Al
NaNo Film Festival il corto di Salvatore Nappa racconta ottant’anni di sport,
memoria e comunità. Dal cortile dell’Associazione Don Bosco alla storia della
Virtus Piscinola, un pallone attraversa generazioni e torna nel quartiere da
cui tutto ebbe inizio
La memoria di un quartiere che torna sullo schermo
Piscinola
torna così protagonista attraverso una vicenda che parla di sport, amicizia,
sacrificio e appartenenza, ma che soprattutto racconta il modo in cui una
comunità riesce a costruire la propria identità anche attraverso le esperienze
più semplici e quotidiane. Il pallone diventa infatti il filo conduttore di un
racconto che unisce passato e presente, mettendo in relazione i ragazzi di ieri
con quelli di oggi.
È una memoria
che parte dagli anni Quaranta e che trova uno dei suoi luoghi simbolo nel
cortile dell’Associazione Cattolica San Giovanni Bosco, dove la
pallacanestro cominciò a muovere i suoi primi passi. Non c’erano grandi
strutture sportive né palazzetti, ma soltanto un cortile, alcuni ragazzi e una
passione destinata a diventare sempre più forte.
Come racconta
Carmine Montesano nel libro “Storia di Periferie”, pubblicato nel 1985,
negli anni 1945-46 molti giovani dell’Associazione Cattolica San Giovanni Bosco
si appassionarono alla pallacanestro e, sotto la guida dei più esperti,
impararono rapidamente i fondamentali del gioco. Le partite cominciarono a diventare
un appuntamento fisso e quel piccolo spazio si trasformò in un vero punto di
riferimento per tanti giovani del quartiere.
Quando il cortile diventava un campo di basket
Il racconto di
Montesano restituisce un’immagine che oggi assume quasi il valore di una
fotografia d’epoca. Il sabato sera il cortile veniva ripulito, il campo veniva
tracciato con la calce e delimitato con una fune, mentre la domenica, dopo la
messa sociale, le due squadre erano pronte a sfidarsi.
Da una parte
c’erano i ragazzi di via Vittorio Veneto, dall’altra quelli di via Vittorio
Emanuele, e quella divisione tra due strade finì per trasformarsi in una sana
rivalità sportiva, accompagnata da vere e proprie schiere di tifosi.
La squadra di
via Vittorio Veneto era composta da Peppe Vastarella, Gerardo Della Corte,
Ciccio Quinterno e Ferdinando Palladino, mentre quella di via Vittorio Emanuele
comprendeva Pasquale Basso, Donato Severino, Gennaro Arco e Ciccio Longobardo.
Le formazioni erano equilibrate e le sfide accese, anche se alla fine prevalse
la squadra capitanata da Vastarella, grazie a una maggiore prestanza fisica e a
una migliore precisione tecnica.
Quella che
poteva sembrare soltanto una serie di partite domenicali diventò invece
qualcosa di molto più importante, perché la passione cominciò a coinvolgere
sempre più giovani e la pallacanestro arrivò persino a contendere spazio alla
filodrammatica, diventando una delle attività capaci di aggregare maggiormente
i ragazzi del quartiere.
Dal
gioco dei ragazzi alla nascita di una squadra
Con il passare
del tempo le formazioni si ampliarono e tra i nuovi appassionati si distinsero
Agostino Cossia, Ferdinando Silvestri, Alfonsino Di Maio e Giuseppe Quinterno.
La pallacanestro aveva ormai piantato radici profonde nell’Associazione Don
Bosco e quello che era nato quasi spontaneamente nei cortili cominciava ad
assumere una dimensione più strutturata.
I ranghi si rinnovarono, le squadre si rafforzarono e arrivò il momento di uscire dai confini di Piscinola. Nacque così il Gruppo Sportivo Piscinola, che iniziò a partecipare ai campionati provinciali CSI, portando fuori dal quartiere il nome e la passione di una comunità che aveva imparato a riconoscersi nello sport. È proprio in questo passaggio che la storia del pallone assume un significato più profondo, perché racconta come lo sport possa diventare uno strumento di crescita e di aggregazione e come, partendo da un cortile, possa nascere un’esperienza capace di attraversare generazioni.
Ottant’anni
di storia che continuano a vivere
Oggi, a
distanza di circa ottant’anni da quelle prime partite, quella memoria non è
rimasta chiusa nelle pagine di un libro, ma continua a vivere attraverso il
racconto di chi ha scelto di conservarla e di consegnarla alle nuove
generazioni.
La storia
della Virtus Piscinola si inserisce proprio dentro questo lungo percorso, fatto
di persone, squadre, allenamenti, partite e soprattutto di una passione che ha
saputo resistere al trascorrere del tempo. Dietro una società sportiva ci sono
infatti molte più cose di quanto possa raccontare un risultato o una
classifica: ci sono relazioni, sacrifici, amicizie, famiglie e generazioni di
ragazzi che hanno trovato nello sport un luogo nel quale crescere insieme.
Ed
è questa memoria collettiva che Salvatore Nappa, il narratore delle periferie,
ha scelto di portare sullo schermo.
![]() |
| Salvatore Nappa: durante la sua lunga carriera ha vinto numerosi premi |
Scrittore, musicista, autore di canzoni, poeta, autore teatrale e regista, Salvatore Nappa ha costruito nel corso degli anni un percorso artistico profondamente legato al sociale, al volontariato e alle storie delle persone. Il suo lavoro nasce spesso dall’esigenza di raccontare realtà che meritano di essere conosciute e di dare voce a chi vive quotidianamente situazioni di difficoltà, emarginazione o disagio.
Nelle sue
opere convivono quindi arte e impegno civile, con una particolare attenzione
alle periferie e alle persone che, attraverso il lavoro quotidiano, la
solidarietà e la partecipazione, cercano di costruire occasioni di riscatto e
di speranza.
“La
Favola del Pallone” si inserisce pienamente in questo
percorso, perché dietro la storia della pallacanestro a Piscinola non racconta
soltanto un’esperienza sportiva, ma restituisce dignità e memoria a uomini e
ragazzi che, molti decenni fa, hanno contribuito a costruire una parte
importante della vita del quartiere.
Il
cinema che torna nel quartiere
La proiezione al TAN assume quindi un valore particolare anche per il contesto nel quale avviene. Il NaNo Film Festival, giunto alla sua VII edizione, si svolge dal 29 settembre al 3 ottobre 2026 al Teatro Area Nord ed è promosso e finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito di Napoli Cultura 2026. Il festival porta il cinema nel cuore di Piscinola-Marianella e crea un incontro tra la produzione cinematografica e una comunità che, attraverso iniziative come questa, può riconoscersi nelle storie raccontate sullo schermo. Per “La Favola del Pallone” questo legame è ancora più forte, perché il film non arriva semplicemente in un luogo della città: torna a casa. Il TAN si trova infatti all’interno del Centro Polifunzionale di Piscinola-Marianella, in via Nuova Dietro La Vigna, 20, e sarà proprio qui che una storia nata tanti decenni fa potrà essere condivisa con il pubblico di oggi.
E’
una favola che appartiene a tutti
Il valore di questa storia sta forse proprio nella sua semplicità, in quanto raccontare un pallone significa raccontare ragazzi che avevano voglia di giocare, un cortile che diventava campo, due strade che diventavano squadre e una comunità che, attraverso lo sport, imparava a stare insieme. Quello stesso pallone, nel corso degli anni, è diventato il simbolo di un percorso molto più grande, che ha attraversato generazioni e che ancora oggi può parlare ai giovani, ricordando loro che spesso le esperienze più importanti nascono nei luoghi più semplici e dalla capacità delle persone di condividere una passione. E allora Mercoledì 30 settembre, quando sullo schermo del TAN compariranno le immagini de “La Favola del Pallone”, Piscinola avrà quindi l’occasione di ritrovare una parte della propria storia e di riconoscere, dentro quelle immagini, i volti e i nomi di chi ha contribuito a costruirla.
Buona favola a tutti, fate girare la voce e stasera recatevi al TAN: questa storia merita di essere vista e raccontata insieme.




