Da Calvizzano all’Accademia di Belle Arti
di Napoli, fino alla riscoperta della pittura: nel laboratorio dell’artista
quadri e sculture che colpiscono per forza visiva e autenticità
Basta entrare nel laboratorio di Ludovico Napolano e guardarsi intorno per capire che qui l’arte non ha bisogno di spiegazioni. Sono le immagini, i colori, le forme e la materia a prendere la parola. E alcune opere riescono ad arrivare direttamente allo sguardo e, subito dopo, alle emozioni.
È il caso di Ludovico Napolano, nato a Calvizzano nel 1958 e residente a Marano dal 1994, che, dopo un lungo percorso professionale, è tornato a dedicarsi alla ricerca artistica. Diplomato al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Napolano aveva già sviluppato durante gli anni degli studi e nei primi anni successivi una propria ricerca pittorica. Poi la vita professionale lo ha portato altrove. Per alcuni anni ha lavorato in una ditta privata e, successivamente, ha aperto una propria impresa artigianale dedicata alla realizzazione di ceramiche e manufatti artistici. Un’esperienza durata circa quarant’anni, nella quale il rapporto con la materia, con le forme e con la manualità non è mai venuto meno. Nel 2025, però, è arrivata la ripresa dell’attività pittorica. Un ritorno alla ricerca artistica che oggi si traduce in quadri e sculture realizzati nel suo laboratorio, uno spazio nel quale abbiamo avuto modo di osservare direttamente le sue opere. E proprio davanti a quei lavori si comprende quanto sia centrale, nella poetica di Napolano, il rapporto immediato con l’immagine. La sua pittura è generalmente realizzata con idropittura su tavola e nasce da un approccio essenzialmente visivo ed estetico. La natura costituisce spesso una fonte di ispirazione, ma l’artista non intende costruire attraverso le proprie opere allegorie o messaggi da interpretare. Anzi, su questo punto la sua posizione è molto netta. Napolano non cerca significati reconditi, non vuole filosofeggiare né intellettualizzare la propria produzione. E non condivide neppure l’idea, spesso associata all’arte contemporanea, secondo cui davanti a un’opera ciascuno dovrebbe necessariamente trovare una propria interpretazione. Per lui il principio è molto più semplice: il significato è nell’immagine stessa, in ciò che si vede.È una dichiarazione di poetica precisa, che invita lo
spettatore a guardare prima ancora che a cercare spiegazioni. Colori, forme,
composizione e materia diventano così gli elementi attraverso i quali l’opera
comunica. Nel suo laboratorio di via Cupa Dormiglione a Marano, dove ci siamo
recati, questa concezione emerge con particolare immediatezza. Quadri e
sculture testimoniano un percorso nel quale la sensibilità artistica maturata
negli anni dell’Accademia si intreccia con una lunga esperienza artigianale.
Non soltanto pittura, dunque, ma anche una familiarità profonda con la materia
e con il fare manuale. E forse è proprio questo uno degli aspetti più
interessanti della storia di Napolano: il ritorno all’arte dopo una parentesi
professionale durata decenni non appare come una semplice riscoperta del
passato, ma come una nuova fase di ricerca, sostenuta da un bagaglio di
esperienze molto più ampio. Le opere che abbiamo visto nel suo laboratorio ci
hanno colpito per la capacità di suscitare una reazione immediata. Davanti ad
alcune di esse non è necessario conoscere una teoria o possedere particolari
strumenti critici: prima ancora di ogni spiegazione, arriva l’impatto visivo. Ed
è proprio qui che si trova, secondo Napolano, il senso del suo lavoro. Un’arte
che non chiede necessariamente di essere decifrata, ma guardata. Un’arte che
non pretende di nascondere un messaggio dietro l’immagine, perché considera
l’immagine stessa il messaggio.
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| Scultura |
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