Si è messa in moto la macchina del fango?

 

Quando qualcuno critica, si oppone, mette in discussione certi equilibri o prova semplicemente a cambiare le cose, può accadere che, invece di rispondere nel merito, si scelga la strada più facile: delegittimare, screditare, infangare. È un meccanismo vecchio, ma purtroppo sempre attuale.

Anche dalle nostre parti, purtroppo, quando vengono violati certi santuari, oppure attaccati alcuni particolari personaggi, si mette in moto la cosiddetta macchina del fango. Cos’è? Per dirla alla Saviano, è delegittimazione, attacco personale, screditamento attraverso il gossip, gogna pubblica di fatti privati accaduti tanti anni fa: una vecchia foto di vacanze su una spiaggia nudista, per fare un esempio, un calzino color turchese, qualche incidente di percorso accaduto nell’ambito del lavoro, eccetera. E questo potrebbe essere ancora il minimo. C’è pure chi usa l’arma della delegittimazione, facendo passare la vittima predestinata per ladro, cocainomane o amico di personaggi pubblici in odore di camorra. Se poi risulta difficile trovare qualcosa sulla persona da infangare, allora si va a scavare nel passato di qualche suo familiare molto caro. Insomma, critichi? Ti opponi? Allora sarai delegittimato. Si attiva una macchina infernale che punta a discreditarti, per far dire agli altri: “colui che vorrebbe ergersi a moralizzatore è un peccatore”. Così s’incute timore, paura: è questo che produce la macchina del fango e che spesso porta a non agire, a evitare di compiere uno sforzo per migliorare le cose. Lo scopo della macchina del fango è cancellare le differenze per poter dire e ribadire: siamo tutti uguali. Qual è la soluzione? Secondo l’autore di Gomorra, l’unico modo per fermare la macchina del fango “è non darle credito. Riconoscerla, dire: è fango, non mi interessa, non mi riguarda. Facendo muro contro la maldicenza, non diventandone un veicolo di diffusione, non riprendendo la notizia su un compenso o su una relazione. Non è difficile avere la possibilità di impastarsi meno con il veleno. Basta ricordare come ci si sente quando si diventa oggetto di illazioni false, di pettegolezzi maliziosi, di mobbing fondato su presunte inadempienze, qualcosa che è capitato a tutti. La macchina del fango è un meccanismo persecutorio che non mira solo a distruggere un avversario, ma che sta scardinando ogni possibile patto di fiducia all’interno di questo Paese”.

Alcuni anni fa pubblicammo quest’articolo che condividiamo in toto. Da un po’ di tempo, purtroppo, assistiamo nuovamente a dinamiche molto simili. E proprio per questo riteniamo che quelle parole meritino di essere rilette e meditate.

 

 

Visualizzazioni della settimana