“Domenico Rosiello, chapeau”: una testimonianza e una vita da giornalista tra libertà, rigore e onestà intellettuale
| Stefania Fanelli |
Le attestazioni di stima sono sempre bene accette. Tra queste, però, ce ne sono alcune Cose che, per le parole utilizzate e soprattutto per la persona dalla quale provengono, assumono un significato particolare Il post pubblicato da Stefania Fanelli, ex consigliere comunale, segretaria del circolo di Sinistra Italiana di Marano e componente della Direzione nazionale di Sinistra Italiana, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non le ho chiesto di scriverlo. È stata una sua decisione spontanea. E proprio per questo ritengo che le sue parole meritino di essere pubblicate integralmente, lasciandole esattamente come sono state scritte. Non intendo, naturalmente, autoelogiarmi. Non è questo il senso di ciò che sto facendo. Ma dopo anni nei quali qualcuno ha tentato di gettare fango sulla mia persona, e continua ancora, credo sia legittimo spiegare, una volta ancora, quali siano stati i principi che hanno guidato il mio modo di intendere il giornalismo. Cose che scrivo da anni, qualcuno si annoierà, ma vanno ripetute per essere meglio metabolizzate. Posso affermare con assoluta serenità di non aver mai rubato in vita mia e di non aver mai utilizzato il ruolo o il potere che ho avuto a disposizione per arricchirmi. Ho sempre cercato di fare il giornalista nel modo che ritengo più corretto: separando i fatti dalle opinioni. Le opinioni non mi sono mai mancate e non ho mai avuto difficoltà a esprimerle pubblicamente, mettendoci la faccia. Ma un conto è esprimere un’opinione, altro conto è raccontare un fatto. Chiedo di nuovo scusa a chi potrebbe annoiarsi se alcuni concetti li ripeto come un mantra. Nel mio lavoro ho cercato di porre domande (de visu e telefonicamente) a tutti, senza guardare al colore politico, al ruolo o alla convenienza del momento. Non sono mai andato a casa di qualcuno per altri fini che non fossero quelli legati al mio lavoro e, soprattutto, ho rinunciato più volte alla possibilità di ricoprire il ruolo di addetto stampa del sindaco di turno di Calvizzano proprio per preservare la mia libertà professionale.
Per me la libertà del giornalista non è
una parola astratta.
È una condizione necessaria per poter fare questo
mestiere con dignità.
Nel corso degli anni mi sono fatto, come è inevitabile per chi svolge seriamente questo lavoro, anche dei nemici. Ma non mi sono mai accanito contro qualcuno, nemmeno contro chi considero un mio avversario o un mio denigratore. Non ho mai pensato che un giornalista debba utilizzare la propria penna per esporre qualcuno al pubblico ludibrio. Non ho mai avuto l’abitudine di parlare male dei colleghi. Sono principi, o meglio dogmi professionali, che porto avanti da sempre. Oggi, alla soglia dei 73 anni (li compirò il prossimo 29 settembre), mi considero un uomo maturo e sono ancora più convinto delle mie idee e del mio modus agendi. Questo, però, non significa considerarmi infallibile. Chi fa informazione può sbagliare. Io posso sbagliare. La differenza, a mio avviso, sta nell’avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo quando accade. Ed è proprio sull’onestà intellettuale che vorrei si concentrasse questa riflessione. Un giornalista non deve essere necessariamente simpatico a tutti. Non deve essere necessariamente d’accordo con tutti. Non deve rinunciare alle proprie idee. Deve, però, essere libero. Libero di fare domande. Libero di criticare. Libero di riconoscere quando un amministratore ha fatto bene, anche se appartiene a uno schieramento politico che non si condivide. Libero di contestare una decisione quando la ritiene sbagliata, anche quando quella decisione proviene da qualcuno con cui si hanno rapporti personali. E, soprattutto, libero di non mettere la propria penna al servizio di interessi personali o politici. È questo il giornalismo nel quale ho sempre creduto. Per questo le parole di Stefania Fanelli, che pubblico integralmente di seguito, hanno per me un valore particolare.
Mi.Ro.
Il post di Stefania Fanelli
Caro Mimmo,
innanzitutto, sei una persona perbene. E, per me,
essere una persona perbene significa non soltanto rispettare le regole, ma
anche rispettare le norme del buon vivere civile. Ti ho sempre visto come una
persona rispettosa, leale, corretta e, soprattutto, intellettualmente onesta. Non
ti ho mai sentito usare un linguaggio violento, aggressivo, ingiurioso o
offensivo, nemmeno quando hai espresso critiche forti. Sei sempre stato
intellettualmente onesto: valuti le cose per quello che sono realmente ed
esprimi giudizi positivi anche quando non hai una visione del tutto favorevole
rispetto a un determinato contesto. I tuoi giudizi sono sempre ben
contestualizzati e non ti ho mai visto offendere un collega. E non ti ho mai
visto esaltarti per una notizia data in anteprima, perché per te una notizia
merita rispetto. Anche se, a dire il vero, spesso le vere notizie le hai date
proprio tu in anteprima e perché hai avuto soffiare ma perché ti dedichi allo
studio e alla ricerca. Di questo, da attivista politica, devo dirti un grande
grazie. Sei un giornalista che approfondisce, ricerca e verifica. Guardi l'albo
pretorio, analizzi le determine, hai una memoria storica incredibile sui Piani
triennali delle opere pubbliche, sui quali spesso ci confrontiamo, e
rappresenti, a tutti gli effetti, una vera memoria storica per la nostra
comunità. Grazie ai tuoi articoli ho potuto, in tante occasioni, preparare
interventi in Consiglio comunale, interrogazioni, mozioni e proposte. Consulti
costantemente il sito dell'ANCI, i portali dei Ministeri e le fonti
istituzionali. Porti avanti ogni giorno un lavoro continuo di ricerca e di
indagine, di cui la città dovrebbe esserti grata. È un impegno del quale ti
vanti poco e che, forse, emerge meno di quanto meriti. Ma il tuo lavoro è
prezioso.
E te lo dico sinceramente: potresti fare scuola di
politica ogni sacrosanto giorno.
Ti saluto dicendoti una cosa, che per me è la più
importante: ricordati sempre che sei, innanzitutto, una persona perbene che
svolge il proprio lavoro come un impegno civile. Non come uno strumento per
ottenere un incarico o per candidarsi a sindaco. Intendiamoci: candidarsi a
sindaco sarebbe assolutamente legittimo. Ma, proprio per questo, andrebbe fatto
con trasparenza, senza mai utilizzare la propria penna per demolire gli
avversari o per piegare il lavoro giornalistico a un obiettivo politico.
Ed è proprio questa, secondo me, la differenza tra chi
fa semplicemente informazione e chi interpreta il proprio lavoro come un vero
servizio alla comunità.
Naturalmente con il tuo stesso stile operano diversi
collaboratori di Calvizzanoweb che stimo ed apprezzo ogni giorno di più per i
contenuti ma anche per i toni .
Quindi, davvero, Mimmo:
Domenico Rosiello, chapeau.
Stefania Fanelli
La mia risposta
Pubblico queste parole senza modificarne una virgola
perché credo che, in questo momento, parlino da sole. Non aggiungo medaglie al
mio curriculum e non pretendo che un attestato di stima cancelli le critiche o
le polemiche che hanno accompagnato il mio percorso professionale. Mi basta una
cosa: poter continuare a guardare indietro senza vergognarmi delle scelte
fondamentali che ho fatto. Ho scelto la libertà. Ho scelto di fare domande. Ho
scelto di studiare gli atti, leggere le determine, consultare le fonti
istituzionali, verificare le notizie e, quando possibile, raccontare ciò che
accade senza preoccuparmi troppo di chi avrebbe potuto essere contento o
scontento di quello che scrivevo. Non sempre avrò avuto ragione. Nessuno può
averla sempre.
Ma una cosa credo di poterla rivendicare: l’intenzione
di essere onesto nel mio lavoro. E continuerò a farlo fino a quando avrò la
voglia, la forza e la possibilità di tenere una penna in mano. Perché, dopo
tanti anni, continuo a pensare che il giornalismo sia soprattutto questo: un
servizio alla comunità. Non un trampolino. Non uno strumento di potere. Non una
scorciatoia per arrivare da qualche parte. Una responsabilità. E forse è
proprio questa la cosa più importante che mi porto dietro dopo una vita
trascorsa a fare questo mestiere.
Mi.Ro.