Marano-Calvizzano. Alveo del Carmine, cento metri tra polvere, rovi e dislivelli: la denuncia di Fanelli arriva fin dentro il vallone
Per filmare gli scarichi nel Vallone del Carmine è stato necessario attraversare un percorso impervio, con l’autorizzazione del proprietario del terreno adiacente all’alveo. Non è la prima volta che Fanelli si reca sul posto per documentare gli sversamenti: qualche anno fa aveva effettuato un sopralluogo insieme a Francesco Ferrillo, all’epoca capogruppo di opposizione e oggi presidente del Consiglio comunale
Cento metri. Sulla carta una
distanza minima. Sul terreno, invece, un percorso tutt’altro che semplice:
polvere, terreno friabile, rami sporgenti, vegetazione e un dislivello di
alcuni metri hanno trasformato il tragitto verso il punto degli sversamenti in
una vera prova di difficoltà. È qui che Stefania Fanelli, insieme ad altri
attivisti di Sinistra Italiana, ha deciso di arrivare per verificare
direttamente le condizioni dell’area interessata dalle problematiche ambientali
dell’Alveo del Carmine.
Un sopralluogo che ha richiesto
attenzione a ogni passo. Il terreno, particolarmente polveroso e friabile,
rendeva instabile il cammino; i rami sporgenti obbligavano continuamente a
modificare il percorso, mentre il dislivello rendeva ancora più complicato
raggiungere la zona interessata dagli sversamenti. Alla fine del percorso, la
situazione era evidente anche sui vestiti: scarpe e abiti completamente
ricoperti di polvere, tanto da rendere necessario cambiarsi prima di lasciare
l’area.
Ma il dato più significativo resta
un altro: per denunciare un problema concreto, qualcuno ha scelto di
raggiungere fisicamente il luogo in cui quel problema si manifesta. La vicenda
riguarda questioni che non sono nuove. C’è la mancata realizzazione delle opere
fognarie previste in via Corree di Sotto durante l’amministrazione Morra e c’è,
soprattutto, la necessità di intervenire sul vallone per affrontare le
criticità ambientali e prevenire possibili conseguenze sul piano del rischio
idrogeologico. E mentre sul territorio si continua a discutere, la denuncia
solleva anche una questione politica: chi si è concretamente mosso sulla
vicenda?
Secondo quanto evidenziato da Fanelli e dagli attivisti, al di là della loro iniziativa, non risultano altre interrogazioni consiliari o iniziative concrete promosse dalla politica locale sul problema. Il resto, sostengono, sarebbe rimasto soprattutto confinato alle bacheche dei social, tra commenti, polemiche e accuse. Ma, davanti a un vallone da risanare e a un’area difficile persino da raggiungere, il dibattito virtuale rischia di lasciare il tempo che trova. Perché un conto è parlare degli sversamenti, un altro è infilarsi tra polvere, rami e terreno instabile per arrivare esattamente nel punto in cui vengono segnalati. Ed è proprio da quel percorso di cento metri, apparentemente insignificante ma fisicamente impegnativo, che arriva il messaggio politico più netto del sopralluogo: la denuncia ambientale non può fermarsi alla tastiera. Bisogna andare sul posto, vedere, documentare e chiedere interventi. Sui social si può discutere. Nel vallone, invece, il problema è ancora lì.