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| Patrizia Ubaldi, eccellenza culturale calvizzanese (da due anni vive a Marano): è stata per oltre cinque anni (fino al 2024) direttrice del Centro Culturale Italiano Cluj-Napoca in Romania |
Nell’estate dell’anno scorso, mentre leggevo alcuni articoli di Domenico Rosiello sul suo blog, ho trovato una poesia, una poesia molto delicata dal titolo In morte della nonna, l’autore era Otello Di Maro, un ragazzo di colore che per vivere faceva l’imbianchino, morto suicida la notte di Natale del 1998. Ho letto la poesia, ero piacevolmente sorpresa, c’era qualcosa di speciale in quei versi, più li leggevo e rileggevo, più mi rendevo conto di avere trovato qualcosa di straordinario. Ero di fronte a un sonetto petrarchesco, due quartine e due terzine in endecasillabi, lo stesso schema rimico, con rima piana e verso piano, la metrica era perfetta così come l’uso delle figure retoriche. A quel punto ho sottoposto il sonetto a una studiosa competente in poesia petrarchesca, che ha confermato ciò che immaginavo. Quindi ho chiesto aiuto a Domenico Rosiello per avere ulteriori informazioni su Otello ed eventuali altri suoi scritti. Domenico mi ha poi messo in contatto con Paolo Ferrillo, che mi ha inviato una copia della raccolta delle poesie di Otello, L’autoepitaffio, che i suoi amici avevano fatto pubblicare dopo il suo suicidio.
Così ho cominciato a studiare le liriche di Otello Di Maro,
quasi per gioco, come una sorta di scommessa e ho scritto su di lui per il blog
di Domenico. Alla fine di settembre, per puro caso mi sono imbattuta nella
pubblicità di un concorso letterario. La casa editrice Aletti bandiva un
concorso di poesia legato all’XI Edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”. Dopo essermi
confrontata con Domenico, ma soprattutto con Paolo quale erede morale di
Otello Di Maro, ho inviato alcune poesie del Nostro e l’ho iscritto al
concorso. Il 4 febbraio 2026, ho ricevuto un’email che mi informava che la
poesia “Solitudine” di Otello Di Maro
si era classificata al terzo posto ed era stata anche insignita di una menzione
d’onore.
In una sua canzone intitolata Incontro, Francesco Guccini cantava “E correndo mi incontrò
lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei”. È così che sento il
mio incontro con Otello Di Maro, come un incontro casuale, dopo tanti anni, ma
è “un incontro illogico” per la vita normale, perché mi sono imbattuta in
Otello quando lui non era più in un corpo, ma solo nei suoi versi. In questo
modo, però, ho conosciuto il suo animo gentile, avvolto come da un’aura di
perenne malinconia tipica del crepuscolarismo, spesso velata da una sottile
ironia. Le sue profonde parole scavano nell’animo del lettore più di quanto si
immagini, i suoi versi riescono a stabilire con lui un contatto che lo porta
fuori dal tempo.
Patrizia Ubaldi
