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| Otello all'elementare Diaz: è in prima fila, il primo alla sinistra del maestro |
Dopo il riconoscimento internazionale in Romania e il terzo posto della poesia “Solitudine” all’XI Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, la comunità può restituire memoria e dignità a un autore capace di trasformare la sofferenza in grande poesia. Ci sono figure che appartengono profondamente a un territorio anche quando il territorio stesso, per troppo tempo, non è riuscito a riconoscerne pienamente il valore. Otello Di Maro è una di queste. Oggi, dopo la pubblicazione del saggio dedicato alla sua opera sulla rivista italo-romena “Orizzonti Culturali Italo-Romeni” e dopo il prestigioso terzo posto conquistato dalla sua poesia “Solitudine” all’XI Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, la riscoperta del poeta di Calvizzano assume una nuova dimensione. Dunque, non siamo più soltanto davanti al ricordo di un uomo conosciuto da pochi amici, ma davanti alla necessità di restituire alla comunità la figura di un vero poeta, capace di misurarsi con la grande tradizione letteraria italiana attraverso sonetti petrarcheschi, endecasillabi rigorosi e liriche di intensa profondità umana. Per questo nasce una proposta concreta rivolta alla nuova amministrazione Borrelli: dedicare una strada a Otello Di Maro e organizzare un convegno annuale sulla sua poesia.
Un convegno per far conoscere la sua opera alle nuove generazioni e agli studiosi.
Una strada per custodire il suo nome nella
memoria collettiva.
Sarebbe un riconoscimento non soltanto a un poeta, ma a una storia umana fatta di difficoltà, sensibilità e riscatto attraverso l’arte. Otello Di Maro è stato per anni il poeta nascosto dietro la figura dell’imbianchino, l’uomo discreto che attraversava le vie del paese senza mostrare il patrimonio straordinario custodito dentro di sé. Oggi quei versi chiedono di uscire dal silenzio. La sua poesia, nata ai margini, ha dimostrato di poter parlare ben oltre i confini di Calvizzano.
Ora tocca alla sua comunità rispondere.
