Marano, oltre la “stanza degli specchi”: il nodo vero è il radicamento nella città

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

Il post pubblicato da Gregorio Silvestri sulla “stanza degli specchi”, costruito attraverso immagini evocative e volutamente generali, ha inevitabilmente alimentato il dibattito politico cittadino. In molti vi hanno letto un riferimento a Stefania Fanelli, ma allo stato dei fatti si tratta soltanto di un’interpretazione, dato che il messaggio non contiene alcun richiamo esplicito. Eppure, proprio questa riflessione offre lo spunto per affrontare una questione politica reale: cosa significa davvero autoreferenzialità in una città complessa come Marano. Perché se esiste un elemento che difficilmente può essere contestato a Stefania Fanelli è proprio la modalità attraverso cui ha costruito negli anni la propria presenza pubblica. Al di là del merito delle idee, che restano naturalmente discutibili e divisive come tutte le idee politiche, la sua esperienza si è sviluppata dentro il civismo, l’associazionismo, i dibattiti pubblici, le vertenze territoriali e il rapporto diretto con i cittadini. Una dimensione che travalica il semplice recinto della politica organizzata e che si misura soprattutto nella prossimità ai problemi concreti della città, come dimostrano le tante battaglie sociali affrontate negli anni, ultima tra tutte quella relativa alla crisi idrica. Ed è qui che probabilmente si rompe una certa narrazione. Perché se il tema è la capacità di ascolto, di confronto con la cittadinanza e di immersione nella realtà territoriale, allora Stefania Fanelli appare già dentro quel modello di politica partecipativa che molti evocano soltanto teoricamente. Diverso è invece il discorso relativo ai rapporti con le altre realtà politiche e civiche. Ma anche in questo caso sarebbe opportuno chiarire un principio: in politica l’apertura non può tradursi nell’automatica legittimazione di chiunque rivendichi una rappresentanza senza averla mai realmente costruita nel tessuto cittadino. Partiti, associazioni e liste civiche hanno senso nella misura in cui riescono a rappresentare bisogni, sensibilità e pezzi reali della comunità. In caso contrario si genera un equivoco tipico della politica locale: quello per cui singole personalità finiscono per attribuirsi autonomamente il ruolo di interpreti di mondi che, nella realtà, non li hanno mai investiti di quella funzione. E allora il criterio dell’ascolto dovrebbe valere per tutti allo stesso modo. Non come prerequisito richiesto esclusivamente ad alcuni e dato per acquisito ad altri, ma come pratica concreta di radicamento, presenza e confronto continuo con il territorio. Per questo il tema vero non è stabilire chi debba entrare o meno in una presunta “stanza degli specchi”, ma comprendere chi oggi sia realmente in grado di parlare a una parte viva della città. Perché Marano non ha bisogno di autocertificazioni politiche o morali, ma di persone, gruppi e forze capaci di dimostrare nel tempo il proprio legame con la cittadinanza reale. Tutto il resto rischia di rimanere soltanto una rappresentazione di sé stessi.

Giuseppe Cerullo

 

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