Sono tanti e diversi i problemi che non conoscono confini amministrativi, appartenenze politiche o schieramenti. Le polveri, i disagi e le difficoltà quotidiane dei residenti non si fermano davanti a un cartello che indica il territorio di un Comune. Ed è proprio per questo che, quando chi amministra e chi rappresenta le istanze politiche e sociali del territorio riescono a confrontarsi con spirito costruttivo, il segnale non può che essere positivo. La vicenda dell’appezzamento di via Benedetto Croce, nel territorio di Calvizzano, al confine con Marano e a ridosso di via Adda, è uno di quei casi in cui il rischio del rimpallo delle responsabilità è sempre dietro l’angolo. È proprio su questioni di confine come questa che spesso i cittadini finiscono per sentirsi dimenticati, mentre gli enti si confrontano sulle rispettive competenze. L’incontro tra il sindaco di Calvizzano, Luciano Borrelli, e la segretaria di Sinistra Italiana di Marano, Stefania Fanelli, va invece nella direzione opposta: quella del confronto diretto, della disponibilità all’ascolto e della ricerca di soluzioni. Borrelli ha mostrato apertura e capacità di dialogo, con quella moderazione che appartiene alla sua formazione politica e al suo modo di intendere il ruolo istituzionale. Fanelli, dal canto suo, ha confermato la sua presenza costante sul territorio, facendosi carico delle segnalazioni dei residenti e portandole all’attenzione di chi può intervenire. È questa, in fondo, la politica che serve ai territori: una politica capace di parlarsi anche quando appartiene a mondi diversi, senza confondere i ruoli ma mettendo al centro il problema da risolvere. Non è necessario essere dello stesso partito, né condividere ogni posizione, per riconoscere che una questione va affrontata. Anzi, è proprio quando esistono sensibilità diverse che il confronto può diventare più utile, se condotto con rispetto e concretezza. In un momento in cui il dibattito pubblico è spesso dominato dai social e dalle polemiche, il confronto reale assume ancora più valore. I cosiddetti “leoni da tastiera” possono continuare a lanciare accuse e sentenze, magari prendendosela anche con i giornali che raccontano ciò che accade sul territorio. Ma i problemi veri non si risolvono con un post o con un commento. Si risolvono andando sul posto, incontrando le persone, ascoltando le loro difficoltà e cercando interlocutori disponibili a intervenire. È esattamente ciò che rende significativo il confronto tra Borrelli e Fanelli. Non perché un incontro possa, da solo, risolvere una situazione complessa, ma perché rappresenta un metodo: parlarsi, assumersi le proprie responsabilità e cercare una strada comune, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo.
Ora,
naturalmente, servono i fatti. Gli impegni per affrontare le polveri e i disagi
dei residenti dovranno tradursi in interventi concreti. È questo il passaggio
decisivo: trasformare la disponibilità al dialogo in risultati visibili per chi
vive quotidianamente quella situazione.
Ma proprio da
qui può partire un messaggio importante per Calvizzano e Marano.
I territori hanno bisogno di meno guerre politiche e di più confronto. Meno accuse a distanza e più presenza. Meno protagonismo virtuale e più capacità di stare in mezzo alla gente. Quello tra Borrelli e Fanelli è stato, dunque, un buon momento di dialogo. Un dialogo che non cancella le differenze politiche, ma dimostra che le differenze possono diventare secondarie quando davanti ci sono problemi concreti e cittadini che aspettano risposte. Perché i confini amministrativi possono dividere le competenze, ma non devono mai diventare un alibi per non affrontare i problemi.

