Marano. Due voci libere che non si spengono: il ricordo di Susanna Frantina e Vincenzo Esposito

Nota della redazione: pur trovandosi in periodo di pausa, Calvizzanoweb ha ritenuto doveroso fare un’eccezione, pubblicando questo articolo e le testimonianze dedicate a Susanna Frantina e Vincenzo Esposito, due figure che per il loro impegno e valore umano meritano di essere ricordate

Susanna Frantina (foto Ferdinando Kaiser)- Vincenzo Esposito

A distanza di poco più di un mese, la comunità perde due figure che, pur in ambiti diversi, hanno rappresentato punti di riferimento autentici per impegno, pensiero e coerenza: Susanna Frantina e Vincenzo Esposito. Due percorsi differenti, ma uniti da una stessa tensione etica e civile, da una profonda dedizione verso gli altri e da un instancabile desiderio di migliorare la società. Susanna Frantina è stata, fino all’ultimo, una presenza viva e combattiva nelle battaglie ambientaliste e sociali. Sempre in prima linea, non ha mai esitato a esporsi per difendere i più deboli, gli ultimi, coloro che spesso non hanno voce. Il suo impegno non era fatto di parole vuote, ma di azioni concrete, di partecipazione diretta, di una passione che sapeva contagiare e mobilitare. Era una figura capace di unire sensibilità e determinazione, portando avanti cause difficili con coraggio e lucidità.

Vincenzo Esposito, invece, era uomo di cultura profonda e raffinata. La sua casa, colma di libri, raccontava già molto di lui: storia del sindacalismo, pensiero liberal socialista, analisi politica e sociale. Era un osservatore attento e critico della realtà, un intellettuale che non si limitava a studiare, ma che sentiva il dovere di intervenire, di contribuire al dibattito pubblico. Esperto delle problematiche locali, era considerato da molti un “assessore in pectore”, pur non avendo mai ricoperto formalmente quel ruolo. Attraverso articoli e interviste (tante a Calvizzanoweb), ha sempre cercato di offrire spunti, soluzioni, stimoli alle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi quindici anni, mantenendo uno sguardo libero e indipendente.

Entrambi, ciascuno a modo proprio, hanno incarnato un’idea alta di cittadinanza attiva. Non hanno cercato riconoscimenti, ma hanno lasciato un segno profondo nelle coscienze di chi li ha conosciuti e seguiti. La loro eredità non è solo nei ricordi, ma nelle idee, nei valori e negli esempi che continueranno a vivere. Oggi il loro vuoto è tangibile, ma lo è anche la responsabilità di non disperdere quanto hanno costruito. Ricordarli significa, soprattutto, continuare a percorrere le strade che hanno indicato: quelle dell’impegno, della giustizia sociale, della cultura come strumento di libertà.

Due voci si sono spente, ma il loro messaggio resta.

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