Riparte la rubrica “I Sabati di Cultura” con Elisa Chimenti, la calvizzanese che conquistò il mondo: la storia dimenticata che ora ritorna alla luce
C’è una storia che per troppo tempo è rimasta ai margini della memoria di Calvizzano. Una storia che attraversa luoghi, culture e continenti e che, soprattutto, racconta la vicenda straordinaria di una donna nata a Napoli ma profondamente legata alle proprie origini calvizzanesi: Elisa Chimenti.
È da lei che
riparte, dopo la pausa estiva, la nuova stagione de “I Sabati di
Cultura”. E non sarà un semplice ritorno. Quella di Elisa Chimenti è infatti
una storia che merita più di un articolo. Per questo abbiamo deciso di dedicare
alla sua figura una serie di approfondimenti, cercando di ricostruire, tassello
dopo tassello, una vicenda umana e culturale che porta con sé elementi
sufficienti per aprire una riflessione molto più ampia sul rapporto tra
Calvizzano e i suoi figli illustri, sulle radici delle famiglie locali e sulla
necessità di recuperare una memoria che rischia di perdersi. La sorpresa più
grande, forse, è proprio questa: dietro una piccola comunità può nascondersi
una storia di respiro internazionale. Elisa Chimenti fu scrittrice, studiosa,
giornalista e interprete di mondi e culture differenti. La sua vita si sviluppò
lontano da Calvizzano, ma il filo delle origini non si spezzò. Ed è proprio
quel filo che oggi proviamo a recuperare. La sua figura assume così un
significato che va oltre la semplice biografia. Raccontare Elisa Chimenti
significa interrogarsi su ciò che una comunità conserva della propria storia e,
soprattutto, su ciò che rischia di dimenticare. È una ricerca che si inserisce
perfettamente nello spirito con cui è nata questa rubrica. In un anno di
“Sabati di Cultura” abbiamo scoperto che la storia locale non è affatto una
materia minore. Al contrario, può diventare uno strumento per comprendere
meglio il presente e per costruire una vera identità culturale del territorio. E
la vicenda di Chimenti ne è una dimostrazione.
La sua
riscoperta potrebbe rappresentare l’occasione per organizzare incontri,
iniziative, mostre e momenti di approfondimento, ma anche per stabilire
rapporti con altre realtà geografiche e culturali legate alla sua vita e alla
sua opera.
Da una
ricerca d’archivio, dunque, potrebbe nascere qualcosa di concreto: un progetto
culturale capace di collegare Calvizzano al mondo attraverso la storia di una
sua figlia dimenticata. È anche per questo che il nostro lavoro non si fermerà
a questo primo articolo. Nei prossimi appuntamenti proveremo a ricostruire la
sua vicenda attraverso documenti, testimonianze e fonti storiche, cercando di
distinguere ciò che è documentato da ciò che è stato tramandato e, soprattutto,
mettendo in ordine una storia che merita finalmente di essere conosciuta. Una
storia che, come è accaduto con altre ricerche della rubrica, ci ricorda una
cosa semplice ma fondamentale: la memoria non è soltanto ciò che ricordiamo. È
anche ciò che decidiamo di non lasciare scomparire.
E adesso,
finalmente, è arrivato il momento di riaccendere i riflettori su Elisa
Chimenti.
Da Calvizzano
al mondo.
Red
Esclusiva Calvizzanoweb – Elisa
Chimenti, poetessa italiana del 900’ fondatrice della Scuola Italiana di
Tangeri, era di origini calvizzanesi
Nel fare ricerche sulla famiglia Cavallo, oltre alla parentela con alcuni sindaci di Calvizzano e altre famiglie calvizzanesi, è venuta fuori quella con la poetessa Elisa Chimenti.
Il legame con la famiglia calvizzanese per Elisa Chimenti proviene da parte di padre, Rosario Chimenti, che nasce il 27 ottobre 1848, nel rione Stella in vico Cangiani, 18 (oggi vico Cangiani a Santa Maria Antesaecula), molto vicino la casa di nascita di Totò.
Vico Cangiani a Santa Maria Antesaecula, 18, quartiere Stella, Napoli, luogo di nascita di Rosario Chimenti, padre di Elisa. Fonte Google Maps
Secondo l’atto di nascita, Rosario Francesco Vincenzo Chimenti è nato da Nicola Chimenti, impiegato forense, e Elisabetta Cavallo.
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17973969/wEePbBV
I suoi genitori si sono sposati il 31 luglio 1842 a Calvizzano: Nicola Gaetano Custode Chimenti (nato il 23 settembre 1818), di fu Francesco e Angela Maria Crisci, domiciliato a Napoli in via Carlotta ai Cristallini, 19, sposa Elisabetta Cavallo (nata a Lusciano il 13 agosto 1809), di furono Nicola e Marianna Visconti, domiciliata a Calvizzano in via Casecavallo (oggi via Ritiro, originariamente chiamata così proprio perché vi erano le case della famiglia Cavallo).
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua215908/wlo82l4
Nicola Cavallo fu Sindaco di Calvizzano dal 1810 al 1811, e questo legame lo rende bisnonno di Elisa Chimenti. Ma non solo: essendo la moglie di Nicola Cavallo Marianna Visconti, sorella di Carlo e Luigi (sindaci nel 1807 e dal 1809 al 1810), questi ultimi sono anche pro-prozii della poetessa.
Chi è Elisa Chimenti?
Questa biografia è un riassunto della biografia presente sul sito della Fondation Mediterranée Elisa Chimenti (https://elisachimenti.org)
Elisa Chimenti è nata a Napoli l’8 novembre 1883 da Rosario Francesco Vincenzo Chimenti, napoletano, e da Maria Luisa Girolama Ruggio-Conti, napoletana originaria di Porto Torres.
Prima di cinque figli (di cui uno, Roberto, di altra madre, tale Maria Giraldi), il padre era un professore universitario e medico garibaldino di fede anarchica, e pare che questa sua fede politica portò tutta la famiglia Chimenti, compresa Maria Giraldi incinta del futuro Roberto, a espatriare nel 1884 verso Tunisi.
Arrivati a Tunisi, ipotizza Emanuela Benini (Esperta di cooperazione presso il Ministero degli Esteri), la famiglia assunse un cognome falso e si finse di origine ebraica al fine di evitare ripercussioni (tant’è vero che il padre da questo momento in poi si farà chiamare Roberto Ruben).
Da Tunisi, dove Elisa frequentò l’École de l’Alliance Israélite, nel 1890 si trasferirono a Tangeri, in Marocco, dove si stanziarono poiché il padre fu chiamato per diventare medico personale del Sultano del Marocco Mulay Ḥasan I. Questo lavoro portò il padre a seguire il sultano in tutto il Marocco, e Elisa con lui, imparando così la cultura marocchina e araba in un periodo in cui il Marocco era ancora traviato da lotte tribali interne.
Educata dai genitori secondo canoni liberali (decisamente innovativi all’epoca), secondo quanto dichiarato dalla stessa Elisa Chimenti si laureò in Studi letterari all’Università di Lipsia (laurea poi andata perduta a causa dei danni della I° Guerra Mondiale). A Lipsia pubblicherà anche le sue prime opere, “Meine Leider” e “Taitouma”, anche queste andate perdute, tra il 1911 e il 1913.
Nel 1912 si sposerà con tale Fred Dombrowski, ragazzo tedesco che la sera stessa del matrimonio provò a strangolarla. Fu dichiarato affetto da disturbo paranoico e furono immediatamente separati. Questo evento portò Elisa Chimenti a scrivere un’altra opera, inedita: una raccolta di poesie d’amore chiamate “Marra”.
Ottenuto il divorzio per inabilità del marito nel 1924, la cittadinanza tedesca ottenuta col matrimonio le rimase, cosa che le portò difficoltà nell’ottenere sostegno dalle autorità italiane per cui lavorava.
Dopo il divorzio convivrà con Si Ahmed Fekhardji, traduttore del Mendoub (delegato ufficiale, ndr) del Sultano di Marocco.
Secondo il giornalista e sociologo Abraham Isaac Laredo, le sue conoscenze si sono arricchite grazie ai suoi viaggi in Europa: Portogallo, Spagna, Inghilterra, Olanda, Germania, Polonia e Russia. Ha padroneggiato 15 lingue tra cui alcune lingue morte, ed è stata certamente formata nella biblioteca del padre ricca di numerosi testi classici e preziose opere anarchiche del XIX secolo, dimostrando per tutta la vita professionalità e innovazione in molti campi tra cui l'insegnamento delle lingue, l'antropologia, l'etnologia, la sociologia.
Nel 1914 tornò a Tangeri, dove la cittadinanza tedesca ottenuta dal marito, a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, le causò molte limitazioni e fu impossibilitata a lavorare. In questo periodo, fondò con la madre una scuola privata d’italiano. Questa impresa nacque da una precisa necessità: a Tangeri prima di quel tempo, specie quando Elisa e i suoi fratelli e sorelle erano piccoli, non c’erano scuole, ma bensì solo un circolo intellettuale presso una farmacia, la “Pharmacie Totier”.
Con la fondazione di questa scuola, la prima scuola italiana del Marocco, che da elementare col tempo diventò anche liceo e perfino collegio, Elisa Chimenti e sua madre divennero punto di riferimento dell’istruzione di tutta la città di Tangeri, insegnando italiano, inglese, francese e arabo con metodi anche innovativi per l’epoca (molto vicini alla psicopedagogia odierna). Questa scuola ebbe anche il finanziamento del Governo Italiano nel 1919.
Con l’arrivo del Fascismo, Elisa Chimenti subì sostanzialmente una truffa dal governo Mussolini: la scuola, finanziata dal Governo, prima insidiata nella casa di famiglia, nel 1927 fu passata alle dipendenze dell’Associazione Nazionale Italiana per i Missionari all’Estero (A.N.I.), fu spostata nel Palazzo delle Istituzioni Italiane e le fu sottratta sia la scuola sia il ruolo d’insegnante.
Ci fu per questo una causa trentennale che Elisa Chimenti e sua madre prima persero e poi vinsero in appello, con un rimborso di 50mila lire che non le fu elargito fino al 1950.
Scuola Italiana di Tangeri nel Palazzo delle Istituzioni Italiane. Fonte elisachimenti.org
Tra il 1928 e il 1943, anno in cui poté di nuovo insegnare alla Scuola Italiana, Elisa Chimenti si dedicò alla scrittura, pubblicò alcune opere, come “Eves Marocaines” (Vigilie marocchine, Tangeri 1935) e “Chants de Femmes Arabes” (Canti di donne arabe, Parigi 1942), e soprattutto svolse una grande attività giornalistica collaborando con numerose riviste e quotidiani marocchini e internazionali, come Le Figaro e La Vigie Marocaine.
Dal 1943 riprese l’insegnamento nella Scuola Libera Musulmana, unica europea nella scuola ad aver insegnato arabo letterario, e dal 1945 e per i 21 anni successivi riprenderà l’insegnamento nella Scuola Italiana di Tangeri. Fu precorritrice del dialogo interculturale, attraverso la modernità del suo approccio metodologico e didattico e il contenuto delle materie insegnate.
Il suo operato è riconosciuto anche con la Medaglia di Cavaliere al Merito, ottenuta dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 30 maggio 1957.
L’incarico divenne simbolico verso la fine degli anni 50’: a causa della vecchiaia e delle malattie, divenne sostanzialmente sempre più complesso per lei insegnare, al punto che 10 professori della Scuola richiesero al Presidente della Repubblica di fornirle una pensione per il lavoro svolto (che le fu negata per non essere mai stata insegnante di ruolo).
Elisa Chimenti ebbe anche un ruolo sociale: fondò assieme alla sorella Dinah la fondazione Aide Fraternel (Aiuto Fraterno), per fornire aiuto economico raccolto tra i benestanti di Tangeri per le donne in difficoltà della città.
La sua prolifica e diversificata produzione comprende diverse opere pubblicate in Francia e in Marocco:
· Légendes marocaines (Leggende marocchine, 1950), ripubblicato nel 1965 a New York
· Al cuore dell’harem (Parigi 1958)
· Le Sortilège (et autres contes séphardites) (Il sortilegio (e altri racconti sefarditi), Tangeri 1964)
· Petits Blancs Marocains (Piccoli bianchi marocchini), pubblicata a puntate sui giornali "Maroc-Monde" e "Le Journal de Tanger" negli anni '50 e '60.
Ad oggi sono state raccolte altre 26 opere inedite: appartenenti a vari generi, non tutte hanno carattere letterario o commerciale.
Nel 1960 una copia di Légendes marocaines fu inviata al Console italiano per richiedere di poter essere pubblicato in Italia. Nel 1964 dichiara di essere in condizioni di miseria e chiede al Presidente della Repubblica Antonio Segni un’occupazione e di far pubblicare i suoi libri in Italia, dato che sono apprezzati in Stati Uniti, Spagna e Francia.
Nel 1966 termina il suo operato alla Scuola Italiana. Dopo aver ottenuto la Medaglia d’oro dal giornale Il Tempo di Roma (mai ricevuta), muore il 7 settembre 1969.
Gianpaolo Cacciapuoti
