| Piatto di ceramica sigillata africana emersa durante gli scavi di via Calamandrei |
Se negli ultimi anni gli scavi hanno restituito ville, strade, battuti e tombe di epoca romana e osco-sannita, adesso Calvizzano ha davanti una nuova possibilità: trasformare queste testimonianze in un vero progetto culturale. Non significa necessariamente costruire subito un museo. Significa, prima di tutto, mettere ordine alle conoscenze, raccogliere la documentazione disponibile e costruire una mappa dei ritrovamenti, coinvolgendo Comune, scuole, studiosi e Soprintendenza. Un percorso che potrebbe partire da una semplice domanda: come raccontare ai cittadini la storia che è emersa sotto le loro strade? Si potrebbe pensare a un archivio digitale, a pannelli informativi nei luoghi interessati dai ritrovamenti, a percorsi didattici nelle scuole e, dove possibile, a giornate di apertura e visita delle aree archeologiche. Le scoperte di San Pietro e quelle emerse durante i lavori della conduttura Eni Acqua Campania non dovrebbero rimanere episodi isolati. Insieme possono diventare i capitoli di una storia più grande: quella di una Calvizzano antica, attraversata da strade, abitata da comunità e organizzata secondo una geografia che ancora oggi, forse, sopravvive sotto quella moderna.
La nuova amministrazione potrebbe quindi promuovere un
“Progetto Calvizzano Archeologica”, aprendo un tavolo permanente con la
Soprintendenza e con gli istituti scolastici. Perché il patrimonio archeologico
non appartiene soltanto al passato. Appartiene anche al futuro della città.