Dopo i nove articoli pubblicati ieri e dedicati al
cantore metropolitano, al bluesman figlio della guerra Otello Di Maro,
scomparso in una gelida notte della vigilia di Natale del 1988, oggi vogliamo
soffermarci su un altro aspetto della sua eredità artistica: la capacità di
continuare a ispirare uomini di cultura, poeti e appassionati del territorio. Il
lavoro di ricerca e valorizzazione portato avanti negli anni da Calvizzanoweb,
che non ha mai smesso di dedicare spazio alla figura di Otello Di Maro, ha
contribuito a riportare alla luce un patrimonio artistico che rischiava di
essere dimenticato. Quelle pubblicazioni non hanno rappresentato soltanto un
omaggio alla sua musica e alla sua poesia, ma hanno acceso l’interesse di
diversi autori locali che hanno sentito il bisogno di raccontarlo attraverso i
propri versi. Tra questi figurano Gennaro G.B. Ricciardiello,
Giorgio Zapparella e Fabrizio Ciccarelli, che hanno dedicato poesie e
riflessioni alla figura del cantautore calvizzanese, dimostrando come l’arte di
Otello continui ancora oggi a parlare alle nuove generazioni e a chi ama la
cultura del territorio. Proprio Fabrizio Ciccarelli, in occasione del convegno
dedicato a Otello Di Maro del 30 novembre 2020, lanciò un messaggio destinato
soprattutto ai giovani. Invitò i talenti di Calvizzano a non cercare altrove
ciò che già possiedono nella propria terra e auspicò la nascita di
un’associazione culturale apartitica, capace di valorizzare il patrimonio
artistico locale e di formare giovani pronti a prendersi cura della propria
comunità “come un buon padre di famiglia”.
Quel desiderio trovò poco dopo una concreta
realizzazione con la nascita della Pro Loco “Calvizzano: il mio paese”, presieduta
magnificamente da Marialuisa Sabatino, che organizzò iniziative culturali
dedicate alla memoria di Otello Di Maro, tra cui la manifestazione svoltasi
nella sala teatrale della parrocchia San Giacomo. Un’esperienza che, purtroppo,
ebbe vita breve e si concluse dopo pochi anni, ma che rappresentò comunque un
importante segnale di attenzione verso la storia culturale della città. Tra i
brani più significativi lasciati da Otello Di Maro c’è “Ma sì, è ammore”,
una delle ventidue canzoni incise dall’artista oltre quarant’anni fa. Anche
questo brano viene oggi riproposto da Calvizzanoweb affinché le nuove
generazioni possano conoscere un autore che ha saputo raccontare, con
semplicità e autenticità, l’amore, la vita e la sua Calvizzano. La speranza è
che quelle parole, quelle canzoni e quelle poesie continuino a generare nuova
cultura, perché la memoria di un artista vive davvero quando riesce ancora a
ispirare chi viene dopo di lui.
Riascoltiamo ‘Ma sì, è ammore’, il brano
che meglio racconta l’amore di Otello Di Maro per la sua terra e per la sua
gente
Ma si è ammore, la recensione di Enzo Salatiello
L’amore, secondo Otello Di Maro, non ha bisogno di aggettivazione alcuna. In questa bella lirica, egli canta semplicemente l’amore. Senza aggettivazioni di sorta. Anche quello che ai nostri occhi potrebbe apparire deleterio e di un infimo livello. Eppure, Otello s’incanala nel solco “sacro” dei grandi cantori antichi e moderni, cantautori, poeti, pittori, tutti hanno raccontato e spesso vissuto un amore ai bordi delle strade o nel chiuso di rifugi di fortuna. Le due “Maja desnuda e vestida” del Goya erano prostitute. La donna speciale che fa vedere “Il cielo in una stanza” a Gino Paoli è una di quelle che lavorano tra i carrugi del porto di Genova. Potremmo elencarne a centinaia, quindi anche il nostro Otello volle raccontarci di questi amori venduti o comprati, barattati o trattati per un prezzo troppo spesso contrattato. L’amore comprato diviene poesia dismettendo i panni dello squallore. La straordinaria sensibilità di Otello e la sua libertà da ogni schema sociale, lo porta ad abbellire quadri d’insieme: (N’coppe ‘e borde e ll’autostrade, sotto ‘e lampiune ecc.). Otello si libera delle convenzioni sociali che da sempre schiacciano la sua anima che si libra in volo come un albatro. Egli non crede che questo tipo di amore possa far male, serve a chi è solo (condizione che lui provò in vita). L’amore comprato non porta con sé pena o “fastidi” come la gelosia, la convivenza, le responsabilità. Questo amore è una sorta di premio per gli ultimi e non solo, per quelli che non hanno saputo o voluto tracciare un percorso “normale” della loro vita o per quelli che molto banalmente, amano questi tipi di amori. L’amore fatto “Alla boia d’un Giuda” (Francesco Guccini) rivive nella bella e plastica espressione: “mmiezo ‘e terre a culo annùre”. Anche se quest’amore, è cercato e vissuto di fretta, alla maniera peggiore e in condizioni avverse, anche se, troverà ostacoli tra gli affetti, anche se, si conclude con una banconota, per il poeta, è sempre amore! Non può far male, né aver torto. Questo amore non vuole alcove romantiche, grandi scenari o storie addosso ricamate, a questo amore, basta un pagliaio, un anfratto, una casa abbandonata, esso non chiede intere vite passate insieme ma, poco tempo, al freddo o al sole sotto un albero, in una stazione, nel buio di una sala cinematografica, qualsiasi posto di fortuna è adatto! Un amore che parla africano, rumeno, o qualsiasi dialetto italiano, il filo logico del discorso di Otello è universale e vale per ogni stagione. Da sempre esiste chi: “Vende a tutti la stessa rosa” (Fabrizio De Andrè) Renderà per poco tempo, qualcuno felice. Già… la felicità, una cosa che Otello forse, non conobbe mai, imprigionato com’era, in quella gabbia feroce che fu la sua creatività e la sua sensibilità di uomo e poeta straordinario.