Ci sono silenzi che
fanno più rumore di una voce. Silenzi che arrivano puntuali proprio quando il
cuore continua ad aspettare ciò che la ragione sa che non accadrà più. Quest’anno,
nel giorno del mio onomastico, il telefono è rimasto "muto". Nessuno squillo.
Nessun nome sul display. Eppure, per un attimo, ho aspettato lo stesso quella
telefonata che, per tanti anni, era stata tra le prime ad aprire la mia
giornata.
L’8 agosto 2025 è una
data che non dimenticherò mai. La vita mi ha messo davanti a una delle prove
più dolorose: la morte di mia sorella Rosaria, la più piccola di noi sei
fratelli e sorelle (ne eravamo sette: uno morì pochi giorni dopo la nascita). Solo quattro giorni prima, come aveva sempre fatto con
affetto e puntualità, mi aveva telefonato per farmi gli auguri. Una telefonata
semplice, fatta di poche parole sincere, che oggi custodisco come uno dei
ricordi più preziosi.
Rosaria se n’è andata nel sonno, mentre si trovava in campeggio a Sperlonga. È partita in silenzio, senza disturbare nessuno, proprio come aveva vissuto. Era una donna buona, generosa, dai sentimenti limpidi. Sempre pronta a tendere una mano, sapeva conquistare l’affetto di chiunque la incontrasse. La sua vera ricchezza era il cuore. Quando è nata avevo quindici anni. L’ho vista muovere i primi passi, crescere, diventare donna. In qualche modo ho avuto la fortuna di accompagnarla lungo il suo cammino. Per questo la sua perdita ha lasciato dentro di me un vuoto difficile da raccontare. Quando se ne va una sorella, non si perde soltanto una persona amata: si perde una parte della propria storia, dei propri ricordi, della propria casa interiore. Rosaria seguiva con affetto il mio blog. Leggeva ogni articolo, ogni poesia, ogni racconto dedicato agli artisti. Con la semplicità che la rendeva speciale mi diceva spesso che alcune di quelle storie le erano rimaste nel cuore. Oggi quelle parole sono diventate una piccola, preziosa eredità.
Il tempo non cancella il dolore, ma gli insegna a parlare una lingua
diversa.
Sono certo che Rosaria
continui a guardarci con il suo sorriso sereno, quello che riusciva a
rassicurare tutti. Mi piace immaginarla nella luce di Dio, libera da ogni
sofferenza, mentre veglia sulla sua famiglia con la stessa discrezione con cui
ha attraversato questa vita. La sua telefonata non arriverà più. Ma il suo
amore continua a raggiungerci ogni giorno attraverso un ricordo improvviso, una
fotografia, una parola o un gesto che parla di lei. Ci sono legami che la morte
non può spezzare, perché appartengono all’anima. E allora voglio pensare che,
anche se il telefono resterà per sempre in silenzio, il suo augurio continui ad
arrivarmi da un luogo dove il tempo non esiste e l’amore non conosce fine. È lì
che vive Rosaria. Ed è da lì che il suo sorriso continua a illuminare il
cammino di chi ha avuto il privilegio di volerle bene.
