A 73 anni il cuore non va in pensione. Al massimo protesta il nervo sciatico. Grazie a tutti per gli auguri
Un grazie che viene dal cuore a tutti
coloro che, con un augurio, una parola, un messaggio o anche soltanto con un
pensiero, hanno reso speciale il giorno dei miei 73 anni. È anche grazie a voi
se questo compleanno ha avuto un sapore ancora più bello
Alle tre del mattino il mondo dorme. Io, invece, sono
già sveglio a fare i conti con le parole. Alle quattro, spesso, sono davanti al
desk: un articolo da scrivere, una notizia da approfondire, qualcosa da
studiare. La testa corre e detta; le mani, per modo di dire, visto che uso
soltanto due dita, l’indice della destra e quello della sinistra, battono sui
tasti. Il problema è che, ultimamente, il resto del corpo ha cominciato a
presentare il conto. L’ortopedico me lo ha detto con quella calma che lascia
poco spazio alle interpretazioni: “Limitare. Limitare. Limitare”.
Non per sfida, ma perché a 73 anni mi accorgo di avere
ancora una cosa che non vuole saperne di invecchiare: la voglia di fare. E
allora, prima ancora di parlare del mio compleanno, voglio parlare di voi. Di
tutti quelli che mi hanno fatto arrivare un augurio, una telefonata, un
messaggio o anche soltanto un pensiero. Avete trasformato una data sul
calendario in una giornata piena di affetto. E per questo vi dico,
semplicemente: grazie.
Qualcuno potrebbe chiedermi: “ma a 73 anni dove trovi ancora la forza per scrivere, studiare, approfondire, sognare e continuare a fare?”. La risposta è sempre la stessa: nella voglia di dare. Il vero problema, semmai, è che le ventiquattro ore non bastano. Mi servirebbero giornate da 48 ore, ma pare che l’ufficio competente non abbia ancora accolto la mia richiesta. Perché dopo le ore davanti al desk c’è la famiglia. Ci sono gli affetti. Ci sono i nipoti, che rappresentano una forma di energia tutta loro: riescono contemporaneamente a farti sentire più giovane e a ricordarti che, forse, una pausa ogni tanto non sarebbe una cattiva idea. E così si prova a tenere insieme tutto: il lavoro, la scrittura, la curiosità, la famiglia, la vita. Con qualche acciacco in più, naturalmente. Perché se la voglia di vivere non ha età e il cuore, quando è pieno di sogni, non conosce rughe, purtroppo il nervo sciatico (maledetto!) è diventato decisamente scostumato. Protesta senza preavviso, interrompe le riunioni con me stesso e, soprattutto, sembra non avere alcun rispetto per gli orari di lavoro. Spesso, quando cammino, devo fermarmi per un breve riposo. Ma anche questo fa parte del gioco. A questa età ho imparato che bisogna continuare a guardare avanti senza fare finta che il tempo non sia passato.
Gli anni non vanno nascosti: vanno
vissuti. E possibilmente con un sorriso.
Non so quanto ancora riuscirò a svegliarmi alle tre,
mettermi al desk alle quattro e pretendere dal mio corpo le prestazioni di
qualche decennio fa. So però che, finché avrò una storia da raccontare, una
notizia da approfondire, qualcosa da imparare o una persona a cui poter dare
una mano, difficilmente riuscirò a stare fermo.
E se un giorno la scrittura dovesse chiedermi di
andare in pensione? Ho già pronta l’alternativa: chiederò al Comune di fare il
nonno civico, visto che la nuova amministrazione ha riattivato il servizio. Ma
no, non ci voglio neanche pensare.
A 73 anni non ho intenzione di dichiarare
conclusa la partita.
Ho ancora pagine da riempire, persone da incontrare,
cose da imparare e sogni da inseguire.
Al prossimo compleanno.
