Giovanni, Aldo, Mimmo e Antonio: quattro fratelli, quattro percorsi diversi e una comune capacità di raccontare. Alle loro spalle, una figura paterna che lavorava con colori e pennelli e che, soprattutto ad Aldo, fece conoscere da vicino il mondo dell’arte. In queste ultime settimane abbiamo raccontato la storia di due Salatiello, entrambi calvizzanesi di origine e da molti anni lontani dal paese natio.
Il primo è Giovanni Salatiello, 83 anni, calvizzanese
trapiantato da anni ad Arezzo, autore di “I volti del mio paese” e “Il
cortile è ancora lì”, due libri nei quali memoria, ricordi e legame con la
propria terra occupano un posto importante.
Poi è stata la volta di Aldo Salatiello, 81 anni, che vive a Rimini e ha pubblicato il romanzo “Il mistero di via Molino”, una storia che porta nel titolo il nome di un’antica strada di Calvizzano.
Ma sono quattro, in realtà, i Salatiello che hanno trasformato passioni e ricordi in forme diverse di espressione. C’è Mimmo Salatiello, 86 anni, il primo dei quattro a cimentarsi, molti anni fa, nella scrittura di un libro: “La luce de giorno” con lo pseudonimo di Nico Sala. Anche lui vive da tantissimo tempo al Nord, precisamente a Collegno, prov. di Torino.
E c’è Antonio Salatiello, il più piccolo, 73 anni, residente a Marano.
Grande appassionato di caccia, ha scritto numerosi articoli per riviste specializzate e ha realizzato documentari, dedicandosi a un altro modo di raccontare e documentare la realtà. Quattro percorsi differenti, dunque, ma accomunati da una particolare predisposizione al racconto. E allora viene spontaneo chiedersi: da dove nasce questa capacità? Forse è una domanda alla quale non esiste una risposta precisa. Ma nella storia familiare c’è un particolare che merita di essere ricordato. Il padre dei quattro era un decoratore di mestiere, un pittore di “trompe-l’œil”. Il suo lavoro lo portava spesso in giro per chiese, terrazzi e palazzi signorili, dove realizzava le sue decorazioni. E proprio Aldo, da ragazzo, lo accompagnava spesso in questo girovagare. È facile immaginare quanto quelle esperienze possano aver lasciato qualcosa nella memoria di un ragazzo: le chiese, gli affreschi, i palazzi antichi, i terrazzi signorili, il lavoro paziente del padre davanti a una parete da trasformare attraverso la pittura. Non significa necessariamente che da quell’esperienza sia nata la passione artistica di tutti. Del resto, solo Aldo ha seguito la strada della pittura. Ma quel rapporto ravvicinato con il mestiere paterno potrebbe aver contribuito a sviluppare in lui una particolare sensibilità verso le immagini, i luoghi e le storie.
E forse, guardando oggi alle vicende dei
quattro, si può intravedere un filo più sottile.
Il padre (conosciuto come Peppe 'o pittore: è morto nel 1982 a 74 anni) raccontava attraverso la pittura e le decorazioni. Aldo ha continuato a esprimersi anche attraverso i colori, mentre Giovanni, Mimmo e Antonio hanno trovato strumenti differenti: la scrittura, gli articoli, i documentari. Non la stessa arte, dunque, ma forse la stessa necessità di esprimersi e di raccontare.
E c’è poi un elemento che sembra accomunare le loro storie: la distanza da Calvizzano. Sono partiti, hanno costruito le loro vite altrove, ma il paese d’origine è rimasto un riferimento importante. Nei libri di Giovanni, nel romanzo di Aldo, nei ricordi di Mimmo e nei racconti e documentari di Antonio riaffiora, in forme diverse, quella capacità di osservare e conservare ciò che si è vissuto. Sono, peraltro, poche le notizie che abbiamo finora raccolto sulla storia artistica di questa famiglia. E proprio per questo sarebbe interessante ricostruire meglio la figura del padre: i luoghi nei quali ha lavorato, le chiese e i palazzi nei quali ha lasciato le sue decorazioni. Potremmo così capire se quella vena artistica che oggi ritroviamo, in forme diverse, nei suoi quattro figli sia soltanto una suggestiva coincidenza o se, dietro quelle diverse esperienze, ci sia davvero qualcosa che il padre ha trasmesso loro.


