Calvizzano e la memoria storica: nella scelta del partner il Comune non perda di vista chi, da tempo, sta già costruendo cultura sul territorio

 

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La scelta dell’associazione partner che affiancherà il Comune di Calvizzano nella candidatura al bando del Ministero della Cultura “Cultura nei piccoli Comuni” non sarà un passaggio meramente formale. In gioco ci sono fino a 130mila euro di finanziamento, una scadenza ravvicinata e soprattutto la possibilità di costruire un progetto capace di lasciare alla comunità qualcosa che vada oltre la durata delle singole iniziative. Sono otto le associazioni non profit che hanno presentato la propria candidatura entro le ore 12 di ieri, 13 agosto, come abbiamo riportato in un precedente articolo. Ora l’amministrazione dovrà valutarle e individuare il soggetto, o i soggetti, con cui definire rapidamente proposta progettuale, cronoprogramma e quadro economico, in vista della scadenza ministeriale del 31 agosto 2026.

Ed è proprio leggendo gli obiettivi annunciati per il progetto — storia locale, memoria della comunità, produzione culturale e digitale, podcast, archivi, testimonianze, laboratori e contenuti multimediali — che torna di particolare attualità una riflessione pubblicata da Gianpaolo Cacciapuoti, appassionato di storia locale e collaboratore di Calvizzanoweb. Il suo intervento, in un articolo di settembre 2026, ancora di grande attualità, non è soltanto una dichiarazione d’amore per la storia di Calvizzano. È, soprattutto, un’indicazione concreta su una delle principali criticità che il futuro progetto dovrebbe affrontare: la memoria storica del paese è dispersa, fragile e spesso affidata alla buona volontà dei singoli.

Ma la storia di Calvizzano non può essere lasciata alla memoria dei singoli

Cacciapuoti parte da un’immagine semplice ma efficace: “La storia per Calvizzano è come un paio di scarpe: è necessaria per farlo camminare”.

Il concetto è centrale rispetto al progetto che il Comune si appresta a candidare. Se l’obiettivo è raccontare Calvizzano attraverso la sua storia, i suoi luoghi, le tradizioni e la memoria della comunità, occorre innanzitutto mettere insieme ciò che già esiste.

Libri difficili da reperire, vecchi articoli, documenti, fotografie, testimonianze orali, ricerche personali e pubblicazioni locali rappresentano un patrimonio che rischia di rimanere frammentato e, con il passare degli anni, di andare perduto.

È proprio su questo terreno che il lavoro di persone come Cacciapuoti può assumere un valore particolare. Non perché un singolo ricercatore possa sostituire le istituzioni, ma perché può rappresentare uno dei tasselli di quel patrimonio di conoscenze e di relazioni che il progetto ministeriale dovrebbe riuscire a mettere a sistema.

Calvizzanoweb come archivio vivo della memoria locale

Nel suo articolo Cacciapuoti riconosce a Calvizzanoweb, al di là della collaborazione, quindi con onestà intellettuale, un ruolo che va oltre quello di semplice blog.

Il portale è diventato, nel tempo, uno spazio nel quale memorie, ricerche, testimonianze e documenti possono incontrarsi. Un luogo nel quale chi svolge una ricerca può trovare informazioni difficilmente reperibili altrove e, allo stesso tempo, contribuire ad arricchire il patrimonio collettivo.

È un modello interessante anche in prospettiva progettuale.

Il futuro archivio digitale della memoria calvizzanese non dovrebbe infatti partire necessariamente da zero. Dovrebbe piuttosto recuperare, ordinare, verificare e valorizzare ciò che cittadini, associazioni, studiosi e realtà culturali hanno già prodotto negli anni. In questo senso, l’esperienza di Calvizzanoweb e di chi vi collabora può rappresentare una risorsa da non ignorare.

Il caso “Antiche famiglie di Calvizzano”

Cacciapuoti porta anche un esempio concreto: il libro Antiche famiglie di Calvizzano dello storico Giuseppe “Peppe” Barleri Biondi. Una pubblicazione stampata nel 2005 a spese dell’autore e in tiratura limitata, dunque oggi non facilmente reperibile.

Senza la copia conservata da Mimmo Rosiello, osserva Cacciapuoti, molte delle informazioni utilizzate nelle sue ricerche sarebbero rimaste difficili da verificare o addirittura sconosciute. Questo episodio racconta meglio di qualsiasi teoria quale sia il problema. La memoria esiste, ma spesso è custodita in luoghi e da persone che non sono immediatamente accessibili alla collettività. Ed è esattamente qui che un progetto finanziato con risorse pubbliche potrebbe intervenire: digitalizzare, catalogare, conservare e rendere accessibili le fonti.

Dalla passione individuale a un patrimonio pubblico

La vera sfida, quindi, non dovrebbe essere soltanto organizzare eventi sulla storia di Calvizzano. Un progetto efficace dovrebbe riuscire a trasformare la passione di singoli cittadini e ricercatori in un patrimonio pubblico, organizzato e permanente.

Podcast, interviste, documentari, pubblicazioni digitali e incontri possono essere strumenti importanti, ma il risultato più prezioso potrebbe essere un archivio della memoria locale capace di continuare a crescere anche dopo la conclusione del progetto ministeriale. Ed è proprio questa la prospettiva che rende attuale la proposta di Cacciapuoti di creare una vera e propria “Casa pubblica della storia”, fisica o digitale. Un luogo nel quale possano trovare spazio libri, documenti, articoli, fotografie, testimonianze e ricerche, con criteri di conservazione e consultazione accessibili a tutti.

La scelta del partner: esperienza, ma anche conoscenza del territorio

Alla luce degli obiettivi del bando, nella valutazione delle otto candidature sarebbe dunque importante guardare non soltanto alla capacità organizzativa delle associazioni, ma anche alla loro effettiva capacità di entrare in relazione con il patrimonio culturale già presente sul territorio.

Il progetto dovrà raccontare Calvizzano, non semplicemente organizzare attività a Calvizzano.

E per raccontare davvero un territorio occorre conoscere le persone che lo hanno studiato, i documenti che sono stati recuperati, le memorie che rischiano di scomparire e le esperienze culturali che, spesso senza grandi risorse, hanno già iniziato questo lavoro. In quest’ottica, la figura di Cacciapuoti, insieme a quella di altri studiosi, appassionati, archivi, associazioni e cittadini che negli anni hanno raccolto e condiviso materiale, potrebbe rappresentare una risorsa culturale da coinvolgere nel percorso, indipendentemente da quale sarà l’associazione formalmente individuata come partner. Non si tratta di attribuire a una persona un ruolo che spetta alle istituzioni. Al contrario: significa riconoscere che un progetto pubblico efficace dovrebbe partire anche dalle competenze e dalle energie culturali già presenti nella comunità.

130mila euro: l’occasione è troppo importante per limitarla agli eventi

Il finanziamento rappresenta un’occasione importante proprio perché potrebbe consentire a Calvizzano di fare ciò che finora è stato affidato soprattutto all’iniziativa dei singoli: mettere ordine nella propria memoria. Il Comune potrebbe così creare un patrimonio digitale destinato a rimanere disponibile anche dopo la conclusione delle attività, raccogliendo testimonianze, documenti, pubblicazioni e contenuti prodotti durante il progetto. E sarebbe questo, probabilmente, uno dei lasciti più importanti dell’iniziativa. Perché un podcast può essere ascoltato, un evento può essere vissuto e una rassegna può essere ricordata. Ma un archivio ben costruito continua a parlare anche quando le persone che lo hanno realizzato non ci sono più.

Ora serve una scelta rapida e lungimirante

Con otto candidature sul tavolo e meno di tre settimane alla scadenza del 31 agosto, il Comune deve ora procedere rapidamente. Ma la velocità non dovrebbe significare soltanto arrivare in tempo con la domanda. Dovrebbe significare anche scegliere un partner capace di costruire un progetto coerente, concreto e soprattutto duraturo.

La riflessione di Gianpaolo Cacciapuoti arriva quindi nel momento giusto.

La memoria storica di Calvizzano non è un capitolo accessorio del progetto: può esserne la spina dorsale. E chi, come Cacciapuoti, da appassionato e ricercatore ha già iniziato a scavare tra libri rari, documenti e testimonianze, può rappresentare una delle tante competenze locali da mettere in rete. Dunque, la vera scommessa del progetto da 130mila euro, allora, non sarà soltanto ottenere il finanziamento. Sarà dimostrare che Calvizzano ha finalmente deciso di conservare la propria memoria per poter costruire il proprio futuro. Perché, come ricorda Cacciapuoti, la storia è come un paio di scarpe: serve per camminare. E per andare da qualche parte bisogna prima averle ai piedi.

 

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