Calvizzanoweb risponde a Gregorio Silvestri all’articolo sulla “macchina del fango”

 

Caro Gregorio,

ti ringrazio per il tuo intervento (commento su facebook), perché mi consente di precisare meglio il senso di ciò che ho scritto. Quando ieri ho riproposto l’articolo sulla “macchina del fango”, non avevo alcuna intenzione di lanciare accuse personali, né di indicare pubblicamente responsabili o vittime. E, soprattutto, nell’articolo non ho mai parlato di Marano, né ho fatto riferimento a persone o vicende specifiche.

Era, e rimane, una riflessione più generale su un modo di agire che può manifestarsi quando qualcuno critica, si oppone, mette in discussione determinati equilibri o semplicemente prova a cambiare le cose. Premesso che è sempre un piacere interloquire con te, lo ribadisco anche questa volta, anche perché certi argomenti non sono alla portata di tutti coloro che intendono fare politica e un giorno amministrare, sei stato tu (noi il tu ce lo diamo da sempre), nel tuo intervento, a spostare il ragionamento sul terreno politico di Marano. E proprio perché lo hai fatto, credo sia giusto raccogliere anche questo spunto e confrontarsi apertamente, sempre con il massimo rispetto.

Condivido quello che dici: chi ha la coscienza a posto deve avere la forza di andare avanti, senza lasciarsi condizionare dalle insinuazioni e dalle maldicenze. E condivido anche che, quando si supera il limite e si arriva all’offesa o alla diffamazione, bisogna avere il coraggio di denunciare e di affidarsi alle sedi opportune. Ma proprio perché credo nel valore del confronto, penso sia altrettanto importante non sottovalutare il clima che certe dinamiche possono creare.

La “macchina del fango”, infatti, non ha bisogno necessariamente di distruggere una persona. A volte è sufficiente insinuare un dubbio, alimentare una voce, riportare una vecchia storia, suggerire un collegamento o trasformare un fatto privato in uno strumento di giudizio pubblico. E spesso il danno non sta soltanto nella singola affermazione, ma nel fatto che quella voce cominci a circolare e venga ripetuta fino ad assumere, agli occhi di qualcuno, l’apparenza di una verità.

È proprio questo che mi preoccupa (aggiungo che certi slogan, epiteti e pseudonimi creati ad arte, capisc’ a me, andrebbero evitati, per non alimentare rabbie e rivalse).

Venendo allora a Marano, e raccogliendo il tuo invito a “ripulire il campo”, penso che dovremmo intenderci soprattutto sul significato di questa espressione.

Io non penso che “ripulire il campo” significhi eliminare le persone, mettere qualcuno all’angolo o stabilire preventivamente chi abbia diritto di partecipare alla vita politica. Penso che significhi, prima di tutto, cambiare il modo di fare politica.

Marano ha bisogno di una politica capace di confrontarsi sulle idee, sui programmi, sui problemi reali della città e sulle soluzioni possibili. Una politica nella quale ci si possa anche dividere, anche duramente quando è necessario, senza per questo trasformare l’avversario politico in un nemico personale. E credo che la vera discontinuità non sia necessariamente una questione di anagrafe, di nomi o di appartenenze. È soprattutto una questione di metodo e di cultura politica.

Hai scritto che “il tempo passa per tutti” e che prima o poi bisogna avere l’intelligenza di capire quando è arrivato il momento di fare un passo di lato. È una riflessione che può essere condivisa, purché valga per tutti e non diventi uno strumento per giudicare soltanto gli altri. Perché la discontinuità, se la invochiamo, deve essere innanzitutto una disponibilità personale a mettersi in discussione.

Io credo che nessuno debba sentirsi proprietario della politica e nessuno debba essere escluso a priori dal confronto. Allo stesso tempo, però, credo che tutti debbano accettare di poter essere criticati, messi in discussione e giudicati per quello che fanno.

Ed è proprio qui, secondo me, il punto.

Se vogliamo davvero voltare pagina a Marano, dobbiamo essere capaci di discutere ciò che viene detto, non di cercare qualcosa nella vita di chi lo dice. Dobbiamo tornare a parlare di amministrazione, di territorio, di servizi, di sviluppo, di futuro. E dobbiamo farlo senza paura del confronto, ma anche senza bisogno di delegittimare chi la pensa diversamente. Per quel che mi riguarda, continuerò a fare la mia parte con questo spirito: esprimere opinioni, porre domande, criticare quando lo ritengo necessario e, soprattutto, lasciare che siano i fatti a parlare. Senza fango. Senza personalismi. Senza guerre personali. Perché, alla fine, sarà sempre la comunità a decidere chi ha avuto ragione e chi torto, chi ha costruito e chi ha soltanto alimentato divisioni. E forse la vera sfida, per Marano come per la politica in generale, è proprio questa: avere il coraggio di cambiare il modo di fare politica, senza dover necessariamente cambiare l’avversario.

Mi.Ro.

Il commento di Gregorio Silvestri

Caro Domenico,

credo che su questo tema vadano fatte almeno due considerazioni, entrambe importanti.

La prima è molto semplice: le persone oneste e perbene, quelle che hanno sempre cercato di operare correttamente e che possono guardarsi allo specchio avendo la coscienza e la propria morale a posto, non saranno mai realmente travolte da nessuna macchina del fango. Potranno essere oggetto di insinuazioni, pettegolezzi o attacchi personali, ma alla lunga vivranno protette da quell’ombrello molto più forte che è una comunità capace di discernere il bene dal male, la verità dalla maldicenza, i fatti dalle chiacchiere.

La seconda è altrettanto importante: quando una persona viene realmente colpita da offese, denigrazioni o maldicenze e, soprattutto, quando è possibile individuare con chiarezza chi ne è responsabile, non basta lamentarsi. Bisogna denunciare. Denunciare nelle sedi opportune e poi continuare serenamente a fare ciò che si ritiene giusto, senza farsi trascinare sul terreno di chi alimenta il fango.

Soprattutto in politica, alla fine, alle persone perbene interessano i contenuti, le idee, le proposte e la capacità di realizzarle, non il chiacchiericcio. Se un programma è valido, se una proposta è concreta e se chi la porta avanti è credibile, alla lunga sarà la comunità a riconoscerne il valore. Naturalmente, dando per scontato il presupposto fondamentale: comportarsi correttamente e avere la coscienza a posto.

Ed è proprio per questo che credo, soprattutto a Marano, sia arrivato il momento di ripulire il campo. Ma non solo da talune persone, bensì dal modo di fare politica.

Servono fatti, correttezza, rispetto e soprattutto una politica più valoriale. Serve il coraggio di costruire una vera discontinuità, anche attraverso rappresentanze nuove, capaci di interpretare una comunità che ha bisogno di ritrovare fiducia, credibilità e prospettiva.

Il tempo passa per tutti. E prima o poi bisogna anche avere l’intelligenza di capire quando è arrivato il momento di fare un passo di lato, senza incaponirsi nel voler essere necessariamente protagonisti di ogni cosa.

Perché arrivare a creare fango sugli altri nel tentativo di apparire più puliti è una strategia che, alla lunga, non funziona.

Si può anche spostare il fango, si può provare a lanciarlo sugli altri, ma se si continua a stare nella stessa area, alla fine… si resta porci nella stessa area.

Bisogna voltare pagina in tutti i sensi.

 

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