Marano, 308 beni confiscati tra patrimonio attuale e nuovi immobili in arrivo: il Comune punta su Agrorinasce
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| Locali zona Cesina |
199 immobili già amministrati dal Comune,
altri 109 gestiti dall’Agenzia Nazionale e destinati a essere proposti per
l’assegnazione. Ma soltanto 51 dei beni già trasferiti risultano effettivamente
utilizzati. Il documento di acquisto delle quote di Agrorinasce fotografa una
situazione caratterizzata da immobili da ristrutturare, abusi edilizi, beni non
ancora consegnati e carenza di personale tecnico
È un patrimonio imponente quello dei beni confiscati
alla criminalità organizzata presenti nel territorio di Marano di Napoli. Una
ricchezza immobiliare che, tuttavia, porta con sé anche una serie di problemi
gestionali, amministrativi e strutturali.
La situazione è descritta nel documento di acquisto
delle quote del consorzio Agrorinasce, nel quale Marano figura tra gli enti
aderenti non soci approvati e attivi.
Il dato di partenza è significativo: sono 199 i beni
immobili complessivamente amministrati dall’Ufficio Patrimonio del Comune. Di
questi, soltanto 51 risultano effettivamente utilizzati. A questi si aggiungono
33 beni già destinati al Comune ma non ancora consegnati, principalmente per la
necessità di completare le procedure di sgombero degli occupanti. E il
patrimonio è destinato a crescere ulteriormente: sono infatti 109 gli ulteriori
beni attualmente gestiti dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata
(ANBSC) che saranno proposti per l’assegnazione al Comune.
Un patrimonio da 199 immobili, ma solo 51
utilizzati
Il quadro dei beni già trasferiti al Comune evidenzia
una situazione articolata.
Gli immobili sono suddivisi principalmente tra
finalità economiche e finalità istituzionali e sociali. Sono 85 i beni
destinati a finalità economiche, ma soltanto 28 risultano utilizzati. Il
documento evidenzia che si tratta soprattutto di appartamenti concessi in
affitto a privati a prezzi di mercato durante la precedente fase di
amministrazione giudiziaria. Il Comune ha quindi ereditato i relativi
contratti, insieme alle problematiche amministrative e manutentive legate agli
immobili.
Sono invece 114 i beni destinati a finalità
istituzionali e sociali. Di questi, 22 sono stati assegnati a realtà del Terzo
settore o a istituzioni pubbliche, tra cui strutture e organismi pubblici
indicati nel documento, come l’archivio del Tribunale di Napoli, l’ASL, l’ASL
NA2 Nord e l’Ente Idrico Campano.
Il nodo degli immobili inutilizzati
Il problema non riguarda soltanto la quantità dei
beni, ma soprattutto le condizioni nelle quali si trovano. Il Piano finanziario
evidenzia che nessuno dei beni confiscati già destinati al Comune è
immediatamente utilizzabile senza un previo intervento.
La quasi totalità degli immobili necessita di
manutenzione straordinaria o di ristrutturazione. In numerosi casi sono inoltre
presenti irregolarità e abusi edilizi che devono essere affrontati. Un
patrimonio così consistente richiede quindi una struttura tecnica capace di
effettuare sopralluoghi, analisi, progettazioni, procedure amministrative e
attività di controllo. Ed è proprio su questo fronte che emerge una delle
maggiori difficoltà del Comune.
La carenza di personale tecnico
Secondo il documento, l’ufficio tecnico comunale non
dispone delle risorse umane necessarie per sostenere un carico di lavoro di
questa portata. Un dato lo dimostra in maniera concreta: l’analisi approfondita
dello stato manutentivo e dei costi è stata effettuata soltanto su 58 beni,
rispetto al patrimonio complessivo.
Anche la progettazione degli interventi sui 58
immobili analizzati comporterebbe costi rilevanti. Per la predisposizione dei
progetti sono state stimate oltre 233 mila euro di spese tecniche per
professionisti esterni. Una situazione che rende evidente la difficoltà di
affrontare internamente tutte le fasi necessarie per il recupero del
patrimonio.
Mancano controlli continui sui beni
affidati
Un’altra criticità indicata nel documento riguarda il
monitoraggio dei beni affidati a soggetti terzi. Per circa 50 beni assegnati
viene rilevata la mancanza di una fase di monitoraggio continuo finalizzata a
verificare l’effettivo utilizzo degli immobili e a valutare il loro reale
impatto sociale ed economico sul territorio. Il tema, dunque, non è soltanto
recuperare gli immobili, ma anche verificare nel tempo se la destinazione
assegnata venga effettivamente rispettata e quali risultati produca per la
comunità.
I 109 nuovi beni: 73 abitazioni e 20
terreni
La situazione è destinata a diventare ancora più
rilevante con l’arrivo dei 109 beni attualmente gestiti dall’Agenzia Nazionale.
Il documento specifica la composizione di questo
patrimonio:
● 73
unità abitative;
● 20
terreni, agricoli ed edificabili;
● 13
unità commerciali e industriali;
● 2
unità per alloggio o usi collettivi.
Si tratta di beni molto diversi tra loro, che
richiederanno interventi e strategie differenti. Gli immobili commerciali e
industriali, in particolare, possono rappresentare una possibile fonte di
entrate economiche, mentre gli immobili destinati a finalità sociali o
istituzionali possono essere trasformati in servizi e spazi a disposizione
della collettività.
Agrorinasce come supporto tecnico e
operativo
È in questo contesto che il documento colloca il ruolo
di Agrorinasce.
L’affidamento graduale del patrimonio al consorzio viene indicato come uno strumento per contribuire a colmare le difficoltà tecniche del Comune, attraverso la possibilità di intercettare finanziamenti pubblici, sviluppare progettazioni, affrontare le problematiche relative agli immobili e procedere al loro recupero. L’obiettivo è trasformare progressivamente beni oggi inutilizzati o problematici in immobili nuovamente fruibili. Il riutilizzo può avere una duplice funzione: da una parte restituire alla collettività beni sottratti alla criminalità organizzata, dall’altra consentire al Comune di ottenere possibili risparmi, ad esempio utilizzando immobili recuperati per proprie esigenze istituzionali e riducendo il ricorso a locazioni esterne.
Da patrimonio confiscato a patrimonio
della comunità
I numeri contenuti nel documento restituiscono quindi
una fotografia precisa: 199 beni già amministrati dal Comune, 33 destinati ma
non ancora consegnati e 109 ulteriori immobili in arrivo. Ma dietro i numeri ci
sono immobili che devono essere verificati, liberati, regolarizzati,
ristrutturati e successivamente assegnati o utilizzati.
La questione dei beni confiscati a Marano non è dunque
soltanto una partita immobiliare. È una sfida amministrativa che riguarda la
capacità dell’ente di trasformare un patrimonio proveniente dalla criminalità
organizzata in beni concretamente restituiti alla comunità. Il coinvolgimento
di Agrorinasce si inserisce proprio in questa fase: fornire il supporto
necessario affinché il patrimonio confiscato non rimanga inutilizzato, ma possa
essere progressivamente recuperato e destinato a finalità economiche,
istituzionali e sociali, secondo quanto previsto dal documento.
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