Dal post di Ciro Lattero riaffiora il ricordo di Susella, la donna che salvò una generazione con il calcio
Il post pubblicato da Ciro Lattero, poeta e politico calvizzanese, ha riportato alla memoria una fotografia del calcio dilettantistico di altri tempi: la partita tra Calvizzano e la Polisportiva Miano del 1971. Al di là delle altre considerazioni contenute nel suo intervento, sulle quali esistono opinioni e ricostruzioni differenti, è proprio quell’immagine sportiva a meritare attenzione, perché racconta un’epoca in cui il calcio era soprattutto aggregazione, passione e riscatto sociale. Guardando quella foto, la mente corre inevitabilmente a una figura straordinaria, oggi forse poco conosciuta dalle nuove generazioni ma indimenticabile per chi è cresciuto nei quartieri a nord di Napoli: Lucia Natale, per tutti “Susella”. Nata e vissuta a Miano fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1984, Susella è stata una pioniera del volontariato sportivo. Molto prima che si parlasse di inclusione sociale attraverso lo sport, lei aveva compreso che un pallone poteva rappresentare una concreta alternativa alla strada, alla microcriminalità e alla droga.
Fondò una squadra che militava in Seconda Categoria, ma il suo progetto andava ben oltre il risultato della domenica. Era presidente, allenatrice, dirigente, magazziniera e, spesso, anche benefattrice. Comprava personalmente palloni, maglie, tute e scarpini, perché molti dei suoi ragazzi provenivano da famiglie che non potevano permettersi nemmeno l’attrezzatura indispensabile. Da quella squadra sono usciti diversi calciatori che hanno poi raggiunto categorie superiori, tra cui Salvatore Amabile. Ma il successo più grande di Susella non si misurava nei gol segnati o nelle promozioni conquistate: era vedere quei giovani crescere come uomini. Il quartier generale della Polisportiva Miano era una sala biliardo che Susella gestiva in uno dei vicoli del quartiere. Lì si preparavano le partite, si studiavano gli avversari e si respirava un autentico senso di appartenenza. Non mancavano nemmeno le iniziative sociali: pellegrinaggi a Montevergine e Materdomini, gite, riffe e momenti di comunità che rafforzavano i legami tra ragazzi e famiglie. La sua era una dedizione totale. Si racconta che la madre dicesse spesso che Lucia prendeva a calci un pallone prima ancora di imparare a camminare. Una passione che ha saputo trasmettere a intere generazioni. Anche chi scrive conserva un ricordo personale legato a quel mondo. Nato e cresciuto a Piscinola fino all’età di 27 anni, frequentavo la parrocchia dei Santi Alfonso e Gerardo in via Ianfolla, a pochi passi da Miano. Erano gli anni tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta e proprio lì sentii parlare per la prima volta di Susella e della sua squadra.
Per noi ragazzi della parrocchia,
guidati da don Vincenzo Imperatore, indossare la maglia del Miano rappresentava
un sogno. Io non ci sono riuscito, ma alcuni amici sì e ricordavano
quell’esperienza con un orgoglio difficile da descrivere. Nessuno percepiva
compensi, nessuno giocava per interesse: bastava essere scelti da Susella per
sentirsi parte di qualcosa di importante.
Il vecchio campo del Marianella,
dove qualche anno dopo giocai anch’io insieme a tanti protagonisti di quel
calcio popolare come Rungi e Femiano (morto recentemente), oggi non esiste più. Ma il ricordo di
quegli anni continua a vivere nelle fotografie, nei racconti e soprattutto
nelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscere Lucia Natale.
Non è un caso che nel presepe
artistico della cappella di San Gaetano a Miano sia stata realizzata anche una
statuetta che la raffigura. È il riconoscimento spontaneo di un quartiere che
non ha dimenticato una donna capace di cambiare il destino di tanti giovani
semplicemente offrendo loro un pallone, una maglia e una speranza.
Il post di Ciro Lattero, con quella
fotografia del 1971, ha avuto anche questo merito: riportare alla luce una
pagina di sport autentico e ricordare che, molto prima dei grandi progetti
sociali, c’era già chi faceva inclusione ogni giorno, in silenzio, con
sacrificio e straordinaria umanità. Quel nome era Lucia “Susella” Natale.
Mi.Ro.
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