Altre informazioni sulla famiglia di Lord Tiberio Cavallo. Il matrimonio dei genitori e il fratello presente nel Catasto murattiano

In seguito alla scoperta di Peppe Pezone su quanto scritto in un atto dell’Accademia Pontaniana, mi sono cimentato a fare ricerche sulla famiglia di Tiberio Cavallo, di preciso sul padre Ambrogio e sul fratello Ippolito.

I risultati sono stati pochi, ma sono molto interessanti.

Andando a cercare all’interno dei Memoralia dell’Archivio Diocesano di Napoli, ho trovato infatti gli estremi dell’atto di matrimonio di Ambrogio Cavallo e Anna Datomo.

Pandetta Fondo Processetti Matrimoniali, anno 1746, Archivio Diocesano di Napoli. Fonte https://www.archiviodiocesinapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/1746-completo.pdf , pag. 19

Secondo queste informazioni, i genitori di Tiberio Cavallo si sono sposati nel 1746 nella Chiesa di Santa Sofia; una chiesa addirittura di origine romana (molti concordano che sia stata fondata dall’imperatore Costantino nel 308 d.C.), e il cui edificio è di origine bizantina.

                                                     Chiesa di Santa Sofia. Fonte Wikipedia

La chiesa è locata nell’omonima via Santa Sofia, all’inizio del Decumano Superiore, quindi nel Centro storico più antico di Napoli, nel quartiere San Lorenzo.

                                Via Santa Sofia, quartiere San Lorenzo, Napoli. Fonte Apple Maps

Ora, dato che per tradizione il matrimonio avviene nella chiesa della sposa, sappiamo non solo dove si sono sposati, ma anche che la madre di Tiberio Cavallo era della zona dei Decumani.

Da quel matrimonio, nel 1749 nascerà Tiberio, e nel 1751 Ippolito.

Andando a cercare nell’Archivio di Stato di Napoli, invece, risulta nel database dell’Archivio l’esistenza di una pandetta circa delle celebrazioni di messe nell’anno 1799, e tra i nominati c’è tale Ambrogio Cavallo.

Secondo il sito, tra i nomi indicati nella pandetta ci sono non solo quello di Ambrogio Cavallo ma anche quello di tale Gennaro Mirabella.

https://banchedati-archiviodistatonapoli.it/patrimonio/583f109a-e3e4-4a4e-afac-2b634ff3abc8/43674-celebrazione-di-messe-attore-cavallo-ambrogio-1800

Ai tempi, anche nei documenti ufficiali, non era raro vedere i cognomi storpiati nella desinenza finale, è anche per questo che col tempo i cognomi sono cambiati o sono nati rami familiari imparentati con cognomi differenti; e questo quindi mi ha fatto pensare alla possibilità che si trattasse di un membro della famiglia Mirabelli.

Andando a visionare il sito di Bruno Davide, erede della famiglia Mirabelli, si viene a sapere dell’esistenza di tale Notar Gennaro Vincenzo Mirabelli proprio in quel periodo.

http://brunodavide.eu/Genealogia/03630000.htm

Nato il 09/11/1741 e deceduto il 27/11/1837, costui era uno dei figli di Domenico Pietro Aniello Mirabelli (figlio a sua volta di Francesco Mirabella) e Barbara Velli"; ed era fratello di Antonio Giacomo Nicola Mirabelli, nonno del Conte Giuseppe Mirabelli, rendendolo quindi prozio di quest’ultimo.

Non ci è dato sapere se questo documento sia effettivamente legato proprio al padre di Tiberio Cavallo e se il Gennaro Mirabella indicato sia proprio il prozio del Conte Mirabelli; ma la coincidenza dei nomi e del fatto che fossero entrambi di Calvizzano può fa supporre che possa essere un’altra testimonianza sul padre di lord Tiberio Cavallo; e farebbe supporre anche il periodo del suo decesso (trattandosi di celebrazioni di messe e sapendo che Gennaro Mirabelli era ancora vivo al tempo, viene facile pensare si tratti di messe pagate da quest’ultimo in memoria di Ambrogio Cavallo).

Infine, cercando sempre nell’Archivio di Stato di Napoli il nome di Ippolito Cavallo, è uscito un nominativo nel Catasto provvisorio francese.

https://banchedati-archiviodistatonapoli.it/patrimonio/31ae4580-accf-40a4-be5f-d91b5fd03ab6/articolo-155-cavallo-ippolito

Il Catasto provvisorio, così chiamato perché il legislatore aveva intenzione già alla sua stesura di perfezionarlo, fu istituito da Gioacchino Murat quando divenne Re di Napoli; ed è il primo catasto della città (dato che ha sempre goduto sino ad allora di esenzione fiscale).
Questo fu redatto tra il 1809 e il 1813; e appena terminato subito si palesarono imperfezioni che ne richiesero una ristesura che durò fino al 1820.
Rimasto invariato fino al 1870, fu aggiornato e utilizzato fino al 1914.

Nel database dell’Archivio di Stato, vi è una digitalizzazione solo di alcuni quartieri, e di questi atti digitalizzati risulta presente al Quartiere Mercato, Volume 101, Isola 13, art. 155, una proprietà a nome Ippolito Cavallo.

L’area indicata risulta essere quella del Borgo Loreto. Il Borgo Loreto era un quartiere di Napoli, oggi non più esistente, posto sull’allora linea di costa tra la foce del Sebeto e il Borgo Sant’Antonio Abate. Prima ricco di mulini, divenne il quartiere abitato dal ceto borghese. Ricco di attività artigiane, nel XVIII divenne famoso come “il borgo dei vasai napoletani”, per la rinomata produzione di ceramiche e vasellame.
Questo Borgo è stato prima in parte ridimensionato con il Risanamento avvenuto a inizio ‘900, e poi fu completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale: la sua vicinanza al porto, infatti, causò infatti molti danni al quartiere. A dare il colpo di grazia, fu l’esplosione della Caterina Costa, ormeggiata al porto, la cui deflagrazione devastante (i rottami della nave arrivarono fino a Castel Sant’Elmo, sulla collina del Vomero) rase al suolo quel che ne rimaneva. Oggi, di questo quartiere rimangono solo l’Ospedale Loreto Mare, la piazzetta antistante e la vecchia strada di Borgo Loreto, oggi chiamata via Vespucci.

Didier Barra, Dipinto che ritrae la città di Napoli in tutta la sua estensione (1647). Particolare della zona orientale, dove sorgeva il Borgo Loreto. Fonte Wikipedia

Piazzetta Orticello a Loreto, la piazza del borgo, come si presenta oggi. Fonte Apple Maps

Di Ippolito Cavallo, sappiamo che morì nel quartiere Vicaria nel 1821; questo quindi rende possibile che il censimento parli proprio di lui, essendo stato stilato quando ancora era in vita; tuttavia il fatto che la sua abitazione fosse in un quartiere differente al momento della sua dipartita non dà conferme.
A rendere valevole questa tesi, due indizi: Ippolito Cavallo era architetto, e il Borgo Loreto era rinomato per essere il borgo abitato soprattutto dai ceti borghesi (ovvero notai, avvocati, medici, architetti, etc.); e la Vicaria è in linea d’aria molto vicina a dove era presente il Borgo Loreto, circa 1,5km.

La distanza tra il quartiere Vicaria e Piazzetta Orticello a Loreto. Fonte Google Maps

Purtroppo, trattandosi di figure vissute durante il '700, è difficile poter reperire, soprattutto online, informazioni ulteriori; ma anche solo queste poche informazioni possono essere significative.

In conclusione, nonostante anche queste informazioni non ci è dato sapere se, come scritto negli atti dell’Accademia Pontaniana, Tiberio Cavallo (e suo fratello Ippolito) sia nato proprio a Calvizzano o sia solo originario di lì da parte del padre, poiché se da una parte sappiamo che si sposarono a Napoli dall’altra non sappiamo dove il padre professò il mestiere di medico, e il fatto che i Cavallo erano una famiglia molto benestante di Calvizzano (e che le campagne napoletane, Calvizzano compresa, erano luogo prediletto dai benestanti per villeggiature e anche solo per vivere vicino al commercio della città di Napoli in un luogo più salubre e ameno) potrebbe tanto farci supporre che vissero qui, tanto che ebbero la possibilità economica di vivere agiatamente nella capitale del Regno delle Due Sicilie… Ma già che Calvizzano è risultata già in passato, da altre figure lontane da noi, legata alla figura di Lord Tiberio Cavallo e alla sua famiglia significa moltissimo per il paese. Anche questa, è storia.

Gianpaolo Cacciapuoti


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