di Foragnano un antico tratturo conduce alla Cappella della Madonna di Pietraspaccata così detta dal tufo friabile di cui la statua era composta”: eretta utilizzando i resti di una tomba romana. Accolse i resti mortali di due eroi

                                                    

Dal libro di Peppe Barleri “Chiese e Cappelle Minori a Marano di Napoli (prima parte)

Sorge nella parte bassa della località Torre Piscicelle (ora Caracciolo), situata sopra un costone, sul ciglio di un canalone che scende fino a Quarto.

Era un complesso monastico nel quale per secoli si sono succeduti eremiti (uno o due per volta).

Eretta utilizzando i resti di una tomba romana scavata nel tufo, l’originaria catacomba servì come oratorio paleocristiano per quei pochi contadini che abitavano nei dintorni. Il complesso monastico si ingrandì nell’alto medio Evo, dove gli eremiti la scelsero come abitazione, sfruttando il locale esistente. La cappella e il romitorio dedicata al SS. Salvatore a Fora Agnano nel corso dei secoli hanno subito molteplici trasformazioni. I documenti storici ci consentono di ricostruire alcuni momenti significativi della Cappella.

Dalla pietà e l’amore portato da Gio: Cesare Bayano verso la Madonna nel 1647 cedette un moggio di terra contiguo alla Cappella di Pietra Spaccata per il mantenimento dell’eremita.

Le prime notizie della Cappella di Santa Maria di Pietra Spaccata, appartenente alla diocesi di Napoli, le ricaviamo dagli atti della visita pastorale effettuata da Giacomo Cantelmo il 2 settembre 1688, redatti dal sacerdote D. Nicola Scaya che afferma “…Nel 1646 la cripta era di proprietà di Lodovico Bayano. Successivamente, dal protocollo del Notaio Santillo Bayano: “Il signor Gio. Cesare bayano dona un moggio di terra per il romitorio con la richiesta di due aspiranti eremiti “Nicola D’Onofrio e Alfonso Amitrano” di potersi trasferire in Pietra Spaccata come religiosi e restaurare la Cappella del Salvatoriello. Detta Cappella, in stato di completo abbandono, già all’epoca necessitava di riattamento, per riprendere il primitivo uso. Gli eremiti si impegnavano a procedere alla conservazione dignitosa del luogo, all’accensione di una lampada perenne e all’arredamento della chiesetta, grazie ai proventi forniti dalla questua per la quale chiedevano regolare licenza.

Le condizioni economiche per il romito erano soddisfacenti, perché necessitava di poco sostentamento: un po’ di grano e vino”.

Durante la rivoluzione di Tomase (Tommaso) Aniello d’Amalfi (Masaniello), i maranesi si distinsero con valore contro l’armata del Tuttavilla nella cruenta battaglia avvenuta il 24 ottobre 1647 nella località di Trefole di proprietà dei signori Dentice. La terra santa della Cappella di Pietraspaccata accolse i resti mortali di due eroi che pagarono con la vita lo spirito di libertà. Giacomo Spinosa e Marco Bayano, nipote di Gio.

In seguito furono sepolti alcuni appestati. Dai registri parrocchiali si evidenzia infatti che: “Il 15 giugno 1656, epoca della peste, la signora Isabella Mosca, sposa di Sebastiano Pappalardo, fu sepolta nella Cappella di Pietra Spaccata”.

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