“Da Cinisi all'area nord di Napoli I Cento Passi, la selezione etica delle liste e la questione morale che non passa”. Fanelli della direzione nazionale di Sinistra italiana interviene su Mugnano a sostegno di Nello Romagnuolo
"Un faro Nazionale su Mugnano"
9 maggio 1978. Peppino
Impastato veniva assassinato dalla mafia. Oggi, non a caso, I Cento Passi ,
quella distanza simbolica e politica che deve separarci dal potere illegale
,tornano ad essere la misura con cui giudicare chi si candida a governare le
nostre comunità.
Proprio oggi,
il Fatto Quotidiano accende a livello nazionale riflettori sulle liste
elettorali di Mugnano di Napoli. I Carabinieri della compagnia di Marano si sono recati presso il municipio per
acquisire formalmente i nominativi di tutti i candidati in corsa. Un'attività
finalizzata a verificare eventuali anomalie o situazioni di criticità
rispetto alle candidature presentate.
A livello nazionale, oggi, i riflettori si accendono
sulle liste elettorali di Mugnano. Ci siamo sempre chiesti come mai, su
Mugnano, nessun faro fosse stato acceso prima. Le anomalie non mancavano. Le
voci nemmeno, eppure bisognava aspettare
la vigilia del voto perché qualcuno, finalmente, guardasse?
Mi viene da fare una riflessione, e la faccio ad alta
voce.
Se questo tipo di controllo preventivo sulle liste
serve e serve, eccome , allora dovrebbe
diventare prassi ordinaria nelle prefetture, per ogni comune che va al voto.
Non un'eccezione, non un'emergenza dell'ultimo minuto alla vigilia delle
elezioni. Una regola. Perché se lo avessero fatto sistematicamente in tempo
utile forse oggi non staremmo contando i
commissariamenti in molti Comuni. Forse qualche scioglimento in meno ci sarebbe
stato. Forse si sarebbe intervenuti prima, quando ancora c'era qualcosa da
salvare.
Ma c'è una riflessione più grande che non possiamo
eludere, e riguarda proprio la legge sullo scioglimento dei comuni per mafia.
Una legge che va profondamente riformata, perché ha dimostrato tutta la sua
scarsa efficacia come strumento di prevenzione. I commissariamenti, troppo
spesso, non servono a ricostruire un tessuto sociale. Le relazioni opache
continuano. Le reti di potere informale non si dissolvono con un decreto del
Presidente della Repubblica. Le comunità escono dal commissariamento più fragili
di prima, private non solo della rappresentanza democratica ma anche della
fiducia nelle istituzioni. E quando tornano al voto, spesso ci tornano con gli
stessi attori, o con i loro eredi politici. Ai comuni vanno dati strumenti
reali di prevenzione, non soltanto la mannaia dello scioglimento a danno già
fatto. Vienne azzerata la rappresentanza
democratica ma le stessi reti di
relazioni opache permangono, le stesse storture amministrative restano.
Bisogna però fare una premessa necessaria, e farla con
chiarezza. Parlare di relazioni opache, di condizionamenti, di anomalie
amministrative non significa dire che tutti sono mafiosi. Come ci ricorda Nando
Dalla Chiesa, dire "sono tutti mafiosi" è il regalo più grande che si
possa fare alle mafie: svuota la parola del suo peso, confonde chi combatte con
chi è combattuto, e lascia campo libero al malaffare reale. Bisogna essere
precisi, documentati, coraggiosi nel dire le cose che si vedono , ma senza
cedere alla tentazione della generalizzazione che assolve tutti
nell'indistinto. Negli ultimi anni questa legge sta mostrando un'altra
patologia, ancora più preoccupante: il rischio di diventare strumento di lotta
politica. Nel migliore dei casi, un'arma brandita per debellare gli avversari.
Nel peggiore , ed è qui che il ragionamento si fa più inquietante , attraverso
quella che Nando Dalla Chiesa chiama la zona grigia, l'intreccio tra narrazioni
tossiche e poteri forti può usare lo scioglimento non per ripristinare la
legalità, ma per bloccarla. Per fermare un processo virtuoso, per silenziare
chi dà fastidio, per rimescolare le carte a proprio vantaggio. Non è
fantapolitica. È una dinamica che chi vive questi territori conosce bene.
Non è un caso che Marano detenga il triste primato
assoluto in Italia: cinque scioglimenti. Cinque. Nessun comune nella storia
repubblicana ha subito altrettanti commissariamenti e ogni volta, dopo ogni commissariamento, il
problema si è ripresentato. Questo non è un fallimento dei singoli. È il
fallimento strutturale di una legge che interviene a emergenza conclamata,
rimuove gli eletti, gestisce l'ordinario per diciotto mesi e poi riconsegna la comunità a sé stessa,
senza aver inciso sulle radici del condizionamento
se condizionamento reale c'è stato.
E Mugnano? Mugnano è un comune che figura tra i primi
Comuni in Italia per consumo di suolo.
Un territorio devastato dalla speculazione edilizia, senza un piano urbanistico
degno di questo nome, con relazioni trasversali tra chi ha costruito e chi
avrebbe dovuto controllare che sono state evidenziate per anni e rimaste inascoltate. Queste cose le sapevamo. Le
avevamo dette. Le avevano dette soprattutto le compagne e i compagni di
Periferia Attiva, Sinistra Italiana Mugnano, che quelle anomalie le hanno segnalate,
le hanno dette ad alta voce.
Serve una rivoluzione etica nella selezione della
classe dirigente. Serve che i partiti , tutti i partiti, si dotino di codici
etici vincolanti, non di belle parole nei preamboli degli statuti. Serve che le
prefetture abbiano strumenti di prevenzione reale, non solo di intervento post
factum.
Per questo Periferia Attiva ha avuto il coraggio, fin
dal primo momento, di prendere le distanze dall'amministrazione uscente e di
dire con chiarezza: nessuna continuità amministrativa. Non per tattica
elettorale, ma per coerenza con i valori che rappresentano a partire dal contrasto alla cementificazione
selvaggia e al rifiuto di ogni relazione opaca con i poteri che hanno
condizionato questo territorio. È per questo che Sinistra Italiana, insieme
alla coalizione a sostegno di Nello Romagnolo, ha scelto di stare da quella
parte: dalla parte di chi ha detto no prima, non dopo.
Non è un caso che proprio oggi, in questa stessa
giornata, io abbia portato un contributo all'Assemblea Nazionale di Alleanza
Verdi e Sinistra sul tema del contrasto alle mafie, all'illegalità diffusa e
sulla necessità di riformare la legge sullo scioglimento dei comuni. Un
contributo che presto divulgherò in rete, perché queste riflessioni non restino
confinate all'area nord ma entrino nel dibattito nazionale dove devono stare.
I Cento Passi non sono uno slogan. Sono una scelta
quotidiana, difficile, che si misura nelle liste che si costruiscono, nei nomi
che si scelgono, nelle alleanze che si accettano o si rifiutano.
Oggi più che mai.
Comunicato stampa Stefania Fanelli
Direzione Nazionale Sinistra Italiana
Assemblea Regionale Sinistra Italiana
Campania
