Ci sono domande che una politica seria deve avere il
coraggio di porre, soprattutto quando le risposte continuano a non arrivare.
Perché il PUC a consumo di suolo zero non procede?
Ogni volta che si chiedono informazioni
sull’avanzamento dell’iter, e oggi il passaggio atteso riguarda la
pubblicazione della documentazione relativa alla VAS, propedeutica alla
trasmissione del Piano alla Città Metropolitana, torna puntualmente il riferimento
all’indagine della DDA sul preliminare del Piano.
Ma una domanda è inevitabile:l’indagine è realmente la
ragione per cui il procedimento non procede?
Se lo è, deve essere detto chiaramente e soprattutto
deve risultare dagli atti.
Perché c’è un fatto che non può essere ignorato.
Con la delibera n. 29 del 9 dicembre 2025, la
Commissione Straordinaria ha confermato l’adozione del preliminare del Piano e
ha esaminato le osservazioni presentate, respingendone in gran parte i
contenuti e accogliendone altri solo parzialmente.
Quella decisione è stata assunta quando l’indagine era
già conosciuta.
Allora le domande sono semplici e precise: se
l’indagine rappresentava un ostacolo alla prosecuzione del PUC, perché in
quella fase si è scelto di andare avanti?
E, soprattutto: che cosa è cambiato dopo? Il
procedimento è stato formalmente sospeso? È stato rallentato? È stata assunta
una decisione diversa? Chi l’ha assunta? Con quale atto? Per quali motivi?
Sono domande politiche, ma prima ancora sono domande
amministrative. E meritano risposte pubbliche e documentate. Perché non è
sufficiente evocare un’indagine per spiegare ogni cosa. Un’indagine non può
diventare una formula generica dietro la quale nascondere l’assenza di
informazioni sull’iter amministrativo.
Se esistono ragioni giuridiche o amministrative che
impediscono oggi di procedere, è giusto conoscerle. Se invece non esistono,
bisogna spiegare perché un Piano che ha richiesto anni di lavoro non sta
andando avanti.
C’è poi un precedente che merita di essere
ricordato.
A Calvizzano, nel 2019, un’altra Commissione
Straordinaria, con la delibera n. 31 del 19 marzo 2019, intervenne formalmente
sul procedimento urbanistico, revocando in autotutela le deliberazioni relative
all’esame delle osservazioni al PUC e procedendo verso una nuova valutazione.
Non sosteniamo che le due vicende siano uguali. Sosteniamo
un principio molto più semplice: quando un’amministrazione ritiene che un
procedimento urbanistico debba essere modificato, sospeso o riconsiderato, deve
assumersi la responsabilità di dirlo e di farlo attraverso atti chiari e
conoscibili. Ed è per questo che altre domande diventano inevitabili. Quanti
sono gli eventuali ricorsi, rilievi e atti di contestazione presentati sul
preliminare del PUC? Chi li ha presentati? Quali parti del Piano contestano? Quali
aree del territorio riguardano? Quali trasformazioni urbanistiche sono
coinvolte? E perché non viene fornita una ricostruzione pubblica e puntuale di
queste contestazioni? Non chiediamo processi sommari. Chiediamo trasparenza.
Perché il territorio non è una questione privata.
E quando si decide del futuro urbanistico di una
città, i cittadini hanno il diritto di sapere quali sono le posizioni in campo,
quali interessi territoriali vengono rappresentati e quali conseguenze possono
derivare dalle diverse scelte.
C’è poi una questione che riguarda direttamente le
casse pubbliche. Quanto è costato finora il lavoro per la redazione del PUC? Quanto
è stato speso per incarichi, studi e professionalità? E quanto potrebbe costare
ai cittadini un eventuale abbandono del procedimento o la necessità di
ripartire da capo? Perché qui non stiamo parlando soltanto di urbanistica. Stiamo
parlando di denaro pubblico, di anni di lavoro e del futuro di Marano. Ed è
proprio per questo che torniamo alla domanda dalla quale siamo partiti: A chi
fa paura un PUC a consumo di suolo zero? Un Piano che punta sul recupero
dell’esistente, sulla rigenerazione urbana, sulla riqualificazione del
patrimonio edilizio e sulla tutela del territorio.
E ancora: a chi conviene che questo Piano non arrivi
alla conclusione del suo percorso? Non stiamo accusando nessuno. Stiamo
chiedendo di rendere pubblici gli atti, le motivazioni, i numeri e le
responsabilità amministrative.
Perché un PUC può essere discusso. Può essere
contestato. Può essere modificato.
Può essere migliorato. Ma non può diventare una
pratica da lasciare indefinitamente in sospeso senza spiegare ai cittadini
perché. Chi governa ha il dovere di decidere. Chi amministra ha il dovere di
motivare. E i cittadini hanno il diritto di sapere.
Le domande sono legittime. Adesso servono risposte.
Stefania Fanelli, Segretaria
Sinistra Italiana – Marano
