1 Marano, testimonianze romane nel chiostro del convento dei francescani: le epigrafi

Salendo le rampe che conducono al convento, sulla prima colonna del chiostro è murata un’epigrafe della quale è conservato anche l’originale timpano e zoccolo.

"Il padre Evaristo dedica alla memoria della piissima figlia Marsilia Trebonia"

Altre due epigrafi, ai due lati dell’ultima colonna di destra riportano le seguenti dediche:

"A Ponzio Zosimo da parte della figlia sposata Ponzia"

"Il marito Giunio Ermes l’ha fatto erigere in onore dell’incomparabile moglie Anna, figlia di Longina"

Tutte e tre le epigrafi sono, per stile delle lettere, del II secolo d.C.

Non è possibile stabilire chi esattamente fossero le persone cui esse fanno riferimento.

I Ponzio, però, erano una famiglia assai diffusa in Campania, soprattutto nelle zone commerciali come Pozzuoli e Capua. L’epigrafe di Ponzio si credeva fosse conservata a Quarto e non essendo stata più ritrovata in quel territorio, fu data per dispersa anche da Giuseppe Camodeca (già prof. di di Storia Romana ed Epigrafia latina nell’Università di Napoli L’Orientale) allorché sotto la sua guida fu pubblicato nel 1980 il catalogo delle presenze archeologiche esistenti sul territorio di quel paese.

Tutte e tre le epigrafi sono state riportate, come del resto anche la prima, sia pure con lievi imperfezioni, dal Giustiniani, cui ne diede notizia D. Giuseppe Proto.

Le altre quattro epigrafi trasmessegli tramite D. Filippo Lauro, delle sette che detto autore pubblica su Marano (eccetto quella rilevata dal Mazzocchi sono:

Di tali iscrizioni nulla si sa né del loro ritrovamento né della loro attuale sistemazione.

Il Chianese all’epoca dello sterro del Ciaurro ritrovò, collocato sulla prima rampa della scalinata della masseria di Vallesana dove si poteva leggere:

Nulla si sa neppure dell’epigrafe che il Mazzocchi riporta dicendo che l’Antinori gliel’aveva comunicata dopo averla trovata in contrada Marmolito (ai confini tra Marano e Quarto).

Essa è la seguente:


Camodeca, datandola al II secolo d.C., fa sapere che ci fu un “M. Nemoni che d’origine libertina (e forse siriaca) raggiunse rapidamente sotto Antonino Pio il rango Equestre e il decurionato probabilmente in grazia di una florida attività commerciale (fabbrica di vetro secondo D’Arms)”.

Dal libro "Marano-storie, tradizioni e immagini" del giornalista scrittore Enzo Savanelli

 

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