Come si può rilanciare il commercio di Calvizzano? Una proposta in più parti. Premessa: le dimensioni e le condizioni del commercio a Calvizzano

 

Il 19 settembre prossimo ci sarà la “Festa del Commercio”, una delle iniziative che da qualche anno a questa parte animano il calendario di eventi di Calvizzano e che, come dice stesso il nome, si pone l’obiettivo di festeggiare tutto quello che è il settore terziario presente a Calvizzano, fatto di negozi e botteghe.

Proprio da questo evento mi è balenata in testa una domanda: “Cosa servirebbe per rilanciare il Commercio a Calvizzano?”.
Sia chiaro: questa domanda non implica un fallimento della “Festa del Commercio”, ma fa piuttosto un passo ulteriore rispetto a questo evento, che sicuramente aiuta a valorizzare il settore. Si tratta di cercare di capire cosa serva, appunto, oltre a un evento del genere, affinché  i commercianti di Calvizzano si trovino in un ambiente economicamente florido, e affinché Calvizzano possa essere anche un terreno d’investimento per negozi e botteghe di varia natura.

Questa domanda non è facile da rispondere e non si limita a una sola azione o a un punto di vista. Per questo divideremo questo argomento in più parti.

Facciamo prima un resoconto di quello che è attualmente il Commercio a Calvizzano, partendo dal delinearne le dimensioni geografiche.

Attualmente, il commercio a Calvizzano è concentrato nella quasi totalità tra Corso Italia e via Conte Mirabelli, a cui si aggiunge la zona di via Santa Maria a Cubito, che, nel tratto calvizzanese prende il nome di Viale della Resistenza.

In rosso, le aree dove si è sviluppato maggiormente il commercio del paese. Fonte OpenStreetMap

La questione non stupisce. via Conte Mirabelli è la strada lungo la quale, per secoli, si è sviluppato il nucleo di Calvizzano, specie dal Medioevo in poi. Questo è confermato anche dalla scelta, nel Cinquecento, di costruire la Chiesa di Santa Maria delle Grazie in quello che era il nuovo nucleo del paese, in controtendenza alla moda precedente di avere i centri ecclesiastici lontani dai centri abitati. Il Corso Italia, invece, quella che nacque come Strada Provinciale Villaricca-Marano, fu la novità lungo la quale si svilupparono i nuovi traffici tra le città. Con l’Unità d’Italia, infatti, vennero progressivamente meno anche i dazi tra comuni viciniori e si sviluppò un commercio basato appunto su una frequentazione molto ampia. Infine, parlando di Viale della Resistenza, anch’essa è parte di una strada provinciale che da una parte porta fino a Napoli e dall’altra fino alla zona dell’Alto Volturno, collegando così quello che era un tempo, e ancora in buona parte oggi, l’area agricola con il centro di Napoli e la sua area commerciale.

Rifacendoci proprio a quello a cui il commercio è sempre stato legato a doppio filo, ovvero i traffici, parliamo dello stato di salute del commercio locale.

Innanzitutto, possiamo dire che il commercio lungo Corso Italia è in condizioni accettabili. Da quando la provinciale esiste, infatti, è sempre stata un crocevia per tutti gli abitanti del circondario e, anche oggi che è diventata una via condivisa tra più comuni, è una delle arterie principali, sia per il traffico privato che per il trasporto pubblico locale. Storicamente, fino al 1960, vi è passato il Tram 60 delle Tramvie di Capodimonte che portava fino a Piazza Dante a Napoli, e oggi è l’arteria sulla quale passano i pullman che servono anche Calvizzano.

Stesso discorso può essere fatto per via Santa Maria a Cubito. Come per tutti i paesi che sono attraversati da questa strada, infatti, anche per Calvizzano è diventata una zona sulla quale si è sviluppato il commercio dati i traffici presenti. Con la differenza, però, rispetto ad esempio a Qualiano, Villa Literno, Marano (che si sono visti attraversare il centro cittadino e/o hanno esteso il proprio centro cittadino inglobando questa strada), di uno sviluppo comunque minore e parziale, dovuto alla lontananza dal centro del paese e quindi a una posizione marginale. Questa caratteristica, d'altra parte, ha permesso di avere degli spazi su cui sono nate realtà industriali, come il Calzaturificio Melluso.

Questione diametralmente opposta, invece, riguarda il Centro Storico. La strada principale di Calvizzano, infatti, si ritrova ad essere un asse mediano tra il Corso Italia e via Santa Maria a Cubito. Questa condizione potrebbe sembrare potenzialmente favorevole, ma nei fatti la strada è limitata ad essere soprattutto una via di collegamento; e, per di più, tra due strade che portano comunque a una meta più importante, ovvero Napoli, dato che i centri provinciali hanno importanza minore del capoluogo di regione e di provincia. Di conseguenza, se il corso di Calvizzano sbuca da una parte su via Santa Maria a Cubito e porta a Napoli, e, dall' altra parte sul Corso Italia che sbuca sempre su un tratto di via Santa Maria a Cubito in direzione Napoli, per quale motivo qualcuno dovrebbe passarvi?
Se si volesse immaginare poi una certa frequentazione almeno da parte di chi vorrebbe giungere nei comuni vicini di Qualiano o Villaricca, collegati da queste strade provinciali che lambiscono il paese, anche lì la risposta è già data da una delle arterie più importanti della provincia di Napoli, ovvero la Circumvallazione Esterna. Questa collega Qualiano (sempre grazie alla via Santa Maria a Cubito), ma soprattutto costituisce l'asse lungo il quale si è sviluppato tutto il commercio moderno di Villaricca, con la presenza di catene nazionali e internazionali, come Burger King ed Expert e di locali commerciali particolarmente conosciuti, tra bar, ristoranti e altre attività.

L’inquadramento territoriale del corso principale del paese. Potenzialmente è ottimamente collegato, ma la sua posizione lo rende poco frequentabile rispetto ad altre vie molto più capienti e che già permettono un collegamento tra i centri della provincia e Napoli. Fonte OpenStreetMap

In poche parole, il corso di Calvizzano, per effetto degli sviluppi avvenuti nel territorio circostante, può contare soprattutto sulla frequentazione dei residenti. Anche la viabilità, poco sviluppata, porta infatti molti abitanti a percorrerlo per raggiungere le proprie abitazioni. Il risultato è che il Centro Storico di Calvizzano è rimasto, sotto molti aspetti, quello di cinquant’anni fa: un corso lungo il quale vivono, nascono e sopravvivono soprattutto attività che soddisfano le richieste dei soli paesani. A questa situazione si aggiungono altri segnali di uno sviluppo commerciale debole. Tra i sintomi più evidenti ci sono alcuni locali sfitti, anche da tempo, che faticano a trovare nuove attività disposte ad occuparli, e una frequentazione del corso concentrata in poche fasce orarie, con una vita serale e notturna praticamente assente.  Esistono poi alcune concause che contribuiscono a rendere meno appetibile il Centro Storico: lo stato esteticamente pietoso di diversi palazzi (cosa indicata anche nel PUC redatto nel 2020) e una viabilità che non permette facilmente la sosta presso le attività commerciali.

Ad esempio, i locali nei pressi di Palazzo Di Somma sono sfitti da molto tempo, sintomo della poca appetibilità del corso. Fonte Apple Maps

In conclusione, il Centro Storico si trova stretto tra due zone potenzialmente floride, ma non riesce a beneficiarne. La sua posizione non gli permette di sviluppare un commercio fondato, in senso classico, sui traffici: non è una strada che intercetta naturalmente grandi flussi di persone dirette verso altre destinazioni.

Se, dunque, non è realistico aspettarsi che il commercio del Centro Storico cresca semplicemente grazie al passaggio delle persone, si può provare a invertire il rapporto tra traffico e commercio. Non più il commercio sviluppato dai traffici, ma i traffici generati dal commercio. In altre parole, il Centro Storico dovrebbe diventare esso stesso il motivo per cui le persone vengono a Calvizzano, trasformandosi in una destinazione capace di attirare i visitatori e consumatori anche dai comuni vicini.

Il modello a cui guardare potrebbe essere quello del centro commerciale.
I centri commerciali, infatti, non sorgono necessariamente  nei centri cittadini. Al contrario, spesso sono abbastanza lontani dai comuni in cui insistono, anche se facilmente collegati. Il loro punto di forza non consiste semplicemente nella presenza di tanti negozi, bensì nella capacità di concentrare in un unico luogo attività commerciali diverse, servizi e occasioni di intrattenimento.

Il principio alla base è semplice: non sono i negozi, singolarmente, a costituire la destinazione; è il centro commerciale nel suo insieme a esserlo. I singoli esercizi beneficiano quindi della capacità attrattiva del luogo in cui si trovano.

Con il Centro Storico di Calvizzano si potrebbe adottare un ragionamento simile.

Bisognerebbe concepirlo e svilupparlo come un unico grande spazio commerciale e di aggregazione, capace di offrire negozi di diversa natura, servizi, ristorazione e occasioni di intrattenimento. Un luogo piacevole da frequentare, esteticamente curato e riconoscibile, nel quale le persone abbiano un motivo per fermarsi e trascorrere del tempo. E, soprattutto, un luogo facilmente raggiungibile.

Da questo punto di vista, Calvizzano parte già da una condizione favorevole: il Centro Storico si trova infatti a breve distanza dal Corso Italia, da via Santa Maria a Cubito e dalla Circumvallazione Esterna. Il problema, quindi, non è necessariamente come portare il traffico attraverso il Centro Storico, ma come fare in modo che quel traffico abbia un motivo per entrarvi. In altre parole: trasformare il Centro Storico da semplice luogo di passaggio a destinazione.

Proprio come un centro commerciale. (Continua…)

Gianpaolo Cacciapuoti





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