La memoria di Calvizzano ha bisogno di una casa: dove custodire storie, reperti e identità del territorio?
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| Nuova scuola dell'infanzia di via Aldo Moro |
Il progetto da 130mila euro con cui Calvizzano si candida al bando “Cultura nei piccoli Comuni” ha un obiettivo ambizioso: raccogliere, raccontare e rendere accessibile la memoria della comunità. Ma ogni memoria, per essere davvero conservata, ha bisogno anche di un luogo fisico dove essere custodita, studiata e soprattutto restituita ai cittadini. Ed è proprio qui che si apre una questione che Calvizzano dovrebbe affrontare insieme al progetto culturale. Da anni è stata indicata l’ipotesi dell’ex IPAB come possibile Palazzo della Cultura, una proposta avanzata sia da Calvizzanoweb che da Movimento Futura. Quella soluzione, però, è ormai tramontata: l’edificio sarà destinato alla nuova caserma dei Carabinieri. Il Comune, inoltre, non dispone, al di fuori dei locali municipali, di beni confiscati alla criminalità organizzata né, al momento, di edifici acquisiti al patrimonio pubblico per abusivismo edilizio con procedimento amministrativo concluso che possano diventare facilmente la “casa” della memoria. Una possibilità potrebbe però essere rappresentata dagli ampi spazi della nuova scuola dell’infanzia, che dovrebbe essere inaugurata nei prossimi mesi. Il progettista avrebbe riferito della presenza di locali molto grandi, che meritano di essere verificati e conosciuti direttamente.
Gli spazi del prefabbricato oggi
utilizzato dalla scuola, invece, nelle ipotesi attuali, sarebbero destinati a
laboratori didattici e alla Casa dell’Autismo. Per la memoria di Calvizzano si
potrebbe dunque valutare se alcuni ambienti della nuova struttura possano
essere destinati, almeno in parte, a questa funzione culturale.
Sarebbe particolarmente significativo se
proprio lì potessero trovare posto anche i circa 50 reperti provenienti dalla
necropoli scoperta nel 1922, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di
Napoli e già protagonisti di un’esposizione. Se esistessero le condizioni
tecniche, scientifiche e amministrative per riportarli a Calvizzano, quel luogo
potrebbe diventare il punto d’incontro tra archeologia, storia orale,
fotografie, documenti, podcast e testimonianze digitali.
Il bando può finanziare contenuti,
attività e strumenti. Ma la domanda che Calvizzano dovrebbe porsi è semplice:
dove conserveremo tutto ciò che riusciremo a raccogliere?
Perché la memoria non può essere soltanto
registrata. Deve poter essere vista, ascoltata, studiata e tramandata. E per
farlo, Calvizzano ha bisogno di una casa.
